Film | 3 pellicole da amare (o odiare)

Puntuale come la pioggia a Pasquetta, su Rai1 torna Pretty Woman, film che credo detenga assieme al Piccolo Lord un primato assoluto di programmazione.

10, 150, 235, 6000, quante volte lo abbiamo visto? Chi scrive tra le 60 e le 70 volte, in piena media nazionale direi.

Da egocentrica quale sono, ero persuasa che Pretty Woman fosse il film che ogni ragazza non può fare a meno di amare fino a una manciata di ore fa, fino a quando cioè Nunzia, colei che mi ha iniziata alla setta del non-groupismo, mi dice:  Marò, a me Pretty Woman mi fa schifo.

Non posso qui riportare gli insulti a lei diretti, in compenso la singolar tenzone ci ha offerto la possibilità di confrontarci sullo scottante tema, e addirittura di tirar fuori dal cilindro altre sue OVVIAMENTE INCOMPRENSIBILI E INACCETTABILI opinioni filmiche.

Di seguito le ragioni del Sì e le ragioni del No, spiegate facili.

Vai col referendum costituzionale.

-sigla-

PRETTY WOMAN

film - pretty woman

PERCHÉ SÍ
  1. Facile farsi sposare da Richerd Gere se sei Julia Roberts, Ok.
    E hai quei fantastici capelli fulvi, quelle gambe, quel sorriso.
    E lo sa bene Kit, la compagna battona che resta bellamente sul marciapiede e a maledire la mamma che l’ha fatta tarchiatella.
    Vent’anni più tardi Vivian ci finiva di diritto tra le principesse ribelli. Perché? Perché quella di Pretty Woman è una favola, e come tale, impossibile.
    Però se dobbiamo sognare, facciamolo fortissimo.
  2. Non basteranno anni dalle suore per imparare a stare a tavola come composte signore. E lo sa bene la povera Vivian costretta a vedersela con escargot viscide, giganti, ingestibili. Sullo Stronze lumachine parte l’applauso.
    Viva il nonno che prende la bruschetta con le mani: da quel 13 luglio 1990, sbucciare l’arancia affondandoci dentro le unghie fino a farle diventare gialle, non è più reato federale.
  3. Dai Roxette a scendere, la colonna sonora del film è una bomba, in grado di far rimpiangere gli anni ‘80 nonostante i jeans a vita alta, la lacca, le camicie di flanella e, mi voglio rovinare, ci butto dentro anche il frisé.
    Siamo stati più così felici dopo allora? Non lo so, non credo, mi sa che aveva ragione Raf.
PERCHÉ NO
  1. Ma che abbiamo in testa noi donne? Le pigne?
    Ancora con la favoletta dell’eroe che ti salva dalla vita grama???
    Ancora a guardare a oltranza la storiella dell’uomo che va a puttane ma poi, trovata una decente – ancora non rovinata da droghe e mazzate del pappone – decide di educarla per portarla in società?
    Insomma siamo dalle parti di Pigmalione ma con molto meno stile.
    Oppure di My Fair Lady per noi signorine d’antan 😛
  2. Se devo pensare a un Richard Gere in versione strappa mutande penso a Ufficiale e Gentiluomo, oppure al bollente American Gigolò.
    Tenetevelo stretto nei panni del miliardario annoiato con il vizietto della call girl.
    Some like it hot…
  3. Sulle colonne sonore anni ’80 sono competitiva e rilancio con Woman in Red e il mio amato Stevie Wonder.
    Dai che It must have been love ti fa sbadigliare su su….
DIRTY DANCING
film - dirty dancingPERCHÉ SÍ
  1. Diciamocelo, il pensiero di Patrick Swayze e dei suoi bicipiti guizzanti strizzati nelle t-shirt sudaticce mette un poco di magone: per il ricordo di un attore promettente volato via troppo presto, certo. Ma pure per un personaggio dal cognome oggettivamente impronunciabile, che tante lingue ha fatto appallottolare destando sempre e ovunque pubblico scherno, precipitandoci tutte nel più inconsolabile imbarazzo. Per Swayze, per il suo matematico movimento di bacino, e per la dignità di ciascuna di noi, un accorato Rip.
  2. Prima di passare a fare il tagliando, Babe maialino coraggioso vestiva i panni della tipica bruttarella pedante e poco materassabile, col sogno segreto di trombarsi l’istruttore di Zumba. Se puoi sognarlo, puoi farlo, direbbe qualcuno. Che infatti, durante il film Baby subisce la mutazione genetica da prima della classe a #rebelrebel e impara addirittura a ballare, non si limita a muovere i fianchi, no, lei diventa la ballerina più brava di tutte e oltre ai suoi quadricipiti stravolge la pubblica morale persuadendo tutti i benpensanti. Avercene.
  3. Il balletto finale.
PERCHÉ NO
  1. Patrick Swayze era meno espressivo di un ciocco di legno. Odiava la sua partner, ha lo sguardo stizzito per metà film. E poi manco lo voleva dire Nobody puts Baby in the corner. Perché lui ce l’avrebbe messa in un angolo, anche in un pilastro. IMHO.
    Io, poi, credo che le sue uniche interpretazioni degne di questo nome siano Point BreakA Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar.
  2. Jennifer Grey (27 anni!) è credibile nei panni della diciassettenne Babe, quanto Gabrielle Carteris nel ruolo della diplomanda Andrea Zuckerman di Beverly Hills 90210!
    Ma quale fanciulla in fiore??? Ma quale virginea bambolina???
    La credibilità di un’intera storia basata su una palese presa in giro.
    C’è da essere orbi.
  3. Il balletto? Ahahahahah… Ok torno seria, ahahahahahahah.

