Libri | Breve riflessione sul giovane Holden

Quando ero un’adolescente cicciosa e confusa, mi consigliarono di leggere il capolavoro di J.D. Salinger, così mi avvicinai a Holden e lo conobbi superficialmente, senza diventarne amica.
Credo di non essere stata l’unica ragazzina a leggere il romanzo e a non provare altro che fastidio e irritazione.
Questo ragazzino irrequieto e baldanzoso, che si tuffa in avventure molto più grandi di lui, convinto di essere superiore ai suoi coetanei e, addirittura, a moltissimi adulti, non era certo facile da digerire.
Io non ero una ragazzetta ingenua, avulsa dal mondo e avvolta nella bambagia, ma ero pure sempre una quattordicenne che viveva in un paesello di provincia, dove non era consuetudine filosofeggiare frequentando bar fumosi, bevendo alcolici, andando allo sbando e progettando fughe lontane.
Holden non poteva essere un amico, un esempio, un’ispirazione.
Era solo uno stronzetto antipatico e piuttosto snob.
Perciò lo presi e lo riposi molto in fondo alla mia libreria, dove non avrebbe potuto sussurrarmi alcuna promessa di libertà.

Una decina d’anni più tardi, quando ormai ero una donna con già troppa vita sulle spalle, ritrovai quella copia edita da Einaudi e la ripresi in mano.
Era ancora perfetta, pareva che quasi non l’avessi sfogliata.
Mi riavvicinai a Holden e cercai di non avere pregiudizi, ma non fu affatto semplice.
Il signorino Caulfield continuava a essere per nulla simpatico e accattivante e le sue maledette papere mi facevano venire voglia di anatra all’arancia.
Però, quella volta, qualcosa mi colpì.
Fu la sua totale assenza di fiducia negli adulti a solleticarmi i pensieri. Io ero stata una ragazzina sola e poco propensa a mettermi nelle mani di chi avrebbe dovuto formarmi e guidarmi, come avevo potuto a quattordici anni non immedesimarmi nelle disavventure di Holden?
Questo rimane tutt’ora un mistero, come rimane assurdo che a venticinque anni non riuscii a notare altro che questo.

Non mi coinvolse il suo profondo disagio, il suo desiderio di essere amato, la sua latente voglia di emergere ben nascosta sotto tutti quei tentativi di sparire.
Non mi presero la sua ossessione per l’ipocrisia, per la verità, per la pulizia.
Non mi convinse il suo viscerale bisogno di innocenza.
Tutto questo arrivò alla terza lettura, nel 2007.
Avevo da poco ripreso a vivere dopo la fine di un amore grande.
Rileggere Il giovane Holden fu come il canto della fenice, che accresce il coraggio dei buoni.
Io ero una persona buona, così come lo era Holden.
Solo allora scattò l’amore tra noi.

Holden era come me. O meglio, io ero come Holden e lo ero sempre stata, solo che non volevo ammetterlo a me stessa, perchè probabilmente avrei dovuto anche accettare che la vita sarebbe sempre stata una grande e faticosa sfida.
Una sfida che non avrei vinto mai, perchè mai la vita sarebbe stata popolata solo di bellezza, di purezza, di innocenza.
Ci sarebbero sempre state una montagna di merda e tonnellate di ipocrisia.
Nemmeno io avrei mai saputo la destinazione invernale delle papere di Central Park.
Io, come Holden, avrei dovuto per sempre lottare contro un umanità così diversa da me e dai miei valori.
Ma.
Sì, ci fu un ma. Un grosso enorme MA.
Ma Holden aveva degli ideali? Per quanto io sfogliassi e rileggessi quelle pagine, non riuscii a trovare un solo valore positivo in cui Holden volesse identificarsi.
Voleva davvero essere una persona migliore? O voleva solo lamentarsi di quanto non fossero migliori gli altri?

Il giovane Holden

Altre tre riletture dopo, compresa quella della nuova edizione del 2014 tradotta da Matteo Colombo, sono ancora qui a domandarmi che fine abbia fatto il giovane Holden Caulfield e che cosa sia rimasto della sua rabbiosa ricerca di se stesso e del suo posto nel mondo.
Una cosa però l’ho capita e per me vale molto di più di tutto quanto c’è scritto in questo libro magnifico e indimenticabile.
La rabbia non serve a combattere l’ipocrisia.
La falsità del mondo si combatte con la consapevolezza di ciò che si è, profondamente e innegabilmente.
Guardarsi allo specchio, imparare a volersi bene (difetti compresi), smettere di temere i giudizi altrui, liberarsi di maschere e imposizioni sociali.
L’ipocrisia degli altri si combatte con tanta positività e con l’amore verso se stessi.
O, perlomeno, io ho fatto così.
Chissà se Holden ce l’ha fatta anche lui o se ha terminato la sua avventura drogandosi, per estraniarsi da un mondo troppo difficile da affrontare.

Di certo, caro Holden, sei ancora un grande stimolo per tutti noi, giovani di ieri e di oggi.
Tu sì che sei degno d’essere il best idol di milioni di adolescenti.
Justin Bieber ti spiccia casa.

Ad ogni modo, sono quasi contento che abbiano inventato la bomba atomica. Se c’è un’altra guerra, vado a sedermici sopra, accidenti. E ci vado volontario, lo giuro su Dio.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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