Shopping | De-Light-Me

Diciamoci la verità, qual è il motivo per cui si apre un blog se non per parlare dei fatti propri e dare sfogo alle proprie manie? Manco per sogno, risponderete voi.
Con il permesso della mia SorA e SociA, oramai l’avrete che capito che ogni tanto devo assolutamente parlarvi delle mie ossessioni, mascherandole (almeno un pochino, questo è il patto!) in articoli che voi riterrete super utilissimi per i consigli contenuti 🙂

La premessa è patto. Cominciamo. Credo di non avervi mai confessato la mia passione per le lampade. Rifuggo la luce artificiale e sono sempre nella penombra eppure se dipendesse unicamente da me, la mia casa assomiglierebbe a una specie di show-room dedicato interamente all’illuminazione d’arredo. Oppure a un bazar, mi consigliano dalla regia.

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Ho sempre odiato i neon e la loro luce livida che rendevano rubizzi  o cerulei, per non parlare dei lampadari a centro stanza che sparavano luce ignorante dai loro bracci e generalmente la parte meglio illuminata era il soffitto.

Non vi dico la quantità di battaglie per l’illuminazione che ho condotto a casa e in ufficio, perché ho sempre preferito angoli illuminati e luce soffusa e invece, zac!, i miei compagni di stanza spesso entravano e pigiavano tutti i pulsanti regalando all’ambiente quella bella allure ospedaliera che tanto si addiceva a un ufficio pur sempre denominato “Comunicazione Integrata”! (vero, Valentina???)

Nei miei ricordi di bambina, ci sono lunghi pomeriggi seduta sulla base della mitica lampada ARCO, a casa dei miei zii appassionati di design.  La ricordate? Quella lampada stupenda disegnata da Achille Castiglioni. Era composta da un lungo stelo arcuato in acciaio, una base in marmo di Carrara e la cupola in acciaio con dei larghi fori sulla cima. Questa qui per intenderci.

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Arco di Achille Castiglioni

Oppure alle letture a letto a casa dei nonni, sul comodino a farmi compagnia c’era Eclisse, un altro oggetto tipico degli anni ’60 che divenne poi rappresentativo del design made in Italy. Disegnata da Vico Magistretti, era rossa e composta da due cupole che ruotando l’una sull’altra, orientavano la luce e consentivano alla me bambina di fantasticare su tantissime storie di allunaggi e pianeti sconosciuti.

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Eclisse di Vico Magistretti

Appena ho avuto una casa tutta mia, ho accumulato lampade di tutti i tipi, non devono essere di design a tutti i costi, bastano che regalino la luce giusta e quel certo non so che.

Uno degli ultimi acquisti risale a Natale scorso e si chiama Pentedattilo, una lampada targata Return on Vintage Lamp.  Il suo fascino risiede tutto in quell’unico punto luce centrale che riflette nelle cinque sfere di vetro, creando infiniti giochi di luce e ombre. E’ ispirata all’omonimo paese in Aspromonte, è nata dall’intuizione e dalla ricerca di Mariangela e Vincenzo e ogni pezzo è unico ed è realizzato partendo da oggetti recuperati nella natura o nei mercatini e completamente reinventati.

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Attualmente sono alla ricerca di una nuova illuminazione per la cucina, e allora sono subito andata a spulciare sul mio pinterest, che come sapete più che una gallery di cose interessanti, è la raccolta (organizzata) delle mie ossessioni 🙂

Appunto nella cartella de-light-me ho notato che avevo accumulato parecchie idee interessanti, volete vederle?

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AMP di Normann Copenhagen
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Vonk Lamp di Woltemade
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Retronaut Chandelier. Bellissimo ma non trovo più chi lo ha disegnato o lo venda. sigh
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(visto su Miluccia Rue Saint Honorè Paris)
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sconosciuta e intricatissima creazione che amo già
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Curiousa & Curiousa Pendant Lights

Vi ho esposto tutte le mie preferenze, che dite mi date una mano? Voi quale preferite?

About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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