Libri | Il contrario delle lucertole di Erika Bianchi

Spero che mi fermi, che mi dica: Ma no Marta, vai, ci penso io, vedrai che non è niente. Non gli crederei, andrei a cercarla lo stesso, come si fa a non preoccuparsi? Ma almeno, almeno mi riconoscerebbe il diritto alla spensieratezza. Mi esonererebbe dalla responsabilità.

Ho pensato molto a lungo a quale citazione de Il contrario delle lucertole dare la ribalta per iniziare questo post.
Sento il desiderio di colpirvi subito al cuore, così come è accaduto a me dopo pochi attimi dall’immersione nella drammatica storia famigliare di Nanni e Isabelle, fratello e sorella, figli dello stesso uomo e cresciuti in mondi distanti ma non troppo diversi.
Ho scelto di sbattervi in faccia le parole che più di altre danno forma a un’ovvietà che non ho mai potuto fare mia: i figli, fino a quando sono giovani e fragili, avrebbero diritto a vivere con spensieratezza.
Questo diritto, a volte, può non appartenerci.
Ed ecco la genesi dei nostri mostri interiori, descritta con lucida e abile capacità narrativa nell’opera seconda di Erika Bianchi.

Erika Bianchi - Il contrario delle lucertole

IL CONTRARIO DELLE LUCERTOLE

Lo diceva anche Tolstoj nell’incipit di Anna Karenina che tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro e ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
La famiglia protagonista del romanzo discende da Zaro Checcacci e non può che essere infelice, poiché generata da un uomo incapace d’amare, privo di quel bagliore interiore che accomuna le brave persone.
Nel 1948 Zaro, diciassettenne orfano di padre, viene scelto dal prode Gino Bartali per far parte della squadra che deve accompagnarlo al Tour de France, edizione che il non più giovane ciclista vincerà per la seconda volta. Sulle coste della Bretagna, nel piccolo paese di Dinard, la squadra si ritrova a festeggiare una tappa vinta da un gregario di Bartali. In quel locale, tra vino che scorre e l’euforia che esplode, lavora la quindicenne Lena, innocente quanto basta per non capire che appartarsi con Zaro e lasciarsi andare tra le sue braccia la condurrà in una direzione dalla quale non potrà tornare indietro.
Nove mesi più tardi viene alla luce Isabelle, bambina non desiderata e figlia di padre ignoto, mentre Zaro, tornato a Ponte a Ema in Toscana, continua ad aggiustare biciclette e mette su famiglia con la brava ragazza Elvira, dalla quale nasce Giovanni, detto Nanni.

Dieci anni dopo, Lena si presenta all’officina di Zaro. Accanto a lei una fragile, perplessa e timorosa Isabelle, ancora sconvolta dal lungo viaggio verso una terra ignota, dove si parla un idioma diverso e dove nulla di buono l’attende.
Nell’officina c’è anche Nanni. È timido, non ha mai visto il mare, non sa quasi nulla della vita, ma istintivamente capisce che quella bambina è sua sorella. Si avvicinano l’uno all’altra, non parlano la stessa lingua ma si scelgono a pelle e sangue con la stessa certezza dei rabdomanti che sanno dove trovare l’acqua.
Isabelle e Nanni, i figli di Zaro: una non desiderata e non riconosciuta, l’altro continuamente umiliato e ferito da quel padre volgare e arido; entrambi costretti a crescere camminando in bilico sul vuoto del non amore.
A loro per primi non è concesso il diritto alla spensieratezza, a loro il mostro interiore vieta di vivere e amare.

Isabelle ci prova. Vuole veramente spezzare il circolo vizioso, la maledizione che scorre nel suo sangue e che le blocca il cuore. Ci prova sposandosi con Carlo, mettendo al mondo Marta e Cecilia. Ci prova andando a vivere a Roma, costringendosi nel ruolo di moglie borghese, interpretando la parte della mamma che respinge con orgoglio la depressione post partum.
Prova con tutte le sue forze a combattere con il mostro che le divora l’anima, che la rende infelice sempre, anche se apparentemente non ne avrebbe motivo.
Ci prova ma non ci riesce, perchè il mostro non può morire, non fino a quando lei non gli consentirà di farlo.

Vorrei lasciare il segno nei posti in cui vivo, appestarli di piscio come i gatti, ma ho una vita che non attecchisce, che scivola via dai luoghi senza inciderli.

