Le antenate| Simone de Beauvoir

A Parigi nel sesto arrondissement, proprio davanti al famoso bar Les Deux Magot, si trova Place Sartre-Beauvoir. É dedicata a una delle coppie più importanti della filosofia contemporanea. Quella targa cristallizza nel tempo l’unione tra Simone de Beauvoir Jean-Paul Sartre, legandoli a uno dei posti che frequentarono e amarono di più.

Il mio incontro con Simone fu nelle pagine di Memorie di una ragazza per bene in cui ripercorre le prime tappe della sua vita, a partire dalla prima infanzia. Simone-Lucie-Ernestine-Marie Bertrand de Beauvoir nasce  nel 1908 a Parigi da una famiglia benestante e profondamente religiosa. Passa la sua infanzia tra l’appartamento di Boulevard Raspail e la casa in campagna a Guillère. La bancarotta del nonno materno costrinse la famiglia a rinunciare agli agi e a imporre grandi costrizioni a Simone e alla sorella più giovane. Nonostante il tracollo finanziario la famiglia resta profondamente conservatrice e meschina. Simone si confronta con un mondo che già le appare in declino e coltiva una tensione continua verso la vita e la conoscenza di sè.

Quando ebbi terminato le mie Memorie, dal mio passato non si levava più alcuna voce che mi spingesse a proseguirle. Ero decisa a dedicarmi ad altro. E poi, non ci sono riuscita. Sotto l’ultima riga, invisibile, c’era un punto interrogativo dal quale non riuscivo a liberare il mio pensiero. La libertà: per farne cosa? Che senso dava, il seguito della mia vita, a tutte quelle agitazioni, a quelle lotte, all’evasione, alla vittoria?
L’età forte

Nel 1929 ritorna a Parigi e alla Sorbona incontra l’uomo che sarà il suo compagno di vita, il filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre. Una relazione aperta tra pari che avesse come punto fermo l’onestà anche sulle storie parallele. Si chiamavano tra loro Castoro (per l’assonanza tra beaver – castoro in inglese – e Beauvoir) e Cobra. Sembrerebbe un rapporto idilliaco eppure tanti furono i dispetti e le vendette sessuali che si fecero a vicenda. Ma alla base di tutto una profonda complicità e tensione intellettuale, li legò per tutta la vita.

Quando rientrai a Parigi, nel settembre 1929 la cosa che subito mi inebriò fu la mia libertà.
L’età forte
Era una Parigi senza dubbio più intrigante che mai, in cui le donne – e che donne – riuscirono a fare cose importanti. E penso a George Sand, a Colette e a Coco Chanel che in quel tempo sovvertono un po’ di regole e rivoluzionano la storia dell’arte e del costume.
Intanto Simone conosce e frequenta le persone più importanti della cultura francese dell’epoca: Simone Weil, Raymond Aron, Merleau-Ponty, Roger Vailland, Lévi-Strauss, Paul Nizan.

Ricordo ancora a memoria il passo in cui avviene l’incontro (o scontro) con Simone Weil che la liquida con “si vede che non avete mai avuto fame“.  Una frase accusa la de Beauvoir – e ce ne saranno ancora molte altre donne a farlo – di altezzosità e indifferenza.

È ne Il secondo sesso (1949) che scatena tutta la sua determinazione, suscitando approvazione e scandalo. Nel saggio Simone de Beauvoir elenca tutti i ruoli attribuiti alle donne dal pensiero dominante di stampo maschile  e i relativi attributi. Utilizza un linguaggio nuovo, del tutto inedito per le donne: controllo delle nascite e aborto, sessualità, lesbismo, prostituzione, maternità. Cerca di tracciare una via percorribile da tutte le donne verso l’indipendenza e l’emancipazione. Ma non per tutti quest’opera rappresenta un contributo filosofico degno di questo nome. È una persona che divideva e divide tutt’ora Simone de Beauvoir. Per alcune icona del femminismo e della liberazione delle donne, per altre solo una donna che vorrebbe essere un uomo, fondamentalmente affetta da misoginia.
Una non-groupie oppure una groupie che si nascondeva bene?

Lei risponderebbe così.

Devo ammettere che la posterità ha su di me un grande vantaggio. Essa conoscerà la mia epoca mentre questa ancora non si conosce. Saprà una quantità di cose che io ignoro. La mia cultura, la mia visione del mondo, le appariranno sorpassate. A parte alcune grandi opere che resistono ai secoli, disdegnerà gli alimenti di cui io mi sono nutrita.
A conti fatti

Eppure nel leggere le sue opere – soprattutto quelle autobiografiche – ho sempre avvertito una sfrontatezza accompagnata da una profonda fragilità che me l’hanno fatta sentire molto vicina. Dopo Le Memorie, Simone de Beauvoir continua a raccontarsi in L’età forte (1960), La forza delle cose (1963), e l’ultimo A conti fatti (1972). Tutti tasselli che compongono la sua vita e che ci accompagnano nell’atmosfera dell’epoca e nel dibattito filosofico culturale che animava la Francia dagli anni trenta fino ai primi anni settanta. Ancora più intimi sono i volumi Una morte dolcissima (1964) dedicato alla morte della madre e La terza età (1970) in cui la malattia, la vecchiaia e la morte vengono affrontati con coraggio e a “viso scoperto”.

Simone muore il 14 aprile 1986. Viene seppellita a Montparnasse accanto a Sartre, deceduto il 15 aprile di sei anni prima.  Scomparsa che lei aveva accompagnato con queste parole.

La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo.
La cerimonia degli addii

E per se stessa così volle chiosare.

Non sono stata una virtuosa delle scrittura. Non ho resuscitato il baluginare delle sensazioni e catturato in parole il mondo esterno come Virginia Woolf, Proust, Joyce. Ma il mio scopo non era questo, volevo farmi esistere per gli altri comunicandogli nel modo più diretto il sapore della mia vita.
 A conti fatti 

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About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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