P.S. E poi porta una sfiga pazzesca: lo studio di produzione del film fallì, Jennifer Grey e Patrick Swayze quasi non si ripresero da quella produzione. Almeno 4 i morti tra overdose, aids, cancro ecc… Ovviamente, l’albergo che “interpretava” il famoso villaggio turistico Kellerman’s, dopo le riprese è stato abbattuto.

SEX AND THE CITY

film - sex and the city

Qui le parti si ribaltano: io lo appiccerei (gli darei fuoco, per i non partenopei ndr) e la sistah invece lo acclama.

PERCHÉ NO
  1. Trovo francamente inverosimile che una creatura fashionissima come Carrie Bradshow, reginetta della mondanità newyorchese, accumulatrice compulsiva di abiti, scarpe, capispalla, pellicciotti, frontini e piume, possa non solo innamorarsi (che il lato oscuro ce l’abbiamo tutte, eh) ma perseguitare – fino a indurlo al fatidico sì – uno che si pitta i capelli. Quelle basette lasciate carismaticamente grigie, a fronte di uno scalpo rovere intenso, sono moralmente inaccettabili, ma restituiscono un senso al tutto. Lo hai voluto uno che nell’armadietto del bagno tiene il Grecian 2000? E te lo meriti di essere abbandonata sull’altare.
  2. Da sempre attratta più dal micio che dal macho, io sono di quelle che trovano irresistibili i ragazzi avvolgenti, pancia soffice e braccia lunghe, quelli che ti preparano il tè, ti massaggiano i piedi quando sei stanca, riparano la caldaia, costruiscono mobili a caso. Che quella deficiente di Carrie si sia lasciata scappare un timidorso come Aiden, veramente, ha del fantascientifico e la rende immeritevole di quel guardaroba da urlo che ci porta direttamente al punto 3.
  3. Il suo guardaroba da urlo. Credo di aver trovato irresistibile ogni pezza, anche la più improbabile, indossata da Carrie dalla prima puntata della serie fino ai giorni nostri. E soprattutto di aver trovato irresistibile quel modo meravigliosamente disinvolto di andare in giro con gli zoccoli olandesi piuttosto che con un fagiano sulla testa. Ogni giorno mi sveglio sperando di trovarmi in una stroboscopica Manhattan, per poter andare in giro con un tutù, ma poi scendo e trovo Alfredo il fruttivendolo. La mia non è disapprovazione, è proprio invidia.
PERCHÉ SÍ
  1. Sarah non giudichiamo gli uomini delle altre! Ognuna di noi ha uno scheletro di fidanzato ritenuto “inaccettabile” dalle amiche. Magari anche quello che ci ha massacrate di più. Perché Big non è reale, Big è un archetipo. Un pensiero, una sensazione. L’inarrivabile, la chimera…
    Anche io non perdonerò mai a Carrie di aver sposato Big, però. E non per la tinta venuta male. Semplicemente perché contrariamente alla mitologia classica, in questo caso l’eroe non è un uomo, ma la stessa Carrie! É lei quella che deve sfidare la vita e la sua natura per conquistarlo. Come una specie di mela d’oro. Ma non si va a nozze o si fa famiglia con un archetipo.
