Women We Love | Caterina Maestro, abiti per tutte con Dress You Can

Ve la ricordate Jennifer Hudson nel primo film di Sex and the city?
Conquistava il posto di assistente di Carrie, facendole scoprire le magie del noleggio di borse griffatissime.
A Milano è nata da poco una startup fashion, che consentirà a tutte le donne fino alla taglia 46 (ma stanno già lavorando per avvicinarsi anche alle ragazze veramente curvy) di indossare abiti importanti in occasioni speciali!
Avete un invito a un matrimonio? Una cena di lavoro con i vostri capi? Un evento che finirà fotografato su qualche magazine?
A vestirvi ci pensa Dress You Can, con le sue proposte di abiti a noleggio, a prezzi davvero convenienti.

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Dress You Can è un progetto messo in piedi da un gruppo affiatato, capeggiato da Caterina Maestro, vulcanica amante della parola e della creatività
Una WWL da conoscere meglio.

Una laurea in lettere, una grande passione per la scrittura e per la settima arte. Queste tue grandi doti comunicative traspaiono dalla tua presentazione personale nella pagina Chi siamo del sito di Dress You Can, dove ci racconti una piccola storia che è quasi una favola.
Che cos’è per te la scrittura? Solo un modo per raccontare e raccontarsi o c’è di più?

Scrivo come parlo e penso quando scrivo. Soprattutto, soffro di incontinenza verbale da che ne ho memoria. Le parole sono una passione-ossessione in cui cercare di racchiudere tutto e dietro cui nascondersi per sfuggire all’ansia del tutto. Se leggere è spesso un modo per entrare in un altro mondo, scrivere è il mio modo di prendere le misure del mio di mondo. Spesso penso di non avere un’idea precisa di qualcosa e poi eccola lì, battuta dopo battuta, una sbrodolata di confessione/analisi che paragrafo dopo paragrafo si srotola sotto le mie dita. E tendenzialmente finisce per asciugare qualsiasi pover’anima a cui sia rivolta.

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Racconti una bella storia d’amicizia, che è stata la base per la nascita di Dress You Can. Mi ha colpito una frase in particolare “3 ragazze, amiche da sempre e per sempre amiche… almeno fino a quel momento”. Credi nella sorellanza? E’ un sentimento spontaneo o come Nunzia hai dovuto lavorarci sopra?
Posso orgogliosamente dichiarare che le mie simpatie o antipatie si distribuiscono in modo democraticamente molto equo tra uomini e donne. Tenderei a odiare le secche che ingurgitano carboidrati come non ci fosse un domani e le donne coi capelli a tenda (i complessi da riccia sono duri da debellare), ma alla fin fine le mie più care amiche sono tutte delle liscissime taglie 42 che vivono di tortellini. La mia compagna di asilo Francesca è tutt’ora una sorella separata alla nascita (e ad oggi mannaggia a lei da molti km) e devo a lei i ricordi più belli della mia infanzia. Credo profondamente nell’amicizia, dunque nell’amicizia tra donne. E credo assolutamente nel potenziale e potere di ogni donna.
Certo una punta di invidia è spesso facile da avvertire soprattutto quando incontri il tuo ex con la sua nuova fidanzata 20enne col culo a zainetto, ma assolutamente la mia complicità con le altre donne è sempre stata un sentimento spontaneo. Le mie amiche sono parte di me e devo a loro gran parte di ciò che c’è in me. (Oddio amiche, grazie).

Anche tu, come noi, hai spesso bisogno di farti una coccola, regalandoti momenti di sano shopping sfrenato. Facciamo un gioco: oggi esci a fare acquisti ma non per te stessa, devi fare un regalo a tre donne famose. Cosa compreresti per Michelle Obama, Raffaella Carrà e Samantha Cristoforetti?
Ammetto di aver iniziato a leggere questa domanda con un sorriso prossimo ad allargarsi (e allargarsi e allargarsi) sulla faccia. Finché al “ma non per te stessa” mi sono ritrovata con una paresi. Domanda crudelissima non solo perché illudere le persone è una brutta cosa, ma perché fare un regalo per me è qualcosa di sacralmente personale e delicato. Soprassedendo pertanto sulla vaga ansia da performance che caratterizzerebbe il mio shopping per queste tre icone femminili, oggi comprerei: una piantina di pomodori pachino per Michelle per sostenere la sua lotta all’alimentazione sana con un gran classico della nostra tradizione (ero a tanto così da cedere al mandolino); una riproduzione di E.T. a Samantha per ricordarle che alieni o meno abbiamo tutti un profondo desiderio, prima o poi, di tornare a casa; e una maxi cornice per contenere la foto sorridente di ogni donna che abbia deciso di smetterla di soffrire ed andare a caccia dell’altro più bello che problemi non ha per la Raffa Nazionale.

Hai letto il nostro manifesto?  Seguire la moda e non essere groupie, si può? 
Tu ti senti una non-groupie?
Ho letto e amato ogni punto del vostro manifesto, uno scritto in cui riconoscersi, a cui ispirarsi, grazie al quale cercare di migliorarsi. Temo di non poter vantare al mio attivo l’adozione di tutti i comandamenti (adoro in particolare il punto 7 e il punto 10), ma mi piacerebbe potermi fregiare del titolo di non-groupie.
Credo tutto si possa. Soprattutto credo si debba essere prima di tutto se stessi. Seguendo quindi ciò che si ama della moda, che può anche essere non di moda.

Cosa vuol fare da grande Caterina Maestro? Scrittrice, imprenditrice, astronauta?
Idealmente scrittrice, aspirante imprenditrice, decisamente piantata per terra, mi sono ritrovata a gestire un progetto nato da una personale passione e da una forte determinazione quando mi sono resa conto che papà era inspiegabilmente serio quando diceva di non volermi mantenere a vita.
Da grande vorrei essere come oggi: molto felice di ciò che faccio, sicura di poterlo fare meglio ogni giorno e così fortunata da farlo con persone che ne valgono la pena ogni giorno. Oltre che, ovviamente, ricca, famosa e possibilmente adorata.

Grazie a Caterina, una vera non-groupie, che con le sue risposte ci ha fatto sorridere di gusto!
Andatela a trovare all’atelier di Dress You Can, io lo farò sicuramente, in attesa di fantasmagorici red carpet sui quali sentirmi favolosa e unica.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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