Umbria Jazz 2010 – 8° giorno: Angeli e Demoni

Ognuno ha i suoi demoni.
I miei sono quasi tutti musicisti.
Gente un po’ pazza e spesso superficiale, che distrugge le amicizie in un baleno e che cancella in un momento milioni di parole, gesti, abbracci, baci.
Da questi demoni è sempre meglio fuggire, così oggi a Perugia due stupidi individui si sono accuratamente evitati.
Come sempre.
La mattinata è così trascorsa al Teatro Pavone, con la visione del bel documentario “Da Palermo a New Orleans” presentato da Renzo Arbore, sulla vita del trombettista siciliano Nick La Rocca, primo musicista ad incidere un brano jazz (o jass).
Una storia molto affascinante che avevo già avuto il piacere di apprendere dai racconti di Lino Patruno, amico caro che ho potuto riabbracciare oggi con estrema gioia.Arricchita da questa visione e da questo affetto, ho pranzato ancora una volta alla Bottega del Vino, con la piacevole compagnia musicale (e non solo) del Maestro Renato Sellani e di Massimo Moriconi.
Dispiace sempre un po’, al termine delle mie vacanze musicali umbre, lasciare questi amici speciali che s’impegnano sempre a strapparmi un sorriso.

Nel pomeriggio, concerto della brava, precisa, puntuale, colta Roberta Gambarini.
Troppo brava, precisa e puntuale, quasi finta.
In pratica, ascoltarla dal vivo o da un cd equivale alla stessa emozione.
Fredda.
Nemmeno il Maestro Sellani, apparso a fine concerto per accompagnarla al pianoforte, riesce a renderla umana, vivace, seducente.
Tanto di cappello a questa signora che ha conquistato il mondo con la sua voce, ma io lo dico sempre che la perfezione mi annoia.

Un pochino delusa, decido in compagnia di amici, di andare ai Giardini Carducci e danzare-alla-maniera-del-peggior-capodanno-ubriaco-e-molesto, al ritmo dell’inascoltabile voce di Melvia Chick Rodgers.
Il momento di pura follia viene immortalato da un fotografo di passaggio.
Mi domando dove ritroverò queste compromettenti immagini di me stessa.
Sia chiaro, non certo compromettenti per le pose poco fini ed eleganti dei miei balli scatenati, piuttosto perchè non vorrei rovinarmi la reputazione assistendo a questi concerti indecenti.

Arriva il momento della cena, degnamente interpretata da una sanguinolenta fiorentina di 7 hg, pappata al tempo record di 25 minuti.
Ammorbata da una digestione leggermente rallentata, corro al Teatro Morlacchi per assistere al concerto più atteso di tutti, quella Melody Gardot che con la sua voce mi ha accompagnata in questi ultimi lunghi mesi di riflessione.
Non nascondo di essere parecchio emozionata e le mie aspettative sono così alte da scavalcare i miei infiniti tacchi.
Melody è un Angelo che non mi delude.
Appare nell’oscurità che la rassicura e non la offende (la Gardot soffre di fotofobia, residuo di un grave incidente che la costrinse a letto per più di un anno), leggera come la seta e trasparente come il cristallo.
Seduce una platea incantata da questa delizia di Femmina, forse non del tutto naturale nel suo atteggiarsi ma certamente così abile da costruire con convinzione un personaggio di fiaba.
Gotica, erotica, tragica, mistica.
A tratti commovente.
Da far credere fino in fondo, come sostengo da sempre, che la sofferenza fisica prolungata renda soprannaturali.
Melody Gardot, dopo l’incidente che l’ha travolta, è rinata Dea.
E nessuno più di me la comprende.

Finisce così questa mia incursione a Umbria Jazz 2010.
Porto con me sensazioni forti ma fugaci, attimi noiosi e sbadigliati, rimpianti, assenze e certezze future.
Arrivederci Perugia, ci rivedremo presto.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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