Le antenate | Tina Modotti

Ovunque abbia cercato notizie di te, ho sempre trovato un paio di paroline che tentavano di racchiuderti: Tina Modotti fotografa e rivoluzionaria, fotografa e pasionaria, fotografa e combattente. Come in un ossimoro, messi assieme da un lato la fotografia che registrava come un testimone la tua vita e dall’altro la tua partecipazione ai fatti, le tue aspirazioni politiche e artistiche.

Ti ho scoperta 15 anni fa, ero più giovane e un giorno, nel luogo dove lavoravo, decisero di dare un nome alle sale delle conferenze e passeggiando per quella galleria mi ritrovai di fronte a tre cartelli: Montessori, Modotti e Vivaldi. Mi incuriosì quella sequenza apparentemente senza alcun nesso logico, un insieme di nomi – più tardi nella passeggiata si aggiunsero Bach, Vico, Archimede, Averroè, Saffo, Ippocrate e Newton – che palesemente dovevano essere stati tirati fuori solo per il gusto dell’amministratore. Conoscevo tutti, persino Oppenheimer, e non conoscevo te.

Tina Modotti. Entrai in libreria e pronunciai queste parole. Curioso come solo 15 anni fa non avrei mai pensato di digitare per cercare sulla rete, ma subito ti andai a cercare nelle parole e nella carta. Come per appropriarmi di te il prima possibile.

E riscoprire nelle pagine, quelle Calle che mi fecero riconoscere in te, altre passioni per altri fotografi e altri nomi.

Le antenate | Tina Modotti

Man Ray
Robert Mapplethorpe

Quel libro lo conservo ancora in bella mostra sulla mia libreria, in copertina due mani su un badile, simbolo di un popolo che non conosce confini, spagnolo, come italiano, come messicano. Quel popolo che nella terra e nella sua appartenenza riponeva speranze e valori e proprio quel popolo a cui sentivi di appartenere, al di là di ogni geografia in cui approdasti.

Le antenate | Tina Modotti

Nascesti a Udine nel 17 agosto 1896, Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, immagino che per ovvie ragioni da sempre ti riconoscesti in Tina Modotti.

La tua vita attiva iniziò molto presto, in filanda a 12 anni e forse anche già da allora nello studio fotografico di tuo zio. Anche i viaggi iniziarono presto, come imprimatur di una vita nomade passata tra più paesi e continenti. E fu l’Austria, poi il ritorno, poi San Francisco dove tuo padre era emigrato e l’inizio del lavoro come attrice. Poi l’incontro e il matrimonio nel 1918 con Roubaix “Robo” de l’Abrie Richey, e l’arrivo a Los Angeles dove esordisti nel cinema con The Tiger’s Coat.

Le antenate | Tina Modotti

Il 1920 fu una girandola di emozioni, la notorietà a Hollywood e l’amicizia con Edward Weston, che ti volle prima come sua musa e modella delle sue foto e infine ti reclamò tutta per sé. Un tourbillon che ti rapì e fuggisti con lui, poi tornasti da Robo che si era trasferito in Messico, dove non lo riabbracciasti più perché vittima del vaiolo. Proprio quella Città del Messico, calda e radicale, ti entrò sotto pelle e ci rimanesti con Edward, lasciandoti indietro tutto.

Le antenate | Tina Modotti
Tina fotografata da Edward

Città del Messico significò macchina fotografica sempre tra le mani e nuove amicizie Xavier Guerrero, Julio Antonio Mella e Vittorio Vidali, ma anche Frida Kahlo e Andrea Ribera.

Le antenate | Tina Modotti e Frida Kahlo

Nel 1927 ti iscrivesti al Partito Comunista Messicano e di lì a poco, diventasti fotografa e modella, nonché prostituta d’alto bordo e Mata Hari comunista. Ma lì la tua fotografia subì un mutamento, l’estetica fu scalzata dall’atto rivoluzionario. Le calle dalla falce e dal martello. Per immortalare il movimento muralista messicano José Clemente Orozco e di Diego Rivera.  L’apice della tua carriera di fotografa.

Non è indispensabile sapere se la fotografia è o non è un’arte, quel che conta è distinguere tra buona e cattiva fotografia […] La fotografia si afferma come il mezzo più incisivo per registrare la vita reale. Da qui il valore documentario, e se a ciò si aggiunge la sensibilità e l’accettazione dell’argomento trattato, ma soprattutto una chiara idea del posto occupato nell’evolversi della storia, ritengo che il risultato sia degno di un proprio ruolo nella rivoluzione sociale.

Le antenate | Tina Modotti

Le antenate | Tina Modotti

Le antenate | Tina Modotti

Le antenate | Tina Modotti

Nel 1930 dovesti abbandonare il Messico e con lui anche la macchina fotografica. Pochissime le foto dei successivi 12 anni della tua vita in esilio. Europa, Mosca con la polizia segreta sovietica, e la Guerra civile spagnola. Con Vittorio Vidali – tu Maria e lui Comandante Carlos –  vi uniste alle Brigate Internazionali fino al 1939.

Poi il ritorno nella città del tuo destino, di nascosto e sempre in compagnia con il tuo comandante. Tre anni in cui ti attribuirono di tutto e persino la tua morte durante una corsa in taxi fu misteriosa e avvolta dalle polemiche.

Mi considero una fotografa, niente di più. […] La fotografia, proprio perché può essere prodotta solo nel presente e perché si basa su ciò che esiste oggettivamente davanti alla macchina fotografica, rappresenta il medium più soddisfacente per registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti ed è da questo che deriva il suo valore di documento.
Mexican Folkways, 1929

Bello sapere che la tua memoria è ancora viva, grazie al lavoro di chi nella tua terra natìa ha voluto ricordarti con un Comitato. Bello ritrovarti nei libri e nelle canzoni, come in quella Suite for Tina Modotti, che Francesco Bearzatti ti ha dedicato.

Doloroso e bello, leggerti nei versi che Pablo Neruda ti dedicò nel tuo epitaffio.

Tina Modotti hermana,
no duermes no, no duermes
tal vez tu corazon
oye crecer la rosa
de ayer la ultima rosa
de ayer la nueva rosa
descansa dulcemente hermana.

Puro es tu dulce nombre
pura es tu fragil vida
de abeja sombra fuego
nieve silencio espuma
de acero linea polen
se construyo tu ferrea
tu delgada estructura

About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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