Libri | L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio

Complice questo week end piovoso e un recente passaggio dalla nostra adorata libraia lilla Cristina, ho divorato uno dei libri più belli letto in questi ultimi mesi: L’ Arminuta di Donatella Di Pietrantonio edito da Einaudi.

L’arminuta

Un titolo incomprensibile ad una prima lettura, che mi ha attirato proprio perchè sapeva di dialetto, di racconto antico, di storia di vita. Ed infatti è così: l’Arminuta è la Ritornata, è una figlia che torna alla famiglia d’origine, o meglio, vi viene riportata.
Figlia di due madri, cresciuta in due famiglie, la vita la guiderà nel far pace con entrambe le sue anime e a collocarle correttamente nel suo cuore di donna adulta, ferito da bambina.

Arminuta è una ragazzina che vive i suoi primi tredici anni in un contesto cittadino, al mare, in una imprecisata località abruzzese, con la scuola, l’educazione, il benessere, lo sport e le amiche, raccontato in un italiano chiaro e pulito, come la vita che conduce. Poi viene restituita ai genitori naturali, per un motivo che si svelerà nelle ultime pagine, e lì il racconto diventa lingua arcaica, dialetto, paese di campagna e povertà.
La scuola la affranca, il suo distinguersi per poter continuare a studiare, supportata economicamente dalla madre che non l’ha generata ma l’ha abbandonata e infine, moralmente, dalla madre naturale.

Non l’ho mai chiamata, per anni.

Da quando le sono stata restituita, la parola mamma si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori.

Un romanzo-diario

Il libro è scritto in prima persona, con ritorni puntuali ad un presente risolto, dove i personaggi sono cresciuti e se ne intuisce il legame attuale, quasi a rassicurare il lettore, a dare notizie di com’è finita.
La protagonista non viene mai chiamata per nome, come se il non avere una famiglia stabile, non le permetta di avere una precisa identificazione di se stessa, a partire dal suo nome proprio.

Bellissimo il racconto di lei, dal suo punto di vista adolescente, il suo spiegarsi gli eventi, il suo non capire, il suo aggrapparsi a quello che crede, non avendo elementi maturi per leggere quello che le sta succedendo.
Il tutto scritto bene, molto, da Donatella Di Pietrantonio.

Restavo orfana di due madri viventi.

Una mi aveva ceduta con il suo  latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni.

Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo più da chi provenivo. In fondo non lo so neanche adesso.

Due mamme, una sola sorella

Il rapporto meraviglioso con la sorella Adriana (lei un nome lo ha, e anche una definizione precisa nella famiglia), i fratelli, i genitori, il paese, la scuola, il tutto descritto con la forza delle parole, in dialetto e in italiano.
Un peso diverso agli episodi, ai personaggi ed ai sentimenti rafforzato dallo stile linguistico e da una miseria in cui la povertà economica è il minore dei problemi.

Non ho mai smesso di vergognarmi della sua lingua, del dialetto che diventava ridicolo quando si impegnava a parlare pulito.

I sentimenti raccontanti sono tanti: la paura dell’incerto, il dolore della solitudine, i primi tremiti di eccitazione, lo strappo del lutto, la violenza e la tenerezza, l’inconsapevolezza e la determinata lucidità.
Davvero un libro ricco di sfumature e carico di emozioni. Scritto con un linguaggio potente, con una scelta di parole – in italiano e in dialetto –  attenta e pesata, che incornicia con precisa attenzione una storia indimenticabile.

Le ritornate

A tornare è l’Arminuta, ma forse anche sua madre adottiva e anche quella naturale. A tornare è anche Adriana, la cui vita svolta quando la sorella rientra e l’amore per lei è più forte dell’invidia, della fame, dell’influenza della famiglia.

A tornare sono le donne, sono loro le protagoniste, gli uomini di questo romanzo sono figure di sfondo, sono padri anaffettivi e concentrati sui loro problemi, sono fratelli superficiali che cercano il proprio benessere. Sono femminili i caratteri che ti restano impressi dopo la lettura di questo libro.

Adriana è spontanea, intelligente, buona, bella nella sua naturale semplicità contadina, saggia della sua conoscenza della vita che si contrappone alla cultura poco pratica della sorella.

Per me  l’Arminuta è un romanzo imperdibile.

E da un paio di giorni lo considerano imperdibile anche i giurati del Premio Campiello, meritatamente assegnato a Donatella.

photo credit | Canio Romaniello

About Agnese Scarito

Mamma di gemelli, digital pre-Social, sostenitrice del tacco 12 ma proprietaria di Birkenstock. Leggo, ascolto, scrivo e lavoro in ordine sparso. Ho fissazioni anziane come Mina, Cesare Pavese e le auto. Amo i cambi Steptronic ma la mia macchina preferita è una Giulietta del '59. Mi appassiono di quasi tutto, se chi me lo racconta ha passione. Quindi scrivo per passione.

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