Life | Una vasca e una sigaretta

vasca_bagno_sigaretta_imnotagroupiecredits Mary Pavlova – Skin of the Sea | tutti i diritti sono riservati

Quando fui sola, dentro l’acqua tiepida, chiusi gli occhi irritata perché avevo parlato troppo e non ne valeva la pena. Più mi convinco che far parole non serve, più mi succede di parlare. Specialmente fra donne. Ma la stanchezza e quel po’ di febbre si disciolsero presto nell’acqua e ripensai l’ultima volta c’ero stata a Torino durante la guerra l’indomani di un’incursione: tutti i tubi erano saltati, niente bagno. Ci ripensai con gratitudine: finché la vita aveva un bagno, valeva la pena di vivere. Un bagno e una sigaretta. Mentre fumavo con la mano a fior d’acqua, confrontai lo sciacquio, che mi cullava, coi giorni agitati che avevo veduto, col tumulto di tante parole, con le mie smanie, coi progetti che avevo sempre realizzato eppure stasera mi riducevano a quella vasca e quel tepore.
Cesare Pavese, Tra sole donne

Ci sono cose che mi mancano ogni giorno: fumare e farmi un bagno. Non vi annoierò con la tiritera salutista e pragmatica: sì, fumare fa male e la doccia fa sprecare meno acqua. Lo so, è assodato.

Ho smesso di fumare 5 anni fa e desidero riprendere ogni giorno. Così come non ho più una vasca da bagno, da quando 12 anni fa sono andata via da casa dei miei e in tre traslochi ho sempre trovato solo cabine doccia. E ogni sera mi stendo sul divano, sognando non solo una vasca jacuzzi, ma anche catini e bacinelle in cui immergermi  per qualche ora e farmi cullare dall’acqua.

Nella mia vita da figlia di famiglia avevo rituali ben definiti, uno di questi prevedeva un sabato di faccende domestiche, con spolvero libreria e messa in ordine dell’armadio, che si concludeva con un bagno caldo pomeridiano della durata minima di due ore.

A corollario di questo momento sacro, ma non meno importanti, sfogliavo Vanity Fair, leggevo libri, prendevo appunti, fumavo una sigaretta e progettavo la mia vita futura, ascoltando la musica preferita che lo stereo di papà diffondeva per la casa. Immergermi nella vasca, scioglieva tutte le tensioni, anche i più piccoli nodi venivano dipanati e la mente poteva seguire strade che l’anima già sapeva proprie. Due ore di inspiegabile magia, tutte le porte di casa erano aperte e l’aria circolava leggera tra le stanze. E io, solo io, ero padrona di quel tempo e quello spazio.

Privata di questa oasi di felicità, cerco di ricreare quel tempo ogni volta che mi trovo in un albergo o una spa. Mi viene proprio un warning ogni tre mesi e se non riesco a tuffarmi nell’abbraccio caldo di acque addomesticate, proprio non ragiono.

Sarà che mi manca molto quel tempo, di cui ho il preciso ricordo come dell’epoca del possibile. Avrei potuto fare tutto: imparare a suonare il basso, fuggire in India e diventare una pittrice. Questi pensieri scomposti mi sembravano del tutto plausibili, anche o forse proprio, per la loro impossibilità.

Con l’età ho capito che i desideri proibiti a volte sono i più semplici, come una vasca da bagno e una sigaretta. Come i ricordi, come la leggerezza e la felicità.

About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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