Women We Love | Chiara Beretta Mazzotta e il futuro dei libri

Chiara Beretta Mazzotta è consulente, editor, fondatrice dell’agenzia Punto&Zeta, ideatrice del blog Bookblister e collaboratrice di Radio 105 (non potete perdere i suoi consigli il sabato mattina alle 9 con i Libri a colacione).
E’ anche la mamma di SataNana (geniale nomignolo che ha dato alla sua splendida bambina, ndr) che dalla genitrice pare abbia preso il carattere forte, determinato e pure un pochino rompiscatole.

Chiara Beretta Mazzotta

Ho incontrato Chiara a una serata del Books Wide Shut ed è stato subito amore, perchè è una rompiscatole di quelle che se il mondo ne fosse pieno, sarebbe di certo migliore.
Con lei, che è simpaticissima e di grande ironia, ci toccherà fare un’intervista quasi seria, per fare il punto sulla situazione dell’editoria.

Ciao Chiara, benvenuta tra le donne che amiamo!
Seguendo il tuo blog Bookblister è quasi impossibile non appassionarsi al tuo modo di affrontare, sezionare e analizzare il mondo dell’editoria. Non fai sconti a nessuno, hai uno sguardo disincantato e una rara lucidità nell’evidenziare i problemi che opprimono l’ambiente letterario italiano. Gli ultimi dati ci dicono che i lettori sono ancora in calo, secondo te chi è il peggior nemico dei libri in Italia? Il non-lettore, il lettore di Bruno Vespa, l’editore svogliato, gli uffici stampa incapaci o gli stessi scrittori?
Vedo che anche tu vuoi che mi faccia nuovi amici! Ciao, Elena, e grazie a te per l’ospitalità.
Più che lucida cerco di non raccontarmi bugie. Per la serie: il pubblico è ignorante e non legge; se legge Volo, è peggio e altre comode finte-verità. Per prima cosa se la smettessimo di trattare chi non legge e chi legge pop come un appestato, sembreremmo meno noiosi e bacchettoni. Secondo: chi legge – classici, letteratura, premi Pulitzer… – non è migliore di chi non lo fa. Conosco certi idioti che sono fortissimi e coltissimi lettori!
I dati sono in calo perché leggere non è considerato un divertimento né un bisogno. E se ho poco tempo e pochi soldi, taglio quello che non ritengo necessario. I libri sono indispensabili per pochi. Colpa delle boiate come #ioleggoperché che sprecano milioni, assoldano messaggeri per “contagiare” chi non legge (a me suona minaccioso, non so a te) e realizzano trasmissioni soporifere; gli editori che copia-incollano le sòle; gli uffici stampa che si annoiano a fare il proprio lavoro; gli scrittori senza mestiere né rispetto per chi legge; i recensori senza vergogna; gli arrampicatori da social e i “mipiacitori” seriali (se tutto è bellissimo, tutto è una m…). Manca qualcuno?

No, direi che li hai citati tutti!
Hai studiato psicologia ma poi hai capito che quella non sarebbe stata la tua strada. Non trovi che alcuni autori spesso usino i libri per analizzare, sfogare ed esorcizzare i loro tic, le paure, le frustrazioni? Si dice che scrivere sia terapeutico, come praticare tutte le arti, ma forse ci troviamo troppo spesso davanti a psicolabili che non sanno scrivere ma che affascinano le folle di lettori, che si sentono coinvolte perchè vivono le stesse frustrazioni. Come editor, quando ti trovi di fronte a libri così, che reazione hai? Immagino che sia difficile dire a uno scrittore che ha bisogno di terapia e non di un editore…

Quelli che hanno mestiere (il talento è una faccenda più complicata) sanno trasformare un proprio bisogno nel bisogno del lettore. Si legge per trovarsi, per sentire che qualcuno sta parlando a te, addirittura di te, affronta un tema che ti sta a cuore, ti fa vedere da un punto di vista inatteso qualcosa che credevi di conoscere. Se una tua disperazione, paura, ansia, insicurezza diventa un mezzo per arrivare a chi sta dall’altra parte della pagina, hai fatto centro. E poi ci sono quelli con un ego sotto steroidi convinti che il mondo stia aspettando loro per essere migliore. I peggiori sono gli egocentrici stupidi (consiglio di leggere Allegro ma non troppo di Cipolla) che nella loro “scalata” al successo causano danni, disseminando mediocrità per il globo con i loro “scambismi” (io ti do, tu mi dai). Ci sono pure le vittime convinte che il mondo debba loro qualcosa: le riconosci perché si lamentano sempre, razzolano malissimo ma fanno la morale. Il risultato? Robaccia noiosa e/o scritta male. Non sono scrittori, sono armi al servizio dei manipolatori. Li compri con una recensione, li annienti ignorandoli.
Se mi capita un libro così? Non me ne curo se è pubblicato; lo stronco, se devo valutarlo. Poi inizio a contare… di solito al tre è arrivata una mail di lamentele per la mia stupidità, l’incapacità di riconoscere il genio, la mia pochezza, la mia ristrettezza mentale, il mio diabolico tentativo di trasformare letteratura in robaccia commerciale eccetera. Le persone in gamba le riconosci sempre: capiscono di aver scritto un libro per sé, capiscono pure che non è stato inutile ma non pretendono di pubblicare. Avercene!

