Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa

La storia inizia nella scatola lilla di Cristina.

Quando Cristina m’invita a un evento, non dico mai di no.
Primo, perchè per il bene che le voglio, la seguirei anche in una gita in barca sull’Acheronte.
Secondo, perchè mi invita sempre a serate piacevoli e interessanti, da cui nascono progetti, iniziative, sogni e, spesso, una gran mole di lavoro.

Per questa occasione, ho rispolverato i miei adorati altissimi tacchi. Tredici centimetri, per la precisione.
Questo vuol dire che stasera sarò alta un metro e ottantasei, praticamente un’enorme montagna con il rossetto rosso.
Speriamo che Cristina indossi i tacchi, altrimenti saremo una coppia un po’ particolare: avete presente l’articolo il?

Arrivo in libreria all’ora stabilita, Cristina ha appena chiuso la serranda.
Mi guarda dal basso e mi dice: Amica, ho lasciato a casa le scarpe con il tacco!
Abbiamo iniziato bene la nostra serata.

Per fortuna che riusciamo sempre a trovare il lato comico di ogni cosa, infatti iniziamo a prenderci in giro come due bambine al parco giochi, la nostra spontanea tendenza alla risata ha sempre la meglio, anche quando dovremmo fare le professioniste serie.
Perchè sì, forse dovremmo tenerlo a mente: stiamo andando a una cena in onore di un noto scrittore di gialli, che ha già pubblicato una famosa e vendutissima trilogia dedicata al male e che da qualche giorno è tornato sugli scaffali delle librerie con un nuovo romanzo.

Arriviamo davanti a un palazzo milanese importante, in una zona  ricca di colori e di ricordi. Questa è la Milano che mi piace, quella che mi riempie gli occhi di bellezza e che mi fa sempre emozionare.

Giusto il tempo di fare qualche piano di scale (uh, che fatica con questi trampoli!) e veniamo accolte con cordialità dai padroni di casa, che ci offrono immediatamente qualcosa da bere.
Guardo Cristina e le sorrido. Ormai la conosco bene, so che tra poco striscerà verso un angolo della casa, nel tentativo di non farsi notare. La sua timidezza in queste occasioni diventa quasi un super potere: Cristina è la Donna invisibile, può sparire fino al termine della festa.
Io, invece, sono come la Cosa, enorme, ben piazzata e difficilmente passo inosservata.
Sarà per questo che ho imparato a non intimorirmi, a chiacchierare con tutti, sconosciuti compresi. In fin dei conti, se dovesse andare male, potrei sempre schiacciare chi ho di fronte.
Questo è il potere dei tacchi (che potrebbe essere messo fuori uso da quel bellissimo tappeto orientale e dalla mia nota capacità di inciampare).

Tra un cocktail e un bicchiere di vino, anche Cristina inizia a rilassarsi e la nostra serata diventa un piacevole momento per fare nuove conoscenze, ipotizzare future collaborazioni, rinsaldare legami.
Senza dimenticarci che è in arrivo lo scrittore che stiamo festeggiando e che merita tutta la nostra attenzione.
Eccolo, lo scorgiamo tra la folla, vorremmo andare a salutarlo ma l’entusiasmo degli altri invitati lo travolge e noi decidiamo di metterci nuovamente in disparte, a chiacchierare con un’amica giornalista, che ci fa sorridere con i suoi aneddoti brillanti.

Come finirà la nostra serata? Riusciremo a stringere la mano dell’autore?
Cristina abbandonerà finalmente il suo angolino?
Io riuscirò a non inciampare sul prezioso tappeto orientale?

Io e Cristina sappiamo com’è andata, ma voi avete voglia di raccontarci come vi immaginate che sia andata a finire?
Dateci una mano a trovare un finale adatto a una libraia timida e a una non-groupie:
raccontateci in poche righe come si concluderà la nostra serata, lasciando un commento a questo post.
Avete tempo fino alla sera del 19 febbraio.
Noi sceglieremo il finale più bello, il più adatto, il più divertente, quello che sentiremo davvero nostro.

Il vincitore avrà in premio una copia del libro di cui vi abbiamo dato diversi indizi (ve ne diamo un ultimo: la casa editrice è Marsilio).

Metti una sera a una festa con noi e vinci un libro.
Magari poi ti offriamo anche un cocktail.

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About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

46 thoughts on “Metti una non-groupie e una libraia timida a una festa

  1. Eccolo, lo scorgiamo tra la folla, vorremmo andare a salutarlo ma l’entusiasmo degli altri invitati lo travolge e noi decidiamo di metterci nuovamente in disparte, a chiacchierare con un’amica giornalista, che ci fa sorridere con i suoi aneddoti brillanti.

