Women We Love | Abbandonatevi a Carmen Pellegrino

Non abbiate paura di abbandonarvi a Carmen Pellegrino.  
È capitato a me per prima e al primo incontro con lei. Più di tutto mi aveva colpito la sua persona, la donna Carmen, prima di conoscerla come scrittrice. Minuta, dalla pella diafana e dai lunghissimi e serici capelli neri. L’ascoltavo raccontare del suo lavoro di editor per un libro di racconti e mi ha folgorata. Credo di averla anche salutata con un trasporto inappropriato alla situazione e alla normale convivenza urbana. Come rapita dal suo modo di parlare che porta con sé un fascino di chi ha vissuto mille vite oltre la propria e un’attenzione verso gli altri e persino verso gli oggetti inanimati che travalica l’esperienza ma è quasi comprensione, accoglienza.

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In seguito a questo incontro ho scoperto il suo romanzo Cade la terra e ancor di più sono stata rapita dalla sua qualifica di abbandonologa,
Cos’è un’abbandonologa? Anzitutto sappiate che esiste un neologismo solo per lei: chi perlustra il territorio alla ricerca di borghi abbandonati, edifici pubblici e privati in rovina, strutture e attività dismesse (luna park, orti, giardini, stazioni, ecc.), di cui documentare l’esistenza e studiare la storia.

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Cade la terra è la sintesi di tutto questo, il racconto del vecchio paese di Alento che, abbandonato, scompare e di Estella, la protagonista, che invece cerca di non far perdere il ricordo. Un’opera prima pubblicata da Giunti, che ha stupito tutti, incontrando critiche entusiastiche e riscuotendo successi, che ha vinto il Premio Rapallo Carige Opera Prima per la donna scrittrice ed è stata nella cinquina finalista del Premio Campiello. Ma non voglio dirvi di più, per non togliervi il gusto di farvi affascinare e condurre per mano, tremare e chiudere gli occhi.

Come potevamo non scegliere come nostra WWL, una donna che con il suo raccontare sapiente e il suo modo di essere, ha fatto di una passione la sua missione: diventare archeologa delle storie e delle cose dimenticate.

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Abbandonologa. Un nome inventato da un bambino, come hai raccontato tu, che ora ha trovato anche spazio sulla Treccani. Prima di pubblicare “Cade la terra”, hai visitato e narrato molti paesi abbandonati, qui in Italia e all’estero. Dove hai trovato ispirazione per questa geografia dei luoghi dimenticati? Come nasce il desiderio e l’urgenza di raccontare,  dove l’uomo sembra aver rinunciato a intessere la propria storia?
Ho sempre avuto a cuore la dimensione della soglia, della perdita, dei margini se vogliamo. Tra le altre cose, in passato mi sono occupata della condizione di doppia assenza dei migranti. Ecco, direi che mi interessano sopra ogni cosa le assenze, i fuoriposto; mi interessano le cose in perdita. Ho a cuore tutto ciò che rimane ai più invisibile, ciò che è ritenuto un puro nulla.

Nella tua biografia scrivi: Carmen Pellegrino ha scritto saggi di storia e racconti. Da  qualche anno si occupa di luoghi morti, rimorti e scampati, borghi, case, stazioni, teatri, luna park abbandonati. Anche di uomini e donne che la storia non ricorda. Nel tempo libero partecipa a funerali di sconosciuti. Una descrizione che cesella una vita, e nel tuo libro ho ritrovato la stessa minuziosa cura per la scelta delle parole, come pietre preziose da incastonare. Quando hai iniziato a capire che la scrittura sarebbe stata la tua strada?  E soprattutto, potendo sceglierne solo una, qual è la tua parola preferita?
Più che la scrittura, a un certo punto della mia vita di bambina ho capito che non avrei potuto più vivere senza leggere. La scoperta delle parole è stata per me folgorante. Poi ho cominciato a scrivere, ma a farlo con metodo ho iniziato molto più tardi. La mia parola preferita per adesso è scampato, perché contiene il germe di una salvezza provvisoria, la salvezza fragile dei sopravvissuti (è un aggettivo che associo spesso e con piacere anche ai ruderi).

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Alla presentazione in cui ti ho conosciuta, il tuo intervento mi ha molto colpito perchè parlava dell’importanza del racconto e della tendenza dell’editoria (e forse anche dei lettori) a snobbarlo un po’ come forma di narrazione. Se la tua vita potesse essere descritta in un racconto, quale autore vorresti si prendesse cura di narrare i tuoi giorni?
Ora mi viene da dirti Felisberto Hernandez, uno scrittore uruguaiano poco noto in Italia eppure ritenuto uno dei più importanti scrittori sudamericani del Novecento. Lui che concede un’esistenza propria anche a un osso, è stato amato da Borges e indicato da Márquez, Calvino e Cortázar come loro maestro.

Sul nostro blog abbiamo scritto un manifesto  per raccontare chi siamo agli altri ma anche per dichiarare a noi stesse principi ispiratori e filosofia di vita. Una abbandonologa di professione è sicuramente una non-groupie, amare e raccontare di luoghi abbandonati dagli altri è una chiara manifestazione di non-groupismo. Quale potrebbe essere il tuo principio ispiratore a completamento del nostro manifesto?
Chi lo dice che il tempo non può tornare e che è vero solo ciò che si vede? Chi lo afferma non sa cosa si perde!

Stai attraversando l’Italia per le presentazioni di Cade la Terra, quali altri posti da raccontare hai già incontrato? Stai sognando altre storie dimenticate?  Puoi rivelarci uno scorcio del tuo futuro?
Mi occuperò sempre di storie dimenticate o di dimenticati. Non saprei fare altro. In particolare, lavoro a una cartografia dell’abbandono e a un nuovo romanzo. Ma lentamente. In fondo, che senso ha correre?

Grazie Carmen, noi non ti dimenticheremo!

Potete condividere i vostri luoghi abbandonati con Carmen, utilizzando sui social questi hashtag:
#cadelaterra #carmenpellegrino #abbandonologa‏ #luoghiabbandonati

picture credits: www.cadelaterra.it

About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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