Chiara Beretta Mazzotta

Facciamo un gioco: puoi uscire a cena con una scrittrice vivente, puoi partire per il giro del mondo con uno scrittore defunto e puoi editare – stravolgendolo un po’ – un grande classico del passato. Raccontaci tutto!
Comincio subito dal giro del mondo e per compagno di viaggio scelgo Jerome ché lui di barche e gente a zonzo se ne intende. Uno che aveva un senso dell’umorismo diabolico ma aveva spalato carbone, fatto il portaborse (che è peggio), insegnato, imballato, amato e vissuto assai… Non mi annoio, garantito. Per quanto riguarda l’editing, direi che metto le zampe sul Gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach e introduco il personaggio del cacciatore. Sangue freddo e ottima mira: così passiamo dal romanzo breve al racconto brevissimo e soffriamo di meno, per il gabbiano reietto, ovvio… Veniamo alla scrittrice. Prima della cena mi concedo un aperitivo con Madeleine Wickham. Che poi è la Kinsella ed essendo laureata in economia e filosofia, mi dona la giusta saggezza per affrontare le disgrazie finanziare dell’editoria, senza contare che è pure ferrata sullo shopping. A cena però vado con la Nothomb. Donna magnetica.

Il nostro manifesto del non-groupismo sembra tagliato su misura per te, che sei una vera non-groupie dell’editoria! Ci racconti quanto è difficile rimanere indipendenti nel mondo dei libri? Hai un punto da aggiungere al nostro elenco?
Io amo lavorare in sinergia e lo faccio con gli autori, i traduttori, i correttori, gli agenti, gli editori e i colleghi nei giornali per cui scrivo. Non mi piace comandare (poi non si impara un tubo) ma confrontarmi ed essere guidata, e non sopporto timbrare il cartellino.
Quest’anno festeggio i dieci anni di Punto&Zeta, la mia agenzia. All’inizio ci siamo buttate, abbiamo preso cantonate colossali, imparato che vuol dire “recupero crediti”, messo a fuoco il concetto di “cliente” e di “rogna”… ho cercato di adattarmi: inutile accanirsi a lavorare con gli editori che pagano a singhiozzo, lasci perdere e ti concentri sulle agenzie letterarie e sugli autori. Dire “no” spaventa, grazie a quei “no” siamo ancora aperte e per ora abbiamo parecchio da fare.
L’indipendenza richiede continue scelte di campo e ti rende antipatico. Ma quelli che sono amici di tutti lampeggiano come la scritta “danger”. E se un giorno non potrò più fare il mio lavoro come mi garba, smetterò.
Non ho ricette magiche, mi sono spaccata la schiena per fare quello che desidero. Non leggo e faccio la editor per arrivare a scrivere o a essere una agente o aprire una casa editrice… voglio proprio leggere e fare la editor. E pure dare notizie sui libri e sul mondo dell’editoria che è quello che mi piace abitare. Amo la tecnologia e ogni occasione per comunicare e condividere contenuti che ritengo interessanti. Quindi: scegliete il vostro “mondo” e abitatelo al meglio.

Chiara Beretta Mazzotta

E’ appena iniziato un nuovo anno, tutti noi abbiamo fatto dei buoni propositi che, in gran parte, non rispetteremo. Nella tua to do list cosa c’è? E a coloro che hanno scritto “leggere di più” (come me, per esempio), quale libro imperdibile consiglieresti?
Quest’anno punto tutto su un verbo: scegliere. Perché per quanto incredibile possa sembrare, la realtà dipende anche da noi. Quindi attenzione a come investiamo il nostro tempo, a chi frequentiamo e soprattutto scegliamo con cura cosa non fare e cosa non dire (che include pure cosa NON condividere sui social). Un libro? Ti consiglio un autore: Vonnegut.