    Fidati, quel matrimonio secondo me è una vera noia…
  2. Anche a distanza di anni, io ancora ringrazio SATC per aver parlato per primo di quattro donne single a Manhattan. Le battute volgari, le avventure sessuali, l’amicizia, il rincorrere l’amore e la carriera erano state appannaggio solo degli uomini. Alle donne raramente veniva concesso di vivere così, se non per qualche breve periodo e poi su rimettersi in carreggiata.
    Le battute di Samantha, l’ossessiva perfezione di Charlotte, la forza e la fragilità di Miranda e l’armadio e soprattutto la rubrica di Carrie che ha dato alla serie una marcia in più. Il film (solo il primo eh!) mi riporta in quell’ambientazione e in quegli anni e mi piace rivederle ancora più amiche e unite.
  3. Sul guardaroba, almeno siamo d’accordo! FAVOLOSO. L’invidia è un sentimento che non mi appartiene ma diciamolo che ho sempre desiderato andare in giro con qualche stravagante “pezza” di Carrie Bradshaw. Tanto NYC is a state of mind...
    Che dici appuntamento domani davanti al fruttivendolo Alfredo?

E voi cosa ne pensate? Su prendete posizione! Team Sì o Team No?

About Sarah Galmuzzi

Lazzara since 1976 è una figura mitologica insieme giornalista, storica dell’arte, mamma, content manager, depositaria della ricetta dei biscotti più buoni della storia. Vergine ascendente vergine, amante della musica pop-trash non distingue –fieramente- una Porsche da una Panda, così come una pregiatissima etichetta da un muscolare Tavernello. La sua grafomania la porta a scrivere ovunque sia possibile farlo: dai cataloghi d’arte ai blog di food passando per testate di informazione e quotidiani. Esteta fino allo stremo delle forze, inorridisce di fronte a uno smalto sbeccato, un abbinamento infelice, le sopracciglia in disordine, i punti neri. Accompagna questa esistenza faticosissima, alla ricerca –irraggiunta- della perfezione, una discreta insofferenza per il genere umano che va di pari passo con la tendenza a commuoversi anche di fronte a una papera che fa il bagno, caratteristica che fa di lei una lucidissima non groupie. Facebook addicted ci vomita dentro tutta la sua scostumatezza, su Instagram invece, pubblicherebbe volentieri foto di tette e gattini ma non ha le tette né i gattini. Se potesse scegliere di vivere in una città diversa da Napoli, farebbe tanuccia a Venezia, luogo che ama in ogni suo angolo, pantegane comprese.

4 thoughts on “Film | 3 pellicole da amare (o odiare)

  1. Nì, nel senso
    Pretty Woman sì
    Dirty Dancing l’ho odiato
    Ehm non ho mai visto Sex and the city.
    Quindi un bel mix, ma ho trovato molto valide tutte le vostre argomentazioni.
    Bacio

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