Women We Love | Non dite bugie ad Alessandra Monasta

Alessandra Monasta è un perito fonico forense e una counselor in ambito calcistico.
Una donna bella, prorompente, solare, affascinante e da qualche mese è anche una scrittrice e ha pubblicato per Longanesi il romanzo La cacciatrice di bugie.

La cacciatrice di bugie

E’ proprio grazie a Longanesi e all’invito al suo brunch domenicale che mi sono trovata di fronte a questa professionista dell’ascolto e delle trascrizioni di intercettazioni ambientali e telefoniche nell’ambito di processi penali anche molto famosi (il Mostro di Firenze, il caso Soffiantini, la strage di Erba, la morte di Riccardo Magherini e moltissimi altri). Un lavoro davvero particolare, che Alessandra affronta con grande professionalità e grinta, e che ha voluto mettere al centro del suo primo romanzo, ovviamente autobiografico.
Mi ha immediatamente conquistata e non ho potuto non pensare: Alessandra è una delle nostre women we love!

Alessandra Monasta

Ciao Alessandra, grazie di aver accettato d’essere una WWL!
Complimenti per il tuo lavoro così complesso e delicato. Nella tua biografia leggiamo che alla base della scelta di intraprendere la tua professione ci sono un’incredibile empatia e un orecchio assoluto per la verità, due doti che sono anche una condanna, dato l’impegno che devi portare avanti ogni giorno in un ambiente non certo facile. Da piccola cosa sognavi di diventare? Avevi un sogno nel cassetto che ancora non hai realizzato?

L’empatia e l’orecchio assoluto per la verità, sono per me un modo di stare al mondo, queste sono attitudini che porto con me in qualunque attività io svolga. Alla base, c’è un’attenzione profonda alla persona, a cosa racconta di sé attraverso il suono della sua voce, e non solo ascoltando il contenuto di ciò che dice. La vibrazione, il tono, il ritmo della nostra voce sono la nostra impronta digitale sonora, qualcosa che ci caratterizza…
Io amo conoscere le persone attraverso questo canale, ho cominciato a farlo fin da piccola. Ricordo ancora qualche episodio in cui la mia mamma mi chiedeva perché stessi in silenzio e magari con il broncino, ed io rispondevo che non mi era piaciuto “come” mi era stato detto qualcosa.
E’ vero è una condanna, perché la verità dell’altro l’avverto mio malgrado, e anche se a volte cerco di fare finta di niente, è un canale che si attiva da solo. Posso dire che molte noi donne abbiamo questo “sesto senso”, solo che non lo sviluppiamo, e non sappiamo come usarlo. Sicuramente per il mio lavoro, unito ad altre competenze tecniche e professionali, è un’attitudine molto utile. Nella vita privata e nelle relazioni interpersonali è una dote che rende delicati e difficili gli affetti. Fino a che… non si è consapevoli di sé stesse, e fino a che non si viene scelte da qualcuno per ciò che si è. Adesso, in questa fase della mia vita, chi mi sta a fianco è qualcuno che posso considerare speciale, perché si mette in gioco, e non teme di essere “svelato” nelle sue bugie, omissioni, o disagi.
Da piccola avrei voluto fare la dottoressa, occuparmi dei bambini o fare la psicologa. Sicuramente l’influenza di Candy Candy aveva colpito anche me. Nella mia fase adolescenziale avrei voluto sviluppare la mia vena artistica musicale, perché attraverso la musica e il suono si trasmettono le emozioni. In effetti se guardo oggi il lavoro che ho intrapreso di Consulente Perito Fonico, e l’evoluzione che ho avuto incrementando le mie competenze con il Master Triennale in Counseling, potrei dire che la strada in fondo era quella.
Come tutte le donne, i sogni nel cassetto sono sempre stati molti. E posso dire che si rinnovano… Il sogno principale è forse la mia ferita, avrei voluto una famiglia, e fare la mamma. Posso dire che oggi, quella che fino a poco consideravo una grossa mancanza nella mia vita, invece mi ha fatto rendere conto della quantità di amore e di energia io abbia da regalare agli altri. Il mio amore è a disposizione tutti i giorni dei miei nipoti, delle persone che seguo come counselor nel mio lavoro, e dell’uomo che mi è a fianco e che stimo perché è un guerriero come me, che ha sempre lottato senza farsi troppo inquinare dalle esperienze negative.

Ripensando al #brunchlonganesi, ho ancora in mente la tua grande energia ipnotica: al di là della grande curiosità che ruota attorno al tuo lavoro, ci hai incantati con la tua verve e la tua parlantina travolgente. Essere così esplosiva ed estroversa e fare un lavoro estremamente riservato, quasi segreto. Come fai a far coincidere questi due aspetti della tua vita? Non ti viene mai voglia di spifferare un segreto professionale agli amici o alla tua famiglia? Insomma, quanto sei costretta a morderti la lingua?
Intorno ai tre anni i miei zii e i nonni mi avevano soprannominata “tempestina”, mi viene da sorridere che questo sia ancora parte di me! Ormai mordermi la lingua è diventata un’abitudine all’ordine del giorno, che ti dirò… lavorando anche nel mondo del calcio, mi torna molto utile. Tutto ciò che sento viene in automatico archiviato in un cassetto e non solo perché sono in grado di tenerlo per me senza rivelarlo, ma perché conservarlo da una parte, mi permette di essere “distaccata” dalla situazione. Questo è fondamentale nel mio lavoro, e lo è per molte situazioni. Mi ricordo che quando ero ancora all’inizio, un agente dei servizi segreti mi disse, “Se non vuoi che qualcuno sappia qualcosa, devi guardarti allo specchio e dimenticarla pure te. Questa è l’unica cosa che ti salva la vita”. Sembrava una strana metafora, e applicarla mi sembrava impossibile, invece ha una forte base dei verità, mi ha permesso di essere una professionista competente e una donna “riservata”. Perché diciamocelo chiaramente, per una donna, non raccontare mai i dettagli di ciò che vive, e in questo caso che ascolta, è contro natura. Questo è un capitolo che manca volutamente nella “Cacciatrice di bugie”, perché sarà il cuore del prossimo Libro.

Quando abbiamo letto il titolo del tuo libro, la mente è andata subito al film di Florian Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri (vincitore del Premio Oscar per il miglior film straniero, ndr), in cui il capitano della Stasi Gerd Wiesler, incaricato di spiare la vita di Georg Dreyman, famoso scrittore teatrale e intellettuale, ne rimane affascinato fino a entrarci dentro anche in maniera occulta. Ti é capitato di ascoltare per molto tempo intercettazioni, voci e storie che per qualche motivo hanno attivato un moto dell’anima? Anche senza rivelarci quale, hai mai avuto voglia di entrare nella storia per cambiarla, per aiutare i protagonisti della conversazione?
Potrei parlare a lungo di questo… anzi, presto lo farò perché ho molto da raccontarti in merito. E’ la storia più intensa e delicata che io abbia seguito, ed è l’unica volta nella quale ho trasgredito le regole imposte a me stessa sul rimanere distaccata… Al momento però è top secret perché stiamo chiudendo un bellissimo accordo con una Produzione Cinematografica, e devo aspettare ancora un po’ a parlarne. La mia vita ha il denominatore comune di non poter raccontare quasi mai ciò che mi accade!
(e noi qui, curiosissime! ndr)

Il nostro blog porta avanti il manifesto del non-groupismo, ovvero il nostro forte desiderio di essere indipendenti e libere da condizionamenti, soprattutto quando si tratta di seguire le proprie passioni. Aggiungeresti qualcosa al nostro lungo elenco? Hai voglia di raccontarci un episodio in cui anche tu hai potuto dire con soddisfazione “I’m not a groupie!”?
L’ingrediente che aggiungerei in più è “stare in ascolto” di sé stesse: il viaggio dentro di noi è qualcosa di bellissimo, ci fa scoprire non solo le nostre reali emozioni, ma i bisogni e i desideri che le fanno parlare. Dentro ogni donna ci sono molte parti, non ne siamo consapevoli quasi mai, anzi, spesso siamo insicure, alla ricerca di conferme dalle persone esterne, invece osservandosi, conoscendosi un po’ di più, si possono trovare tanti punti di forza!
Leggendo tutti i punti del manifesto, potrei dire che nel mio rapporto con Fabrizio, che incontrate nel mio libro, ho integrato tutto quello che per una donna adulta, libera, consapevole delle proprie debolezze e dei punti di forza, che non si dimentica mai di essere una bambina e che sa stare con i piedi per terra e ogni tanto volare con la fantasia. Sì, in questo caso potrei proprio dire “I’m not a groupie!”.

Alessandra Monasta

Come avrai capito, le nostre interviste vogliono essere originali e noi non-groupies cerchiamo sempre di rivelare un pezzettino inedito delle nostre WWL.
Cara Alessandra, hai ascoltato storie da brividi, seguito le parole forti di uomini e donne senza scrupoli, quanto ha influenzato il tuo modo di giudicare gli altri, l’umanità? E soprattutto quanto ha inciso sulle tue paure? Ora qual è quella più grande?

Ho imparato e imparo ogni giorno qualcosa svolgendo questo lavoro, perché potrei dire che “niente è come sembra”. Il giudizio è un velo che ci impedisce di osservare al di là di quello che appare a prima vista chiaro e definito. Mi è capitato che chi sembrava colpevole poi non lo fosse, che persone tranquille e insospettabili avessero grandi segreti da nascondere. Il reato che compie una persona, o nel quale rimane coinvolto, è molto spesso un episodio nella sua vita, e non è la persona, che invece ha un mondo molto più ampio. Cosa mi spaventa adesso? Il fatto che sempre di più in questi ultimi anni ci sono episodi di violenza in aumento, e che avvengono all’interno di relazioni familiari o di coppia. Questo lo vivo come una richiesta e un urlo sordo di aiuto verso una società che troppo spesso è di corsa per sentire questa voce.

Alessandra Monasta

Con Alessandra avrei voluto chiacchierare ancora per ore, sono certa che con queste cinque domande abbiamo affrontato solo la punta dell’iceberg di una professione incredibile e abbiamo conosciuto troppo poco di questa WWL che ha tantissime cose da raccontarci.
Per questo, rimaniamo in attesa del suo prossimo libro e di tutte le rivelazioni che potrà farci.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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