Libri| La vita in generale: gli invisibili guerrieri di Tito Faraci

Ultimamente mi accade di non voler finire certi libri, per il timore di sentire la mancanza dei personaggi.
E’ da poco successo con il Generale, protagonista del romanzo La vita in generale scritto da Tito Faraci.

Il libro è partito con me per l’Alto Adige, ma è solo rientrata a Milano che sono riuscita a terminarlo.
Come se avessi bisogno di essere in questa città, protagonista del romanzo tanto quanto i suoi strampalati personaggi, per mettere la parola fine a questa relazione affettuosa con Mario Castelli, imprenditore milanese, finito nell’oblio degli invisibili dopo essere stato tradito e aver perso l’azienda di famiglia.

A Milano ci si rintana. Tutti trovano un posto per loro, alla fine. E dopo diventano troppo pigri o impauriti, o svagati o ciechi o sospettosi per andare oltre, per scardinare i percorsi della città diuturna, ma anche di quella notturna. Si rintanano perchè non riescono a vedere lontano, disabituati ai boulevard, al longitudinale, al diametrale, nonché al respiro vasto di piazze vere. Lo sguardo non può mai spingersi troppo in là. C’è sempre qualcosa davanti. C’è sempre la stratificazione curvilinea di una cipolla, il verticalizzare oscuro delle foglie di carciofo.
Questa città, che è folla innumerevole e dispersa, formicaio senza geometria.

Faraci mi ha presentato un personaggio indimenticabile, l’imprenditore barbone ‪‎Generale‬, che tutti dovremmo incontrare almeno una volta, anche per pochi minuti.
Ci farebbe bene confrontarci con chi ha avuto tanto e poi ha perso tutto.
Mario Castelli è un leader carismatico, ha iniziato a esserlo fin dalle scuole superiori, quando trascinava gli amici in avventure goliardiche, e ha poi continuato a esserlo quando ha preso in mano le redini dell’azienda tessile di famiglia, alla scomparsa del padre.
Ha fatto la gavetta, s’è spaccato la schiena in fabbrica, ha conosciuto ogni minuscolo ingranaggio della sua filiera produttiva, fino a rinnovarne la stabilità e a regalarle il pieno successo. Per arrivare a questo risultato, il Generale ha rinunciato all’amore.
Ha sposato la causa imprenditoriale e ha sorvolato superficialmente sulle relazioni umane, lasciandosi travolgere da un ferale tradimento, che gli è costato tutto ciò che aveva.
Così, dopo qualche anno in carcere a scontare un’ingiusta pena, Mario Castelli rinasce clochard, leader di una squadra di uomini dimenticati da tutti, persino da loro stessi.
Quei barboni che incontriamo lungo le strade della metropoli, che sono uomini dal passato complesso, diseredati dalla vita, protesi verso la libertà più vera e profonda.
C’è una dolcezza nei tratti dei barboni raccontati da Faraci, una luminosità d’animo così forte da diventare esempio.
“La vita in generale” è un libro che punta il riflettore su quelli che la nostra società considera ultimi e che li mette al centro di una riflessione profonda:

Chi ha perso tutto si ritrova senza più niente da perdere. Così non ha più paura. Chi ha perso tutto si adatta a sopportare la disperazione. Così non ha più speranza. Ed è libero. Un uomo libero. Un uomo rinato.

Non entrerò nei dettagli della trama, che diventa sempre più appassionante e travolgente, fino a una chiusa che lascia intravedere un futuro capace di ricucire gli strappi del passato.
Chissà se la ricorderò tra qualche anno, io che tendo a dimenticare tutte le storie e che a volte allontano persino la mia, per certi versi non tanto diversa da quella di Mario Castelli.
Sono certa però che di questo romanzo io porterò con me i protagonisti.

Per più di una notte, durante la lettura, il Generale mi ha svegliata per farmi una carezza. Da lui non te lo aspetteresti un simile tenero gesto, ma s’è creato tra noi un sincero affetto, costruito pagina dopo pagina.
C’è poi un altro personaggio di questa storia, a cui il mio bene va senza alcuna remora: è Zagor, il tenero appassionato di fumetti e tecnologia, di cui si svela troppo poco nelle 208 pagine del libro.
E’ lui che più di ogni altro vorrei abbracciare forte e sostenere, nel suo ritorno alla nostra normalità.

Se siete alla ricerca di una favola moderna, agrodolce, realistica ma piena di speranza, Tito Faraci ha scritto un libro che amerete fino in fondo.
Vi lascerà in eredità un sorriso.
E quando una sera andrete a mangiare una pizza, guardatevi attorno con attenzione e senza pregiudizi.
Al tavolo accanto al vostro potreste incontrare il Generale e il suo esercito.

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About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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