Roxy in the box ft. Silvian Heach

Conosci Roxy in the box? Dovresti.

Immagina di prendere una bottiglia di gassosa, agitarla fortissimissimo e poi togliere il tappo. Ecco, quella è Roxy, e io la adoro.

Quindi tecnicamente sono un po’ groupie (si scherza eh… ndr), perché THE OTHER SIDE OF THE T-POP, progetto di capsule collection realizzata per Silvian Heach, vale veramente la pena di essere conosciuto.
Perché rappresenta un po’ la sintesi – a oggi – di un percorso lungo, che mette assieme un’iconofilia spudorata (allora è finita che è POP?) con la capacità di parlare al pubblico una lingua facile, immediata, fluida.

Roxy crede nel valore dell’arte come opportunità di crescita, miglioramento, rivoluzione, e ti porta per mano alla sua scoperta, senza lasciarsi sedurre da alcuna suggestione sacerdotale. Non ha pretese Roxy in the box se non quella di creare connessioni tra universi lontanissimi tra loro.

Lo ha fatto con Chatting, il progetto di vascio art apprezzatissimo da Dolce&Gabbana, con cui ha messo a confronto gli abitanti dei bassi napoletani, i padroni della strada, con Maria Callas, Barack Obama, Marina Abramovic.
Torna a farlo con THE OTHER SIDE OF THE T-POP, una linea di sette t-shirt attraverso le quali racconta le protagoniste di una Napoli lontanissima nel tempo.

Maddalena Cerasuolo, Elvira Coda Notari, Diana De Rosa, Eleonora Pimentel Fonseca, Maria Puteolana e Ria Rosa. Eroine straordinarie ma colpevolmente poco conosciute, donne fiere e mai stanche.

Un progetto, almeno in apparenza che strizza l’occhio al chiacchieratissimo e per me mal riuscito caso letterario delle Storie della buonanotte per bambine ribelli, che a molti è sembrata markettona gender. Insalata di biopic condita con una dose abbondante di femminismo sfuso e a pacchetti.

Almeno in apparenza, appunto.
Perché quando meno te l’aspetti, a un passo dallo scadere nella retorica iconografica, un minuto prima di assassinare Che Guevara, Roxy ti disarma.

La forza vera del progetto, la missione delle sue T-POP è nascosta nell’ordito di queste magliette che basta rovesciare perché si trasformino in un piccolo miracolo di mediazione culturale. Le sette eroine a cui le t-shirt sono dedicate, fanno mostra di sé attraverso le parole di Anita Pepe, eroina anch’essa, penna felicissima che ne racconta successi e cadute.

Ma chi se le legge ‘ste magliette?
Le donne, quelle che stirano. O che le stendono a rovescio perché i raggi del sole non ne insultino il colore.

Tutte quelle donne che non hanno il tempo, forse la voglia, o più probabilmente l’opportunità di sedersi in poltrona a leggere un libro che regali loro un occhio diverso sulle cose del mondo.

Si rivolge a loro Roxy in the box, alle donne come sua nonna, una meravigliosa Medusa con i capelli lunghi fino ai piedi così come richiesto dal governo fascista. Oppure alla mia di nonna, mai paga di conoscenza, lavoratrice instancabile, madre, moglie.

Si rivolge alle bambine ribelli, quelle vere, però.
Perché lei non fa il POP. Lei è POP.

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CHI SONO LE SETTE EROINE DI ROXY IN THE BOX

Maddalena Cerasuolo fu una giovane operaia, figlia di un partigiano riuscì ad evitare una strage, sventando la distruzione del ponte oggi a lei intitolato.

Maria Rosaria Liberti, in arte Ria Rosa –  già antenata delle non-groupie – femminista, antifascista, ironica e sanguigna, andava talvolta in scena vestita da uomo.

Eleonora De Fonseca Pimentel, fu appassionata poetessa apprezzata a corte, poi diventata rivoluzionaria.

Elvira Corsa Notari fu la prima donna produttrice, regista, sceneggiatrice e anche attrice.

Diana De Rosa (Annella) fu un’artista di talento, stimata e molto richiesta.

Maria Puteolana, figura leggendaria di donna guerriero che difese fino alla morte Pozzuoli e Napoli dalle invasioni dei saraceni.

Roxy in the box è proprio lei! Dopo quadri, video, installazioni e performance, e persino un documentario sulla sua vita, è finita anche su una maglietta!

THE OTHER SIDE OF THE T-POP capsule collection in limited edition è in vendita presso gli store Silvian Heach di Milano e Napoli e sul sito ufficiale.

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Photo credits t.shirt Roxy in the box per Silvian Heach 

About Sarah Galmuzzi

Lazzara since 1976 è una figura mitologica insieme giornalista, storica dell’arte, mamma, content manager, depositaria della ricetta dei biscotti più buoni della storia. Vergine ascendente vergine, amante della musica pop-trash non distingue –fieramente- una Porsche da una Panda, così come una pregiatissima etichetta da un muscolare Tavernello. La sua grafomania la porta a scrivere ovunque sia possibile farlo: dai cataloghi d’arte ai blog di food passando per testate di informazione e quotidiani. Esteta fino allo stremo delle forze, inorridisce di fronte a uno smalto sbeccato, un abbinamento infelice, le sopracciglia in disordine, i punti neri. Accompagna questa esistenza faticosissima, alla ricerca –irraggiunta- della perfezione, una discreta insofferenza per il genere umano che va di pari passo con la tendenza a commuoversi anche di fronte a una papera che fa il bagno, caratteristica che fa di lei una lucidissima non groupie. Facebook addicted ci vomita dentro tutta la sua scostumatezza, su Instagram invece, pubblicherebbe volentieri foto di tette e gattini ma non ha le tette né i gattini. Se potesse scegliere di vivere in una città diversa da Napoli, farebbe tanuccia a Venezia, luogo che ama in ogni suo angolo, pantegane comprese.

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