Isabelle abbandona Carlo e le bambine, generando così altri mostri e nuova rabbiosa infelicità. Un domino di dolore che non riesce a interrompersi.
Mentre Nanni continua a vivere accanto a Zaro, diventando però un uomo gentile e presente, non solo per la sorella ma anche per le nipotine sperdute, Isabelle si trasferisce a Parigi con Jules, il nuovo marito che sembra darle l’equilibrio tanto anelato.
Per spezzare la maledizione ci vorranno anni, costellati di nascite e lutti; anni fustellati con centinaia di parole, bocconi di metafore in storie di animali che provano a dare un senso all’abbandono. Ci vorrà una bicicletta per allontanarsi dai mostri e arrendersi all’ineludibile consapevolezza che non si può essere madre se non si è stata figlia e che a taluni serve un’intera vita per vincere nella lotta contro la propria natura.
Infine, arriverà il perdono a soffocare per sempre il mostro.
Il gene dell’orco è finalmente sconfitto.

L’AUTRICE: ERIKA BIANCHI

Erika Bianchi - Il contrario delle lucertole

Erika Bianchi è nata e vive in Toscana, dove insegna Storia Antica e Archeologia.
Ama la letteratura americana contemporanea ed è anche traduttrice.
Ha scritto Il contrario delle lucertole sei anni fa, ma allora s’intitolava Il rischio dell’inverno. Dal 2011 a oggi il libro ha viaggiato di casa editrice in casa editrice, venendo sempre respinto. A volte gli editori non sanno riconoscere la bellezza.
Per fortuna che Giunti ha detto sì, perchè oggi possiamo leggere un libro che mi azzardo a definire capolavoro. Il contrario delle lucertole è un romanzo di grande valore, con una prosa perfetta e uno stile impeccabile. La narrazione a ritroso nel tempo, interpretata da diverse voci, non perde nemmeno in una pagina il mordente sulla storia principale, confermando l’eccellenza della scrittura.
Verrebbe quasi da pensare che l’autrice sia una di quelle letterate così talentuose da essere spocchiose e distanti.
Erika Bianchi, invece, ha lo sguardo limpido e gentile, velato da una timidezza disarmante.
È nata per raccontare storie, perchè sa guardare la vita con la lucidità di chi dal dolore ha imparato a spremere speranza e trarre forza.
Durante un incontro riservato a giornalisti e blogger ho potuto abbracciarla forte e ringraziarla, per aver scritto un romanzo che mi ha più volte fermato il cuore, andando a toccare corde della mia intimità che spesso vorrei non fossero state intrecciate. Tra i talenti più preziosi di un vero narratore ci sono la curiosità verso l’animo umano e la capacità di non giudicarlo.
Erika Bianchi ha questi doni, oltre all’innegabile e per nulla scontata dote di saper fare ricerche storiche accurate, che ricamano il romanzo di dettagli così realistici da mettere in dubbio che si tratti solo di una storia inventata.
Non ci resta che attendere che qualche regista illuminato trasformi questo libro in film, magari senza aspettare altri sei anni per vederlo al cinema.

Nell’attesa, chi non l’ha letto lo legga e chi l’ha letto lo diffonda.

Erika Bianchi
Il contrario delle lucertole
Giunti
312 pp.
16 euro

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

4 thoughts on “Libri | Il contrario delle lucertole di Erika Bianchi

  1. Una bellissima descrizione di questo capolavoro. Opera , non a caso la chiamo opera, ricca nelle descrizioni , sorprendente , profondo e una notevole conoscenza di numerosi argomenti .Auguriamo a Erika che diventi un film.

    1. Alessandra, è vero, è davvero un’opera, perchè non esiste altro termine che possa descrivere un libro così completo e perfetto.
      Speriamo davvero che diventi un film! Noi avremmo anche già scelto il regista… un certo Paolo Virzì!
      🙂

  2. Oh, Elena, sarà stato un incontro potente quello che hai fatto con quest’autrice che non conoscevo ma che mi attira moltissimo. I tuoi consigli sono sempre preziosi, il tempo rema contro, ma questa è un’altra storia e in qualche modo leggerò tutto ciò che ho in mente, aggiungo dunque questo. Grazie!

    1. Sandra cara, dovremmo essere regine del nostro tempo e dedicarci esclusivamente alla lettura!
      Questo libro mi ha emozionata oltre ogni aspettativa. Continuo a pensare a Isabelle, la protagonista, e mi vengono gli occhi lucidi.
      Ti auguro di riuscire a leggerlo presto, perché i libri così non bisogna lasciarseli scappare.
      Ti abbraccio.

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