Women We Love | Alessandra Quarta e il vino democratico

Ciascuno ha diritto a un grande vino italiano al giusto prezzo.

Vinitaly 2015. Correndo su e giù per gli stand, mi ritrovo di fronte a un roll-up che riproduce una grande bottiglia di vino rosso e la scritta QU.ALE.
Mi fermo e mi domando: cosa si nasconde dietro a queste cinque lettere e dietro a quel puntino? Quale strano vino è, un vino che si definisce democratico?
Decido di saperne di più, così cerco in rete e scopro che dietro a tutto questo c’è Alessandra Quarta, giovane pugliese di discendenza vinicola, caparbia e tosta come sono le donne che coltivano sogni e passioni.

Il vino democratico QU.ALE prevede la produzione e la vendita di un’unica etichetta 100% made in Italy, prodotta a stretto contatto con i coltivatori e garantita dall’esperienza di Tenute Eméra, casa vinicola conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Acquistando QU.ALE si contribuisce a preservare l’area naturale della Salina dei Monaci a Manduria, la casa dei Fenicotteri Rosa (oooh, noi adoriamo i fenicotteri! ndr) e si può addirittura scegliere a quale onlus devolvere il 5% del ricavato della vendita. Il packaging di QU.ALE è in vetro leggero e utilizza solo materiali riciclati o riciclabili al 100%.
Insomma, QU.ALE è un rosso da tavola per i pasti di ogni giorno, grande in tutte le sue declinazioni, non solo in quelle organolettiche.

Tra i miei impegni e quelli di Alessandra, sempre di corsa per tutto il mondo, coinvolta in tutti gli aspetti della vita da viticoltrice, non è stato facilissimo riuscire a trovare un momento comune, ma la voglia di raccontarvi di lei, dei suoi sogni, della sua attività e dei suoi progetti futuri, ha saputo attendere fino all’attimo perfetto.

Alessandra Quarta

Ciao Alessandra, finalmente riusciamo a sentirci! Avrei atteso tutto il tempo necessario, perchè la tua storia e quella del progetto QU.ALE meritano di essere raccontate. Sei figlia d’arte e il vino è parte viscerale del tuo mondo. Sappiamo però che prima di dedicarti alle vigne, hai avuto altre esperienze professionali, come all’UNESCO e all’Inter-American Development Bank. Ricordi il momento in cui è scattata la scintilla e ti sei detta “Mollo tutto e mi metto a produrre vino!”?
Lo ricordo perfettamente. Appunto, collaboravo allora con l’UNESCO ed ero reduce da un mese tra Bolivia e Colombia per seguire due bei progetti del FOMIN ma ció nonostante riuscí a sgattaiolare via da Roma e raggiungere mio padre e gli altri dell’azienda (mai visti nè uditi prima) a Vinitaly, Verona. Ricordo una sensazione di vortice: tutto mi comunicava moltissimo, mi faceva commuovere, mi ancorava con entrambi i piedi a quella realtà. Mentre io ero impegnata a vivere il mio primo ventennio e non avevo neppure il tempo di alzare lo sguardo, mio padre aveva costruito qualcosa di pazzesco. Roba bellissima, fichissima, molto seria, che gli assomigliava profondamente. E anche a me…!

QU.ALE e la democrazia del vino sono progetti dall’altissimo valore sociale, che dimostrano che bere bene può fare del bene, al sistema, al territorio, alla cultura. E’ una vera e propria rivoluzione di pensiero in un ambiente, quello del vino, che spesso ha finalità del tutto diverse: molti credono che più è alto il costo della bottiglia, più quel vino sia buono e di qualità. Quanto hai lottato e lotti per portare avanti il tuo manifesto? Ti sei scontrata con chi ha una visione diametralmente opposta alla tua?
Non lotto con i grandi perché ognuno fa la propria scelta. Se mi accanissi contro chi è diverso da me sicuramente i democratici del vino si sentirebbero delusi. Vorrei peró spronare i piccoli, quelli della mia dimensione, a fare quello che faccio io con il QU.ALE: partire dalle piccole cose ed iniziare a vestire di “verde” il proprio prodotto. In seguito, pensare a come sostenere anche la propria comunità locale, per un comune beneficio. Un + 5% sul prezzo di vendita del proprio bene puó essere piú che giustificato ed accettato dal pubblico per le produzioni di coloro che nel proprio lavoro valorizzano certi requisiti di sostenibilità sociale, economica e ambientale e da lí articolano azioni concrete di salvaguardia e sostegno degli altri. Ad esempio.

