Umbria Jazz 2010 – 7° giorno: Del noioso Pat e dell’entusiasmante Sergio

Altra giornata di clausura, il caldo e l’aritmia l’hanno continuamente vinta su di me.
Nonostante la voglia impellente di mordere una fiorentina sanguinolenta, per tutto il giorno mi sono nutrita di briciole e acqua.
Ovviamente in serata la solita discesa all’Arena, questa volta con largo anticipo, per mangiare qualcosa che non fosse un panino, una piadina, patatine fritte.
Visto e considerato che con il sesso per ora abbiamo chiuso, tra i piaceri carnali della vita mi rimangono cibo e vino e non ho alcuna intenzione di rinunciare ad ingurgitare milioni di sane e saporite calorie.
La mia panza, sempre più abbondante, ringrazia con un sentito inchino.
Nel mio programma musicale quotidiano era previsto un solo concerto: il capellone Pat Metheny nel suo “The Song Book Tour”.
Premetto che il mio rapporto con la chitarra jazz (o fusion che dir si voglia) è paragonabile alla mia relazione con le ciabattine infradito indossate in città: debita distanza reciproca.
Inoltre è bene dire che tra me e Pat non è mai scattata quella scintilla di bruciante passione che generalmente mi fa stare seduta in prima fila, divorata da strani insetti, circondata da fotografi chiacchieroni e da inquinanti ascelle pezzate.
Ma voglio dare a questo uomo e Musicista di grande fama, l’ennesima opportunità di conquistarmi, così mi apro a lui, mettendo da parte i pregiudizi sul suo strumento e sui suoi capelli.
Che dire?
Io non riesco a pensare alla musica di Pat Metheny lontana da quei cd new age con i suoni di cascate e uccellini canterini.
Annoiata da morire, al terzo brano ero indecisa se:
a) addormentarmi
b) accoltellarmi
c) concedermi un panino con la porchetta
E’ abbastanza ovvia la mia scelta.
Con un panino tra le mani ho abbandonato l’Arena, Pat e i suoi musicisti (Lyle Mays alle tastiere, Steve Rodby al basso, Antonio Sanchez alla batteria con menzione d’onore per il suono elegante e delicato).
Com’è vero che non sarei mai capace di mentire a un uomo che a letto mi chiede “ti è piaciuto?”, non posso e non voglio mentire a Pat: si, sei stato più piacevole di un pizzicotto su un grumo di cellulite, ma il vero orgasmo per me è un’altra cosa.
Sopravviveremo entrambi a tutto ciò, ne sono sicura.

Al rientro verso casa mi sono fermata ai Giardini Carducci, per ascoltare il bravo Sergio Cocchi e la sua Founda(c)tion.
Sono molto onorata di essere stata la prima ad intervistarlo mesi fa per farmi raccontare questo nuovo progetto, che sta dando frutti copiosi e succulenti.
Conoscendo Sergio e il suo smisurato talento, non avrei mai potuto dubitare del successo riservato alla sua Musica.

Non sono altrettanto sicura, invece, di poter sopravvivere a lungo alle grida strozzate di Melvia Chick Rodgers, che canta immediatamente dopo.
Quindi di corsa a casa, aspettando gli ultimi concerti di domani e l’abbraccio con il caro Lino Patruno.
Buonanotte.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

One thought on “Umbria Jazz 2010 – 7° giorno: Del noioso Pat e dell’entusiasmante Sergio

  1. a me pat piace.. eccome! son stato 4 anni fa all’arena e non conto le volte che mi son trovato con la pelle d’oca… e dire che faceva molto caldo…

    un 🙂

    p.s. però un’arena non è il posto ideale per ascoltarlo… preferirei essere sdraiato in spiaggia a guardar il mare nero, oppure ascoltarlo durante un lungo e solitario viaggio in auto… ma in questo caso.. dal vivo lo vedo impraticabile 🙂

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