Suonala ancora, Roy (Hargrove)!

Venerdì notte ho attraversato un sogno. Milano e la Primavera.
Le brillanti chiacchiere con due amiche, tra cioccolato da spalmare sul corpo e vizietti e viziacci di alcuni musicisti.
La galante compagnia di uno scozzese dagli occhi azzurri.
Un bicchiere di Calvados (ma si, per una sera al diavolo l’ipertensione!).
Una serata quasi perfetta.
Roy Hargrove, quarantenne trombettista americano, sale sul palco del Blue Note e intona “‘There is no greater love”.
Sfacciatamente elegante, indossa uno smoking in netto contrasto con la sua espressione da fanciullo birichino e incanta immediatamente il poco pubblico presente.
Notevole è il quartetto che lo accompagna e degno di menzione speciale è il batterista Montez Coleman, con i suoi assoli sofisticati e un dna intriso di groove.
Il concerto prosegue con “I’m not so sure”, accattivante brano tratto dal disco di questo quintetto, “Earfood”, delicato ma succulento cibo per le orecchie.
Inutile sottolineare che ho sfiorato l’estasi in più di un passaggio, Roy Hargrove m’ipnotizza e s’impossessa dei miei pensieri più profondi.
Con una insospettabile delicata voce, inizia a cantare “Never let me go” e il mio orgasmo acustico raggiunge l’apice.
Occhi lucidi, come sono solita avere quando faccio l’amore da innamorata.
L’affiatamento tra i musicisti è palpabile, il divertimento è evidente.

Roy (si, lo chiamerò per nome, come se fossimo vecchi compagni di bevute) conquista il Blue Note e piovono applausi.
Il suo inconfondibile suono, così limpido, intenso e scintillante, è semplicemente superlativo.
Lo riconoscerei tra centinaia, forse perchè ho letteralmente consumato molti dei suoi lavori discografici: dal primissimo “Public eye”, suo album d’esordio già così strutturato e maturo, passando dal brillante “Parker’s Mood” fino all’ultimo “Emergence”, inciso con una big band di tutto rispetto e la partecipazione della nostra brava Roberta Gambarini; non posso certo dimenticare il progetto cubano di “Crisol” e il cd “Habana” al fianco del grande pianista Chucho Valdes o l’ensemble “The RH Factor”, che unisce jazz, funk e R’n’B (ah meravigliosa “The Joint”, a cui ho giurato eterna devozione!). Infine, quando ho voglia di lasciarmi andare tra candele e profumi, niente sa coccolarmi quanto “Moment to Moment”, con gli archi che accompagnano la tromba in romantiche e struggenti ballads.
Venerdì su quel palco io ho visto la magia.
Ho mangiato le stelle e ho indossato collane di note.
Sono stata felice.
La serata quasi perfetta.
Quel “quasi”, ancora una volta, è fatto di silenzio pesante.
Roy, almeno lui, non mi abbandonerà mai.
E sorrido.

 

26 marzo 2010
Blue Note – Milano
Roy Hargrove tromba
Justin Robinson sax alto e flauto
Stephen Scott piano
Danton Bollar basso
Montez Coleman batteria

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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