L’amour | Marina Abramovic e Ulay

Oggi è morto Ulay, compagno storico di Marina Abramovic

Quando non fa i selfie seduto sul cesso Vittorio Sgarbi dice anche cose meravigliosamente poetiche, recuperando a sé la dignità dell’uomo e il talento schifosamente smisurato del critico d’arte.

A proposito della Dama con l’ermellino dice ad esempio che a essere protagonista del dipinto non è la donna, ma l’uomo che non c’è. L’uomo a cui lei regala quello sguardo che pudicamente distoglie dallo spettatore, l’uomo che la rende fiera, ne controlla il cuore, lo fa battere, che la possiede. Insomma la Dama è ben più figa della Gioconda perché seguendo la regola aurea che in amore vince chi fugge,quella donna, un condensato di mistero e pudicizia, noi non la possederemo mai.

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Oggi è morto Ulay

Ulay era il compagno storico di Marina Abramovic.
Lo era anche dopo che si erano lasciati.
Potete trovare centinaia di video dell’artista tedesco, foto, documenti, interviste. Consultare manuali, spulciare nel suo archivio, perdersi alla ricerca di documenti.
Ma nulla ve lo racconterà come gli occhi colmi di pianto di Marina  di fronte alla quale siede, ospite inatteso durante la performance più lunga della storia, The artist is present al MOMA.

Marina Abramovic, donna di ghiaccio, il femmineo imperscrutabile, la donna che del suo corpo ha fatto uno strumento impenetrabile alle emozioni, al dolore, al freddo e al caldo al sanguinamento, alla percussione, ai calci e ai graffi, ai baci, agli abbracci, al piacere.
Lei, Marina il più contemporaneo dei robot. Marina Abramovic la stronza, di fronte a Ulay cede al pianto.

Lacrime nelle quali ci sono anni di complicità e polvere, azzardo ed urla, successi, fallimenti, un viaggio di milioni di giorni sulla muraglia cinese per incontrarsi nel mezzo, abbracciarsi e dirsi addio. Ci sono i litigi per i soldi, rivalità, desiderio, prepotenze, tradimenti, milioni di rimpianti e milioni di rimorsi.
In quelle lacrime c’è tutta la vita. E c’è tutto l’amore.

E non fa niente che alla fine hanno messo le mamme in mezzo, Marina e Ulay per me restano UNO e io non riesco a staccare i miei occhi da quegli altri occhi: grandi, stanchi, lucidi, traditi dalla malinconia, finalmente liberi.

Occhi che consegnano Ulay all’eternità e Marina a Ulay per sempre.

Marina Abramovic e Ulay

Marina Abramovic e Ulay

About Sarah Galmuzzi

Lazzara since 1976 è una figura mitologica insieme giornalista, storica dell’arte contemporanea, mamma, content manager, depositaria della ricetta dei biscotti più buoni della storia. Vergine ascendente Vergine, amante della musica pop-trash non distingue – fieramente- una Porsche da una Panda, così come una pregiatissima etichetta da un muscolare Tavernello. La sua grafomania la porta a scrivere ovunque sia possibile farlo: dai cataloghi d’arte ai blog di food, passando per testate di informazione e quotidiani. Esteta fino allo stremo delle forze, inorridisce di fronte a uno smalto sbeccato, un abbinamento infelice, le sopracciglia in disordine, i punti neri. Accompagna questa esistenza faticosissima, alla ricerca – irraggiunta- della perfezione, una discreta insofferenza per il genere umano che va di pari passo con la tendenza a commuoversi anche di fronte a una papera che fa il bagno, caratteristica che fa di lei una lucidissima non groupie. Facebook addicted ci vomita dentro tutta la sua scostumatezza, su Instagram invece, pubblicherebbe volentieri foto di tette e gattini ma non ha le tette né i gattini. Se potesse scegliere di vivere in una città diversa da Napoli, farebbe tanuccia a Venezia, luogo che ama in ogni suo angolo, pantegane comprese.

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