Life | Quando le donne

Quando le donne rivendicano i propri diritti, a volte vengono fischiate.
Da alcuni maschi, da altre donne, da intere categorie di esseri umani.
Rivendicare un diritto che dovrebbe ormai essere naturale e acquisito, significa ancora troppo spesso scontrarsi con una società che non riesce e non vuole stare al passo con l’evoluzione dei ruoli, in un mondo che rinnega l’uguaglianza, che soffoca la libertà.
A volte, quando le donne rivendicano certi diritti, vengono offese, picchiate, uccise.
E’ a quelle donne, militanti che non sanno tacere, che si espongono, che fanno di se stesse un arma contro l’ignoranza, che noi non-groupies ogni giorno ci ispiriamo.
E’ alle donne che ancora non si sono alzate in piedi per lottare, ma che presto lo faranno, che dedichiamo questo post.

Abbiamo raccolto quattro discorsi di quattro donne famose.
Quattro discorsi diversi, che hanno un solo fine comune: lottare contro la discriminazione di genere.

Quando un anno fa Emma Watson è stata nominata ambasciatrice di buona volontà, dalla sezione delle Nazioni Unite che si occupa della parità di genere nel mondo, ha tenuto un discorso così diretto, semplice ed efficace, da riscuotere un successo planetario.

Ho deciso che ero una femminista e la cosa non mi è sembrata complicata. Ma le mie recenti ricerche mi hanno fatto scoprire che femminismo è diventata una parola impopolare.
A quanto pare, sono una di quelle donne i cui modi di fare sono visti come troppo forti, troppo aggressivi, isolanti, respingenti per gli uomini e non attraenti. Perché questa parola è così scomoda?

Malala Yousafzai è la giovane attivista pakistana che ha lottato contro il regime talebano, per il diritto all’istruzione di tutte le donne.
Malala nel 2012 ha subito un grave attentato, rivendicato dai talebani pakistani: questa giovanissima eroina è sopravvissuta e nel 2014, a soli diciassette anni, ha ritirato il premio Nobel per la pace.

Cari fratelli e sorelle, i miei genitori mi hanno dato il nome della “Giovanna d’Arco” pashtun, Malalai di Maiwand. La parola Malala vuol dire “colpita da un lutto”, “triste”, ma per aggiungere allegria al nome i miei genitori mi chiamano sempre “Malala, la ragazza più felice del mondo” e sono molto felice che insieme stiamo sostenendo una causa importante.
Questo premio non è solo per me. È per i bambini dimenticati che vogliono un’istruzione. È per i bambini spaventati che vogliono la pace. È per i bambini senza voce che vogliono il cambiamento. Sono qui per i loro diritti, per dare loro voce. Non è il momento di averne compassione. È il momento di agire, per fare in modo che sia l’ultima volta che a dei bambini sia sottratta l’istruzione.

Patricia Arquette qualche mese fa ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista in “Boyhood”, esperimento cinematografico che racconta dodici anni di vita di una famiglia americana, attraverso gli occhi del figlio più piccolo, in cui la Arquette compare in tutta la sua splendente normalità quotidiana di donna senza artifizi.
Ritirando l’ambita statuetta, Patricia infila senza alcun pudore gli occhiali da presbite (applausi!) e legge poche parole, intense e forti, sulla parità di compensi che dovrebbe ormai essere un dato di fatto, invece di un’ambizione (ancora applausi!).
Meryl Streep e Jennifer Lopez, in prima fila, esultano e la incitano con un tifo da vera sorellanza.
Commoventi.

A tutte le donne che hanno partorito, tutte le cittadine e le contribuenti di questa nazione: abbiamo combattuto per i diritti di tutti gli altri, adesso è ora di ottenere la parità di retribuzione una volta per tutte, e la parità di diritti per tutte le donne negli Stati Uniti!

Lo sapevate che le donne, per scrivere, hanno bisogno di penne fatte apposta per loro?
So che l’argomento potrà apparirvi ridicolo e di poco peso, ma non si devono mai sottovalutare i segnali di sessismo lanciati da certe campagne pubblicitarie.
La grandiosa Ellen Degeneres ha costruito un monologo tagliente, ironico e molto divertente sulle differenze di genere infilate velatamente (e neanche troppo) nella comunicazione quotidiana.

Quando le donne decidono di lottare per qualcosa in cui credono, lo fanno, in ogni modo possibile.
Ispiriamoci.
Alziamoci in piedi.
Lottiamo.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Ha fondato www.lalettricegeniale.it per dedicarsi con slancio e perseveranza ai libri e alla lettura. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *