Umbria Jazz 2010 – 6° giorno: Silence, please!

Silenzio.
Ho bisogno di silenzio.
Dopo aver trascorso tutta la giornata rinchiusa in casa, sdraiata a letto, nel vano tentativo di far passare una molesta emicrania da crisi ipertensiva, in serata ho affrontato caldo e confusione per raggiungere l’Arena Santa Giuliana e ascoltare Chick Corea con la Freedom Band.
Quest’anno pare necessario far aprire il main concert a giovani talentuosi semisconosciuti e quindi, dopo la 16enne di ieri sera, oggi è stato il turno del chitarrista Julian Lage.
Bravo, nulla da dire sulla sua tecnica perfetta ed ineccepibile.
Tanto da dire sul genere folk-misto-fritto-jazz, che dopo venti minuti aveva già esaurito la mia pazienza auditiva.
L’orologio corre (mai troppo velocemente) e il pensiero fisso della serata è: riuscirò a vedere la fine del concerto di Corea e l’inizio del concerto di mezzanotte al Teatro Morlacchi?
Chick Corea, Kenny Garrett (sassofono), Christian McBride (contrabbasso) e Roy Haynes (batteria) salgono sul palco, circondato dai soliti rumorosi e scoordinati fotografi.
In pratica per i primi due brani serve solo l’udito, è impossibile vedere i Musicisti in azione.
Magari se poi qualcuno volesse spiegarmi perchè io pago 56 € un biglietto di prima fila, che mi fa assistere allo spettacolo esattamente come se lo vedessi dalla tribuna dei punkabbestia?
Dopo anni di questo Festival, prima o poi cederò all’evidenza dei fatti e mi deciderò ad indossare bermuda, canotta e ciabatte infradito, per mischiarmi alla folla che non ha bisogno di ordine e religioso silenzio per poter apprezzare un concerto.
Chiudo la parentesi dell’anziana rompiscatole e torniamo alla Musica e a Chick Corea, noto anche per quelle camiciole un po’ troppo osé in fatto di stile e colori.
Non posso dire che non mi sia piaciuto ciò che ho visto in quell’ora scandita dall’occhio fisso sull’orologio, ma… ma io non sono una grande ammiratrice di quelle band fatte di grandi solisti, che si spintonano a vicenda e che circumnavigano la melodia, a favore di assoli lunghissimi e piuttosto noiosi.

Se singolarmente li stimo tutti, con particolare riguardo a McBride e Haynes, in gruppo avrei tanto voluto sentire qualcosa di affiatato, unito, monodirezionale.
Mi tocca fuggire al quarto minuto di un assolo di Haynes e, francamente, è meglio così.

Dirupi, scale, scale mobili, tunnel, ancora dirupi, piazza gremita da attraversare e finalmente si arriva (in ritardo) al Teatro Morlacchi, dove avrebbe già dovuto essere iniziato il concerto di Stefano Bollani.
Il condizionale è d’obbligo, poiché il teatro è silenzioso e un dubbio si affaccia nella mia mente malata: perchè ho corso come una pazza su tacchi di 13 cm, quando molto probabilmente il buon Bollani è ancora in Arena ad ascoltare l’amico Corea?
Meglio non instillare questo atroce sospetto negli ingranaggi cervellotici di un pubblico impaziente e scalpitante.
Passa mezz’ora e Bollani arriva sul palco, simpatico come sempre.
Ecco, credo sia ora che io faccia un altro dei miei outing: apprezzo Stefano Bollani molto più come cabarettista che come musicista.
Riconosco il suo grande talento ma non mi entusiasmo particolarmente per i suoi arpeggi, per le sue sperimentazioni e per le sue vivaci aggressioni al pianoforte.
Il suo uomorismo, invece, mi fa davvero sorridere di gusto.
Non è un caso che io sia una fanatica del mitico Dottor Djembé.

Purtroppo l’emicrania non mi dà tregua e abbandono il teatro a pochi brani dalla fine del concerto.
Esco trafelata e vogliosa di un letto silenzioso ed invece mi trovo inseguita da un paio di signori che vogliono conoscermi e stringermi la mano, perchè sono bellissima e pare proprio che loro mi osservino da giorni.
Li ringrazio freddamente e me ne dispiaccio, in altri momenti avrei subìto volentieri il rito delle chiacchiere leggere e degli scatti fotografici, ma la testa non ha sollievo e l’unica cosa che desidero è rinchiudermi nella mia tana isolata.
Fuggo e confido in un domani più salubre.
Buonanotte.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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