Le antenate | Vera Rubin

Quale altra galassia vorresti visitare?  Vorrei visitare Andromeda, così da poter guardare indietro la Via Lattea e vedere come è fatta da fuori .

Vera Rubin in un intervista su Discover Magazine del 2002

Vera Rubin

Una delle più grandi scienziate dell’ultimo secolo

Sono sempre stata innamorata delle parole e delle lettere, quindi le donne di scienza mi affascinano. Oggi vi racconto di Vera Rubin, astronoma americana che tanto era vicina per epoca e studi alla nostra Margherita Hack, di cui vi ho già raccontato. È morta il giorno di Natale all’età di 88 anni, mentre io mi disperavo per George Michael con in sottofondo Last Christmas in loop, non sapendo che una donna preziosa ci aveva lasciato, probabilmente con una scia di polvere di stelle. Forse è ancora in viaggio verso la sua adorata Andromeda.

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La Rubin è stata una scienziata fenomenale a cui si deve la scoperta delle anomalie del moto delle galassie, che ha portato a formulare l’esistenza della Materia oscura, confermata nei decenni successivi. La Materia oscura è circa il 27% dell’intero Universo, quindi questa donna ha sostanzialmente scoperto un quarto di ciò che conosciamo sulle galassie, che dovevano contenere una certa materia non visibile rispetto a quella ordinaria di cui sono fatte le stelle.

Quando immagino quanto abbia studiato, misurato, pensato e osservato questa signora dell’astronomia, guardo la mia agenda lavorativa e le faccende di cui mi occupo e mi sento un microbo di donna d’intelletto rispetto al suo grande sapere.

Science is competitive, aggressive, demanding. It is also imaginative, inspiring, uplifting.

La Materia oscura

Gli studi che la portarono alla Materia oscura, Vera li svolse dopo il dottorato al Carnegie Institute di Washington, in coppia con Kent Ford, che aveva da poco costruito uno spettroscopio molto sensibile per misurare la rotazione delle galassie.

I due si mettono quindi a misurare la velocità delle stelle nelle galassie a spirale, a seconda della loro distanza dal centro della galassia stessa. Le stelle, nelle zone più esterne delle galassie giravano veloci tanto quanto le stelle più interne. Peccato che ci si aspettasse il contrario: la velocità delle stelle più interne avrebbe dovuto essere più alta, poiché tali stelle percorrono un orbita più stretta e vicina al centro. Un po’ come quanto accade con i pianeti del nostro Sistema Solare. Un po’ come avrebbe detto Newton.

Dopo aver studiato la galassia di Andromeda, Rubin e Ford ne studiarono altre, osservando comportamenti simili. Fu un altro studioso, Fritz Zwicky a proporre una soluzione al problema: le galassie dovevano contenere una certa materia non visibile rispetto a quella ordinaria di cui sono fatte le stelle. E molto più abbondante: più di un quarto della composizione totale dell’Universo. Nasceva l’idea di “materia oscura”. Un’idea che non sarebbe nata per chissà quanti decenni, senza le misure di Vera Rubin.

Questo lo scrive Luca Perri, astofisico con l’indole del divulgatore che vi consiglio di seguire sulla sua pagina facebook e che ha scritto cose più corrette di quelle che avrei potuto spiegarvi io, quindi le ho riportate qui sopra.

Un tenero aneddoto narra che nella parte finale della sua specializzazione, Vera frequentasse lezioni serali, con il marito che la aspettava fuori fino alla fine perchè lei non sapeva guidare. La scienziata, la donna dei calcoli astrofisici, una mente brillante, non sapeva domare una banalissima automobile, ma aveva un amore grande accanto per supportarla con pazienza e presenza.

Vera Rubin è morta a Princeton e la famosa Università non ne potrà rivendicare la Laurea perchè, negli anni cinquanta, non fu accettata come matricola per un corso superiore di specializzazione proprio in astronomia. Le donne vennero ammesse solo dal 1975 a tale corso. Eppure le quote rosa hanno fatto moltissimo nel campo delle stelle, con diverse importanti scoperte attribuite a scienziate. Margherita Hack non ha avuto gli stessi limiti nell’Italia del dopoguerra.

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Il testamento di Vera

Vera Rubin viene ricordata non perchè donna, ma per i suoi numeri, come lei stessa disse con orgoglio:

I miei numeri significano per me più del mio nome. Se gli astronomi stanno ancora usando i miei dati a distanza di anni, questo è il più grande complimento.

Se volete leggere di lei su l’edizione italiana di Scientific American, ecco l’articolo.

Mi chiedo se tra le nostre non-groupies ci sia qualche STEM girl? Qualche appassionata di stelle, scienze o matematica? Conoscevate le imprese di Vera? Raccontatecelo!

About Agnese Scarito

Mamma di gemelli, digital pre-Social, sostenitrice del tacco 12 ma proprietaria di Birkenstock. Leggo, ascolto, scrivo e lavoro in ordine sparso. Ho fissazioni anziane come Mina, Cesare Pavese e le auto. Amo i cambi Steptronic ma la mia macchina preferita è una Giulietta del '59. Mi appassiono di quasi tutto, se chi me lo racconta ha passione. Quindi scrivo per passione.

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