La vendetta del signor S: come passare il venerdì 17

Brutto oltre ogni ragionevole immaginazione il film dei Me contro Te – LA VENDETTA DEL SIGNOR S è arrivato finalmente nelle sale. Scegliendo per la sua epifania una data assolutamente non casuale: venerdì 17! Come a voler suggerire nella data nefasta tutta la jattura toccata in sorte agli spettatori coatti, genitori disgraziati ivi trascinati da creature urlanti.

ERA MEGLIO MORIRE DA PICCOLI

Chi non ha figli in età di scuola primaria ignora fortunatamente il fenomeno (signori, parliamo di cifre a 6 zeri) rappresentato dai due youtuber catanesi, una coppia nella vita così come sullo schermo, di prezioso squallore.

Condannati per infelicità di aspetto e inadeguato equipaggiamento neuronale a una vita di onanismi e solitudini Lui’ e Sofi’ giocano d’azzardo, ribaltano le loro sorti e si levano uno a uno i paccheri dalla faccia. Non solo macinano followers, ma producono osceno merchandising, fanno serate, inaugurano parchi a tema e soprattutto FANNO SESSO. Cioè immagino facciano sesso essendo una coppia ma vi giuro che poche cose turbano di più il mio senso estetico come l’idea di quei due mentecatti che uniscono le loro carni. Già che io me li immagino esattamente come Barbie e Ken, lisci lisci sotto senza buchi nel sporgenze.

Ma i bambini fortunatamente tutto questo non lo sanno e si limitano a ridere moltissimo. Come nel  vederli vestire cani di merda con vestiti di merda, indossare l’uno le mutande dell’altra per capire l’ effetto che fa, incidere canzoni con l’autotune, finanche interpretare un film.
Un film vero di quelli con un regista vero BUAHABUAAHAHA, uno sceneggiatore vero BUAHABUAAHAHA, degli attori VERI.

LA VENDETTA DEL SIGNOR S: I PROTAGONISTI

E qui signori, vale la pena spendere due parole sui protagonisti della pellicola più brutta della cinematografia universale dopo The Lady.

A condividere la scena con Lui’ e Sofi’ ci sono, in rigoroso ordine di apparizione:

  • La vecchia, una rincoglionita ottuagenaria che tra un dj set e una briscola non perde neanche uno dei video di Lui’ e Sofi’,
  • ‘O chiattone, classica vittima di bullismo che passa al lato oscuro per vendicarsi di anni di prevaricazioni ma che poi si ribella alle forze del male oscuro, dice si’ al riso senza lattosio e ribalta con un vero coup de théâtrele sorti del film,
  • La mistress, perfida creatura bona come il pane, inguainata in tubino e tacco 12, è l’unica che ingarra due battute e subito pensi, ma che ci fa li’ in mezzo? Ah già, il mutuo.
  • E poi c’è lui, il Signor Esse, una specie di Darth Vader che costringe Lui’ e Sofi’ a prove di coraggio inarrivabili tipo saltare su un piede solo o leggere le parole al contrario.
    A lui va il merito dell’unica frase sensata di tutto il film che poi è quella di apertura: CHE LA FINE DEI ME CONTRO TE ABBIA INIZIO (segue risata malefica)

A CAZZO DI CANE

Talmente brutto che non si può neanche spiegare perché sia così brutto, LA VENDETTA DEL SIGNOR S, che ha l’unico merito di durare 60 minuti, non è già un prodotto pensato per bambini, ma proprio per deficienti. Nessun filo logico che leghi le scene, nessuna azione conseguente all’altra, nessun tentativo di scrittura o di sviluppo narrativo, nessuno sforzo recitativo foss’anche minimo.
Nulla, se non una sequenza di parole e azioni menati in mezzo alla cazzo di cane e sullo sfondo quintali di slime, cinesate da 3 soldi, plastica praticamente ovunque.

UN POCO DI TUTTO

Ora, non è che mi aspettassi esattamente Miyazaki ma roba del genere è veramente un insulto ai bambini stessi. La più vergognosa delle scorciatoie, un crimine contro l’estetica, prima ancora che contro l’umana intelligenza. Un muro di gomma contro cui rimbalza qualunque pallido tentativo di educazione alla bellezza, di esperienza formativa, di costituzione di una coscienza.

Nulla forse che non fosse già prevedibile, però siccome il mio pediatra dice sempre SIGNORA UN POCO DI TUTTO, SIGNORA UN POCO DI TUTTO, io mia figlia ce l’ho portata lo stesso. E sì ho gioito per la sua garrula eccitazione in quella sala gremita che puzzava di pop corn, bambini e felicità.

About Sarah Galmuzzi

Lazzara since 1976 è una figura mitologica insieme giornalista, storica dell’arte contemporanea, mamma, content manager, depositaria della ricetta dei biscotti più buoni della storia. Vergine ascendente Vergine, amante della musica pop-trash non distingue – fieramente- una Porsche da una Panda, così come una pregiatissima etichetta da un muscolare Tavernello. La sua grafomania la porta a scrivere ovunque sia possibile farlo: dai cataloghi d’arte ai blog di food, passando per testate di informazione e quotidiani. Esteta fino allo stremo delle forze, inorridisce di fronte a uno smalto sbeccato, un abbinamento infelice, le sopracciglia in disordine, i punti neri. Accompagna questa esistenza faticosissima, alla ricerca – irraggiunta- della perfezione, una discreta insofferenza per il genere umano che va di pari passo con la tendenza a commuoversi anche di fronte a una papera che fa il bagno, caratteristica che fa di lei una lucidissima non groupie. Facebook addicted ci vomita dentro tutta la sua scostumatezza, su Instagram invece, pubblicherebbe volentieri foto di tette e gattini ma non ha le tette né i gattini. Se potesse scegliere di vivere in una città diversa da Napoli, farebbe tanuccia a Venezia, luogo che ama in ogni suo angolo, pantegane comprese.

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