Le antenate | Anne Sexton

Da oggi abbiamo una nuova rubrica: vi presentiamo le non-groupie, le nostre antenate, donne che ci hanno lasciato una valigia piena di vite vissute alla ricerca della bellezza e dell’essenza. Vite non sempre facili, anzi a volte complesse al punto da richiedere una forza non comune per portarle avanti. Fino alle estreme conseguenze.

Vogliamo condividere con voi questo nostro album di famiglia, alcune foto saranno un po’ sbiadite, ma i ricordi sono intatti.

Anne Sexton

La prima delle nostre antenate. Non chiedeteci perchè è arrivata Lei per prima nelle foto del nostro album. Non sapremmo rispondere. O forse c’è una sola risposta a questo amore che ce la fa preferire in mezzo a tantissime altre. Anne era un ossimoro, come solo alcune donne sanno esserlo. Era, al contempo, esibizionista e timida, sboccata e introversa, ironica e bipolare, bellissima e autodistruttiva, atea e alla ricerca di una spiritualità profonda.

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Anne Sexton nasce a novembre – il nove per la precisione – nel 1928, nei pressi di Boston. 

In realtà nasce Anne Gray Harvey, a 19 anni diventerà Sexton prendendo il cognome del marito Alfred Muller Sexton II che sposerà dopo un aver lasciato il college. Una vita che sembra tracciata da subito, breve esperienza da modella, il matrimonio, la gravidanza, ma già nel 1954 le viene diagnosticata la depressione post-partum,  e il primo collasso mentale che la porta a Westwood Lodge, un ospedale neuropsichiatrico dove dovrà ripetutamente tornare per chiedere aiuto. Nel 1955 , in seguito alla nascita della sua seconda figlia, Anne subisce un altro crollo nervoso che comporta un nuovo ricovero e l’allontanamento dalle bambine. Quello stesso 9 novembre 1955 – giorno del suo compleanno – tenta il suicidio.

Arriva alla poesia proprio per cercare una via con cui combattere le tenebre e i mostri che la perseguitano e si iscrive al workshop di poesia presso il Centro di Boston per l’educazione degli adulti. Non viene accolta con entusiasmo dal responsabile del laboratorio, che anzi la osteggia ma al contempo le fa capire quanto questa strada le appartenga. Nel 1957, conosce Robert Lowell, George Starbuck, Sylvia Plath e  Maxine Kumin, che nell’introduzione a Complete Poems, esprime la convinzione che solo la poesia ha dato ad Anne la forza di sopportare la vita.

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Essere donna è il tema centrale della poesia di Anne, la prima ad aver affrontato temi – all’epoca scabrosi – quali le mestruazioni, l’aborto,  il tradimento e la tossicodipendenza. Considerata la strega della letteratura americana, Anne è dipinta come un’anticonformista, agli antipodi della rassicurante casalinga americana degli anni ’60. Lontana anni luce dalla moglie perfetta e dalla soubrette tutta lustrini, rivendica fino all’estremo il suo essere per sè.

Scrive in una delle sue poesie più note: Ogni donna è sua madre, dando un colpo ben assestato al mito della madre accogliente e della maternità salvifica. E’ brava con le parole, Anne e da grande osservatrice dell’animo umano, riesce a creare poesie in cui non è difficile specchiarsi e cadere. A volte con dolore, a volte con ironia.

La produzione degli anni ’60 fu copiosa, To Bedlam and Part Way Back (1960),  All My Pretty Ones (1962). Live or Die (1966), Love Poems (1969), la commedia Mercy Street (1969), e i poemi in prosa  Transformations (1972).

I riconoscimenti – assieme alle critiche – non mancarono e oltre ai numerosi premi come il Frost Fellowship al Bread Loaf Writer’s Conference (1959), il Radcliffe Institute Fellowship (1961), il Levinson Prize (1962), the American Academy of Arts and Letters traveling fellowship (1963), il Shelley Memorial Prize (1967), Anne Sexton ricevette il Premio Pulitzer per la poesia con Live or Die.

E’ proprio all’apice della sua carriera che iniziò di nuovo il declino psicologico che le costò l’allontanamento dalle figlie, l’isolamento dagli amici e il divorzio. La solitudine assieme alla tossicodipenza e alla depressione segnarono un punto di continuità anche nel rapporto con i lettori che non apprezzarono la deriva religiosa di alcune sue poesie, come The Book of FollyThe Death Notebooks.

Il 4 ottobre del 1974, dopo aver pranzato con Maxine Kumin, per rivedere le bozze di The Awful Rowing Toward God , torna a casa, indossa una vecchia pelliccia della madre, si toglie tutti gli anelli e si versa un bicchiere di vodka. Poi si dirige verso il garage, sbarra le porte e avvia il motore dell’auto.

Noi continuiamo ad amarla.

anne sexton

Magia nera
Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
quali estasi e portenti!
Come se mestrui bimbi ed isole
non fossero abbastanza, come se iettatori e pettegoli
e ortaggi non fossero abbastanza.
Crede di poter prevedere gli astri.
Nell’essenza una scrittrice è una spia.
Amore mio, così io son ragazza.
Un uomo che scrive è troppo colto e cerebrale,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza; come se macchine galeoni
e guerre non fossero già abbastanza.
Come un mobile usato costruisce un albero.
Nell’essenza uno scrittore è un ladro.
Amore mio, tu maschio sei così.
Mai amando noi stessi,
odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,
ci amiamo preziosa, prezioso.
Le nostre mani sono azzurre e gentili,
gli occhi pieni di tremende confessioni.
Ma quando ci sposiamo
ci abbandoniamo ai figli, disgustati.
Il cibo è troppo e nessuno è restato
a mangiare l’estrosa abbondanza.

Anne Sexton

About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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