Umbria Jazz 2010 – 5° giorno: Scivolosa… e molto anziana…

Oggi un caro amico Musicista, uno di quelli che stimo parecchio, mi ha definita “scivolosa”.
Dopo essere stata considerata per anni “faticosa” e addirittura “respingente”, ho trovato in questo nuovo aggettivo una consona e piacevole veste per la mia personalità (multipla).
Una parola davvero realistica, che sa cogliere molte sfumature di questo mio merdoso caratteraccio.
Ne farò una bandiera, un emblema, l’inizio della mia biografia.

Giornata di sicurezze musicali, tra le note del Maestro Sellani e del perspicace e adorabile Massimo Moriconi.
Dopo un ottimo e abbondante pranzo alla Bottega del Vino, dove ho ritrovato vecchi amici che spero di continuare a coltivare anche a distanza, ho raggiunto di corsa l’Hotel Brufani per ascoltare aneddoti, studi, critiche ad uno dei dischi di Miles che mi ha cambiato la vita, quel “Bitches Brew” che sa trascinarmi in sogni optical e bisogni allucinogeni.
Niente di nuovo all’orizzonte e, a mio modesto parere, se ne facciano una ragione i Perigeo, che a quei tempi erano decisamente più prog che fusion.
Così, giusto per dire la mia contro le eresie sparate in aria da qualche giornalista maniaco delle classificazioni.
Mi sposto ai Giardini Carducci per fare “ciao ciao” con la manina e lanciare un bacio al volo all’amico sempre cortese e galante Nick The Nightfly, qui a Perugia per tutta la settimana in concerto con la sua band, per anticipare l’uscita dell’album “Nice one!”.

In serata bellissimo concerto all’Arena Santa Giuliana, forse un po’ troppo lungo per un’anziana signora come me.
Inizio alle 21 con una ragazzina di 16 anni, tale Nikki Yanofsky, che mi riservo di riascoltare in separata sede (e magari tra dieci anni, per trovare conferma di queste tanto acclamate doti vocali).
Alle 22:15 sale sul palco la classe di Randy Crawford, con quella voce decisamente sussurrata, vellutata, suadente. Intona grandi canzoni – accompagnata dal trio di Joe Sample – ci prende per mano e ci fa alzare tutti in piedi, inneggianti di fronte a cotanta bellezza vocale.
Sarà per quel sorriso accattivante e per quell’allegria tipica di chi guarda al cielo e vede qualcosa di grande, ma io non l’avevo mai sentita una versione così raggiante di “Feeling good”.
Ascoltare per credere.

Finalmente alle 23:30 è il turno dei Manhattan Transfer che presentano, tra un loro successo datato e l’altro, il nuovo cd “The Chick Corea Songbook”, dedicato a – indovinate un po’? – un certo pianista, compositore, Musicista, che guarda caso si presenta a sorpresa sul palco alla fine del concerto.
Grande spettacolo, indubbiamente eccezionale.
I vocalist sono così estremamente perfetti da sembrare quasi irreali.
E l’impressione è quella delle famiglie per bene, che in pubblico appaiono unite e in privato si prendono a coltellate.
Magari mi sbaglio e i quattro statunitensi si amano davvero come i personaggi del Mulino Bianco.
Sarà stata colpa di questa strana intuizione o forse più probabilmente a causa della ritmica troppo pesante, ma il mio cuore ha ripreso a fare le bizze, sparando battiti cardiaci alla velocità dei vocalizzi dei Manhattan.
Se questa notte mi prende un colpo, salutatemi Pagnotta e ditegli che, francamente, i fotografi che si muovono continuamente sotto il palco, incuranti del pubblico pagante, hanno rotto i coglioni.
Buonanotte.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

2 thoughts on “Umbria Jazz 2010 – 5° giorno: Scivolosa… e molto anziana…

  1. Cara Tatona, dopo tante avventure vissute insieme, per una volta, in una torrida notte di luglio, siamo stati lontani per due diversi concerti. Ieri sera la sensazione era strana, ma era come se la musica ci unisse a distanza.
    Ti devo dire la mia su Keith Jarrett, te lo avevo promesso. Anche se tu ben sai che questo rockettaro provinciale si avvicina soltanto ora con grande timidezza al mondo del jazz.
    Ti devo ringraziare per avermelo fatto scoprire, con i tuoi racconti sempre così emozionanti, con le tue storie di vita che rendono la musica esperienza vissuta. Come se essa scorresse nelle tue vene prima di trasformarsi in onde sonore. Ho ascoltato Keith Jarrett con lo spirito di un bambino che ascolta per la prima volta un concerto, ero pieno di entusiasmo e di curiosità. Certo il timore che quest’uomo problematico da un momento all’altro potesse arrabbiarsi sul serio e incendiare il pianoforte c’era tutto! Avevo in mente il tuo articolo e la curiosità era: Genio o millantatore? La mia idea ora mi è chiara: Genio! e un po rompicoglioni.
    Sarà per il fatto che ha voluto 20 gradi fissi nella sala (La Nani lo adorerà), perchè ha minacciato di andarsene se avesse visto un flash, perchè ha suonato voltato di spalle al pubblico agitando quel suo culo secco per tutto il concerto. Sarà perchè il pubblico lo ha applaudito troppo e a sproposito, disturbando le esecuzioni e dimostrando che la maleducazione oramai è un male troppo diffuso, sarà perchè in realtà la sua “antipatia” a me è sembrata soltanto timidezza. Alla fine del concerto ho provato simpatia per quest’uomo pazzo. Il trio è semplicemente perfetto, avvolgente, elegante, intrigante. Spesso il pubblico è maleducato, arrogante, volgare. E’ la tendenza di oggi, che ognuno può giudicare come vuole, ma a me da un po di fastidio: trasformare tutto in caciara, in festa dell’unità. Portare al Pala De Andrè Keith Jarrett e trovare la stessa atmosfera di un concerto di Laura Pausini, gente sbracata che mangia la piadina seduta sul cemento.
    Urletti in sala stile Campovolo.. Ci mancavano gli accendini accesi e poi avevamo fatto l’enplein!
    La mercificazione dell’arte non si addice al genio e forse è proprio per questo che da oggi lui, mi sembra molto meno antipatico…
    Ciao Gioia, spero tu possa trovare un ambiente piu bello a Roma, per ora goditi gli ultimi giorni di Umbria Jazz. Ti voglio benerrimo!

  2. O Pitino del mio cuore a pezzi,
    non ho mai visto così tante parole scritte di tua mano!!!
    Sono basita.
    Se questo è l’effetto che ti fa Keith Jarrett, non solo è un genio ma è anche un santo che fa miracoli!
    🙂
    Scherzi a parte, non sai quanto mi renda felice questa tua voglia di avvicinarti al bello, di godere della Musica, di amare la Vita.
    Lo sai che ha detto la Nani quando le ho letto il passaggio dei 20 gradi?
    “Morirò di caldo”.
    Ecco, trasformare sempre il bello in negativo è un’arte che appartiene a lei e molti altri.
    Forse anche Jarrett soffre di questo pessimismo radicato?
    Chissà.
    Ma lui è un Genio, per quanto mi riguarda avrebbe potuto incendiare il maleducato popolo della piadina e seguace della Pausini.
    Ai geni si concede tutto.
    Per questo io stessa mi concedo di essere me stessa sempre.
    😉
    Mi hai resa felice e fiera di Te.
    Evviva la Musica, evviva il Jazz!

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