Alessandra Quarta

Sei giovanissima, lasciatelo dire! Come concili i tuoi interessi, la tua voglia di stare con gli amici, viaggiare e divertirti, con tutto il grande lavoro che fai per portare avanti i tuoi progetti professionali? C’è qualcosa a cui hai dovuto rinunciare o sei una di quelle super wonder woman che riescono a fare tutto, con grande entusiasmo?
Beh non è stato facile, care non-groupie. Se da un lato mi sono innamorata del progetto e di quello che avevo nelle mani, dall’altro mi sono ritrovata a condividere le mie giornate con ultrasettantenni scalmanati in una minuscola comunità sostanzialmente agricola e sostanzialmente distante da me. Da quella che ero. “Lost in Translation”. Non riuscivo a dialogare con nessuno. Per vivere qui ho messo da parte me stessa per un po’. Fortunatamente quando sono tornata a “prendermi” ero divenuta piú elastica e leggera. Lieto fine. Ma non lo augurerei a nessuno! Oggi vivo nel profondo sud ma viaggio molto (ahimé, il 90% delle volte per lavoro) ed amo continuare a fare una delle mie azioni preferite: quella delle improvvisate nelle case di amici in giro per il mondo. Appena si puó, salto su un aereo e ritrovo nelle piccole azioni, consuetudini e confidenze tutto il mio “vecchio”mondo, mai dimenticato.

Anche noi Non-Groupie abbiamo un manifesto e ci battiamo affinché le donne si sentano libere in ogni loro scelta. Ci piace sempre chiedere alle nostre Women We Love se hanno qualcosa da aggiungere al nostro elenco di suggerimenti per vivere meglio. Tu cosa ci racconti?
Suggerirei di aggiungere un altro punto, fortunatamente molto contemporaneo, ossia il rapporto con l’ambiente e la natura. Secondo me una non-groupie che si rispetti vuole un sacco di bene all’ambiente. Limita i consumi, sceglie i materiali migliori e li smaltisce correttamente. Insomma se vi va potreste adottare l’articolo 4 della Democrazia del Vino (lo faremo sicuramente! ndr).

QU.ALE vino democratico

Chiudiamo questa chiacchierata con una domanda dal tono leggero ma fondamentale per noi che amiamo stare bene: Milano, cena estiva in terrazza con amici, stappiamo una bottiglia di QU.ALE e… cosa possiamo gustare per sentirci in vacanza in Salento? Hai una ricetta da consigliarci?
Partiamo dagli ingredienti: olio extravergine superbuono, origano, cipolla bianca piatta dolce, ciliegini o occhi di bue. Frisa integrale. Ed è subito pausa pranzo/cena sul mare in Salento, al baracchino in legno “Giro di Boa”. Per i piú affamati: sagne ‘ncannulate con sugo di pomodoro fresco (un litro a testa), grandi foglie di basilico e una montagnetta di formaggio ricotta appena grattuggiato, mi raccomando a scaglie. Ps Il QU.ALE puó essere servito alla temperatura preferita…anche bello fresco! Buona estate!

Alessandra Quarta

Ora c’è venuta una gran fame e un’immensa voglia di bere un bicchiere di vino QU.ALE fresco!
Anche perchè c’è molto da festeggiare: Alessandra è una donna di parola e proprio pochi giorni fa, a Roma, sono stati dichiarati i risultati raggiunti in questi soli due anni di vita ed è stato consegnato il ricavato alle associazioni no profit coinvolte, per un totale di 10.937 € suddivisi tra AMKA ONLUS, CHARITY WATER, MADE IN CARCERE, SALINA DEI MONACI. Ora il progetto è in cerca di nuove realtà a cui destinare il prossimo 5% del fatturato: entro il 15 settembre le organizzazioni no profit e le associazioni di volontariato interessate possono inviare la propria candidatura, scrivendo a alessandra@qualevino.it.

Alessandra è bellissima, intelligente, sorprendente e il suo QU.ALE è davvero buono in tutti i sensi.
Sarà per questo che noi non-groupie li amiamo già tantissimo?

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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