Hygge some lovin’

La parola del momento è hygge. Già prima di imparare a pronunciarla, abbiamo iniziato a vederla comparire ovunque: articoli, giornali e pubblicità.
Hygge è un concetto danese, dalle origini norvegesi, e si pronuncia hue-gah. Il suo significato è stare bene. Indica un sentimento o stato d’animo che deriva dal fare le cose quotidiane rendendole significative e speciali. Un modo per assaporare di più la vita, creare rituali che diano significato anche ai gesti più ripetitivi, come fare il caffè o apparecchiare la tavola.

Hygge è l’arte di creare intimità. La capacità di essere consapevoli di vivere un momento speciale. Vi suona familiare vero? È molto vicino alla nostra amata mindfulness.

Non sapevo quanto fosse in voga l’hygge, pare fosse anche in finale per diventare la parola dell’anno 2016 secondo l’Oxford Dictionary. (Per la cronaca la parola del 2016 è stata post-verità, e ho detto tutto). Ignoravo anche quanto i danesi ci tenessero a farne la loro bandiera in materia di “scialla”.  Pensate che sempre lo scorso anno, questo concetto di intimità scandinava ha fatto breccia nelle riviste internazionali. Sono stati pubblicati più di 5 libri sull’argomento nei soli USA e pare che nel 2017 il trend sia destinato ad aumentare. Insomma tutti vogliamo imparare a vivere alla danese. Calzini doppi e caminetti, vin brulè e anice stellato pare possano curare la tristezza da mancanza di luce solare dei mesi invernali.

GLI INGREDIENTI ESSENZIALI PER L’HYGGE
  • Luci soffuse: candele, lucine colorate e lampade dai toni caldi
  • Casa accogliente: arredi avvolgenti, copertine, cuscini e divani, caminetti scoppiettanti
  • Bevande calde: cioccolata calda, tisane, tè aromatici, ovviamente serviti in tazze bellissime e raffinate
  • Abbigliamento comodo: morbidi calzini e maglioni in lana
  • Presenze affettuose: famiglia e amici, con cui chiacchierare, ridere, mangiare e rilassarsi
  • Attività rilassanti: leggere, ricamare, ascoltare musica.

Non sapevo nemmeno esistesse questa parola, ma in me un desiderio urgente di rallentare, fermarmi persino, già stava nascendo. Si nascondeva dietro il sorriso tirato e quella ruga in mezzo alla fronte. Il battito un po’ accelerato e la stanchezza oramai cronica.
Come si sopravvive ai giorni tutti incastrati, sempre diversi ma incredibilmente uguali? A questa domanda non ho saputo darmi grandi risposte. E dopo essere stata a crogiolarmi come un criceto nella ruota, naturalmente ho cominciato a sottrarmi a molti impegni. Le ore passate sui social – al netto di quelle lavorative – sono diminuite. La voglia di discutere è sparita. Sto andando di sottrazione. E cerco di sopravvivere a noia, freddo, buio e crisi di identità. Nei gesti semplici, come spazzolare il mio cane, ho ritrovato una grande serenità. Con la tazza di tè fumante, che mi scalda le mani, mi sono perduta a guardare il soffitto.

Il nido, il confort e la semplicità riescono a spezzare i ritmi delle mie giornate. E pare che sia questo che i danesi abbiano brevettato. La creazione di semplici rituali senza sforzo è hygge e incastrarli nella propria vita allontana lo stress.

Riconoscere il momento, l’azione e la sensazione come qualcosa di unico e straordinario. Ecco cos’è hygge. Magari non per tutti sarà uguale. Ognuno ha il suo rifugio, il suo nido e la sua intimità. Per qualcuno ha la forma di un paio di calzini di lana colorati e per altri le sembianze di un maglione un po’ slabbrato. Una tisana o un bicchiere di vino. Leggere un libro oppure coltivare un giardino. Una nuotata oppure un giro in bici.
L’hygge fortunatamente non ha stagioni, né dogmi.

È sentirsi bene e al sicuro. E sarebbe molto saggio iniziare ad accorgercene.

IL MIO HYGGE

Sorridere al caffè del mattino.
Pensare alla mia vacanza in Salento.
Chiacchierare in maniera asincrona con Elena e Agnese.
Coccolare il mio cane.
Bere un bicchiere di vino dopo il lavoro con gli amici più cari.
Oziare nella mia copertina coda di sirena che mi avvolge sul divano.
Rilassarmi con un massaggio.
Ascoltare il suono di una risata molto amata.
Sorseggiare una tisana calda accompagnata da biscotti, possibilmente Krumiri.
Sentire il profumo del ragù sul fuoco.
Fare un bagno caldo.
Incantarmi di fronte a un tramonto inaspettato.
Programmare countdown con la mia Sora.
Fare colazione nei bar all’aperto.
Passeggiare in spiaggia e raccogliere pietre in inverno.
Andare per mercatini dell’usato a scovare vecchi vinili.

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About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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