Life | Nuove città, nuove vite

Per lavoro mi è capitato spesso di dover passare lunghi periodi in una nuova città. In modo ripetuto, la mia vita si alternava tra casa mia ed un altro posto, facendomi sentire un po’ Dr. Jakyll e Mr. Hide. A metà tra il conosciuto rassicurante e lo sconosciuto affascinante che pian piano diventano un po’ casa.

Trovo strano che un luogo mai visto, all’improvviso lo frequenti da abitante scoprendone i luoghi, i profumi, gli angoli che diventeranno i tuoi. Un posto ospite che magari è molto lontano dalle tue solite mete ma per un periodo diventa familiare, in modo improvviso e veloce, in una full immersion per la quale dovrebbero darti la cittadinanza, perchè hai imparato ad amare una casualità della vita come un regalo del destino. La valigia è la prova di quello che sta succedendo: la fai con gioia, infili il libro che leggerai su quella determinata panchina o al tuo tavolino preferito, metti le scarpe e gli abiti giusti per una quotidianità che sarà diversa dal solito, pregustandola.

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La prima volta mi è successo con Dublino, non vi ero mai stata e poi ci passavo un’intera settimana ogni due, week end compresi a volte. Ed avevo lì il mio ponte preferito, la mia caffetteria del cuore, il mio percorso familiare. Prendevo casa, sempre la stessa, per godermi il quartiere preferito, anche se ad un certo punto ero ospite di una cara amica, tanto era diventato tutto caloroso. L’ho frequentata per anni, in ogni stagione, l’ho girata da turista e utilizzata da cittadina.

Ne ho imparato gli odori, i colori, ne ho assaporato le sensazioni, con quel cielo pazzesco, eleggendola a mio rifugio. Non era più un pesantissimo e ricorrente viaggio di lavoro, era spostarmi nell’altra mia vita, una vita che amavo alla pari di quella ufficiale e che mi faceva essere diversa. Lasciavo la mia auto ad un’amica che mi accompagnava a Malpensa, affrontavo il percorso sempre uguale gate-decollo-atterraggio, dormivo sul mio volo AirLingus e sorridevo alle indicazioni gaeliche del corridoio d’uscita.

A casa c’erano i bambini, c’era la provincia milanese, gli amici di sempre, la famiglia con le relative scadenze ed impegni. A Dublino ero sola e senza famiglia, una donna alla scoperta del mondo, libera da vincoli e dedita solo al suo lavoro ed alla sua personale soddisfazione. Quegli anni mi hanno fatto benissimo, mi hanno fatto ricordare la costruzione di me e mi hanno fatto apprezzare quello che avevo ‘a casa’. Il tutto poi era condito di cibi diversi, musica diversa, persone diverse ed io ho bevuto avidamente tutto il bello che ho vissuto, come una morbida birra scura.

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Un’altra città che ho amato e mi ha amata è stata Torino. Ho fatto il solco su quella A4, ho odiato ogni kilometro di eterni lavori, di inesistenti distributori di gasolio con l’ansia della riserva.

Ricordo l’aroma dell’entrata dell’Hotel degli artisti in cui dormivo sempre e la bellissima piazza su cui affacciava. I caffè più eleganti, dai bassorilievi dorati ed i lampadari di murrine mi facevano sognare a colazione. I locali di musica dal vivo, il parco, i Murazzi, la maestosità dei portici. Serate bellissime e fredde, romantiche e primaverili. Un grigio definito triste a torto, un grigio elegante che ho frequentato per diverse stagioni, imparando a memoria un itinerario che a cervello spento mi portava da sotto casa mia alla mia dimora sabauda.

Amici anche qui, colleghi adorabili anche qui, posticini preferiti anche qui. Che il segreto sia questo? Costruirsi una rete di amori e passioni, di probabili sorrisi.

Questa sensazione di dejavù la vivo ancora oggi, posti sconosciuti, che per qualche motivo inizio a frequentare e che nel tempo diventano un pezzo di me ed io di loro. Questa volta tocca a Prato: nuovo lavoro, nuova avventura, amici vecchi e nuovi, speranze e possibilità vecchie e nuove ed io con il naso all’insù che guardo i merli del Castello dell’Imperatore, simbolo della mia rocciosa resilienza.

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About Agnese Scarito

Mamma di gemelli, digital pre-Social, sostenitrice del tacco 12 ma proprietaria di Birkenstock. Leggo, ascolto, scrivo e lavoro in ordine sparso. Ho fissazioni anziane come Mina, Cesare Pavese e le auto. Amo i cambi Steptronic ma la mia macchina preferita è una Giulietta del '59. Mi appassiono di quasi tutto, se chi me lo racconta ha passione. Quindi scrivo per passione.

2 thoughts on “Life | Nuove città, nuove vite

  1. Una cosa strana che rende MIA la città magari fino a poco tempo prima sconosciuta è quando – accade di frequente – mi chiedono informazioni sulle vie.
    Bel reportage, grazie!

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