Grazie Chiara!
Facci sapere se dopo questa intervista aumenteranno i tuoi nemici, ma sai come si dice, no?
Tanti nemici, molto onore.
E noi non-groupie, che ti siamo amiche, siamo onorate di averti tra le nostre Women We Love.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

6 thoughts on “Women We Love | Chiara Beretta Mazzotta e il futuro dei libri

  1. E adesso io dove commento? di qua o di là? 😀
    Per par condicio, da tutte e due, via.

    “Secondo: chi legge – classici, letteratura, premi Pulitzer… – non è migliore di chi non lo fa.” Standing ovation.
    “…capiscono di aver scritto un libro per sé…” è in corso una diatriba su questa cosa. Un testo dovrebbe essere scritto prima per se stessi? oppure sempre per gli altri? se scrivi per te stesso, e ti diverti, il divertimento filtra e forse in quel momento scrivi anche per gli altri?
    “Facciamo un gioco: puoi uscire a cena con una scrittrice vivente, puoi partire per il giro del mondo con uno scrittore defunto e puoi editare – stravolgendolo un po’ – un grande classico del passato. ”
    Oh cavoli, adoro questo gioco!!
    Beh, Chiara ha scelto Jerome (sto leggendo 3 uomini in barca, ma per quanto sia comico, è terribilmente lento…persino le barche sono più veloci!) All’aperitivo con la Kinsella vengo volentieri anch’io!
    Però il viaggio lo farei con la Gabaldon (sembra un cognome veneto e invece è americana), perchè magari il viaggio me lo fa fare nel tempo. Però non è defunta. Allora facciamo che il viaggio lo faccio con Salgari (altro che meraviglie del duemila….guarda qua caro!), la cena con la Gabaldon….e l’editing stravolto? Romeo e Giulietta. Che scrivere un bestseller dove muoiono tutti è facile. E’ lasciarli vivi che è difficile!!

    1. Ciao Barbara!
      Prima di tutto, bellissimo il fatto che anche tu abbia voluto partecipare al gioco!
      Tra l’altro, non conoscevo la Gabaldon e ora mi sto gia documentando, grazie dello spunto.
      Concordo sul lasciar vivere almeno Giulietta, che si strugga per il resto della vita per aver preso in giro tutti, con quella finte morte!
      Sul fatto che si debba scrivere per sé o per gli altri, direi che chi sa scrivere, di solito, ha già trovato un buon compromesso tra le due cose.
      La domanda era veramente tendenziosa, Chiara è stata bravissima (come sempre) a trovare le parole giuste. Io mi riferivo a quegli pseudo scrittori che non hanno una vera trama per i propri libri, e che non fanno altro che riportare le loro vicende personali, magari edulcorando o peggiorandone l’apparenza.
      Insomma, quelli che, volgarmente parlando, si fanno dei gran segoni con le loro pubblicazioni.
      Ce ne sono tantissimi in giro, non credi?
      Grazie di essere passata a trovarci!

      1. La Gabaldon l’ho conosciuta anch’io per caso sei mesi fa, grazie ad un’amica che mi ha prestato il primo libro e poi ad una serie tv davvero fantastica e storicamente dettagliata (anche se continuano a snobbarla alle premiazioni, Golden Globes di domenica compresi). Ed è stato incredibile per due aspetti: che mi sia sfuggito un libro così intenso e l’abbia scoperto a 20 anni dalla sua prima uscita; che solo Diana sia riuscita a farmi i salti temporali, cosa che tipicamente io odio (…li ritengo una gran ingiustizia). Dal punto di vista editoriale, l’Italia è l’unico paese in cui la casa editrice abbia deciso di spezzare i libri originali in due pubblicazioni. In america sono 8 testi, in Italia le lettrici vanno in libreria spaventate con una lista della spesa di 15 libri (tra l’altro con copertine graficamente repellenti…). Forse anche per quello la saga ha perso interesse nel tempo: è difficile risalire all’ordine cronologico esatto delle pubblicazioni. Non aiuta i lettori già pigri.

  2. Oh sì, Chiara è una woman I love, da parecchio. Prima in radio, poi nel blog, poi finalmente anche nella vita.
    Come mi striglia lei, nessuno mai, sarà la passione del marito per i cavalli. Lei è una donna di buon senso, solo che le donne di buon senso di solito sono una noia da spararsi subito, lei no, è questo che la rende eccezionale. Poi è una gnocca da paura, il che in effetti m fa abbastanza incavolare.

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