    Tra una risata e l’altra io proprio non ne posso più dalla voglia di stringere la mano al Grande Scrittore e inizio ad avvicinarmi a lui con fare sicuro. è proprio in quel momento che le mie fidatissime tacco 13 mi abbandonano e frano ai suoi piedi come una scamorza. Cristina non ha scelta, corre in mio soccorso aiutandomi a rimettermi in posizione eretta ed entra a far parte della Scena. Il Grande Scrittore sorride e ci tende la mano, un po’ in segno di saluto e un po’ in segno di rispetto perchè, oh, tutti gli occhi sono puntati su di noi! Fatto trenta faccio anche trentuno e mi tolgo i tacchi perchè sono figa anche senza. Così io e Cristina, tornate sullo stesso livello, ci godiamo il resto della serata: ovviamente al centro dell’attenzione di tutti!

    1. Grande Ludovica!
      Effettivamente ho rischiato più volte di spatasciarmi al suolo, tra i tacchi e il tappeto killer è stata durissima restare in piedi!
      Grazie per il tuo commento, ci ha fatto ridere molto!

  2. “Eccolo, lo scorgiamo tra la folla, vorremmo andare a salutarlo ma l’entusiasmo degli altri invitati lo travolge e noi decidiamo di metterci nuovamente in disparte, a chiacchierare con un’amica giornalista, che ci fa sorridere con i suoi aneddoti brillanti.”

    Ad un certo punto mi viene sete e decido di recarmi al buffet per riempirmi il bicchiere. Peccato che inciampo nel tappeto orientale, volando lunga distesa per terra. Scorgo una mano, l’afferro, mi rialzo, ringrazio e torno da Cristina, consapevole del fatto che tutti staranno parlando e ridendo di me. Quello che però non realizzo è che la persona che mi ha teso la mano è lui… lo scrittore.
    Cristina dopo essersi accertata che io stia bene inizia a ridere e pensa che forse il fatto di aver dimenticato le scarpe con i tacchi a casa non sia stata poi una dimenticanza casuale. Un segno del destino? Forse. Torniamo a parlare con la giornalista quando sentiamo una voce:
    “Che belli questi anfibi” e poi
    “Signorina come sta?”
    Sia io che Cristina rimaniamo pietrificate. Lui, lo scrittore che tanto vorremmo conoscere è davanti a noi e ci sta pure parlando. Meno male che la simpatica giornalista con la quale abbiamo piacevolmente parlato ci salva tutte e due in extremis, presentandoci.
    Dopo l’imbarazzo iniziale il ghiaccio si scioglie e Cristina inizia a raccontare di quello che fa e traspare talmente tanto la sua energia e la sua passione che l’autore decide di fare una presentazione del suo libro proprio nella scatola lilla.
    La serata si conclude nel migliore dei modi.
    Poco prima di uscire riguardo il tappeto e mi sento quasi di ringraziarlo. Chissà se non fossi caduta magari a quest’ora non avremmo concluso nulla. Sorrido e penso a come un paio di tacchi possano cambiare l’epilogo di una serata.

    1. Ahahahah! Ma mi volete tutti stella cadente, spatasciata al suolo! 🙂
      Ebbene, una confessione: in 25 anni di tacchi altissimi, non sono caduta nemmeno una volta!
      Comunque, mi hai fatto sorridere molto, grazie!
      Evviva i tacchi!

  3. Queste cene possono risultare anche molto noiose, tutto dipende dalla compagnia che ti capita. Lo scrittore,quindi, annoiato dai discorsi di pseudo intellettualoidi giallisti, si lascia trasportare dal flusso dei suoi pensieri, pur non smettendo di essere cortese con i suoi interlocutori. Ad un tratto ricorda una scena, vista poco prima, in cui una gigantessa con tacco tredici urla: “Cristina Cristina il vegan food è proprio qui accanto al cotechino!”. Travolto dalla folla lui però questa Cristina non l’ha vista e così lasciandosi trasportare un pò troppo dai suoi pensieri comincia prima a sussurrare, poi ad urlare sempre più a gran voce: “Cristina…Cristina”, vuole esaudire il desiderio di conoscerla. La nostra super Elena intuisce che si possa trattare della lilla Cristina e così la trascina via dal suo angolino e la porta trionfante cavalcando il tacco tredici come non mai dallo scrittore. A questo punto lo scrittore deve spiegare alle due donne il perché di questo suo evocare e dovrebbe spiegarlo anche alla folla, ma se ne infischia e non lo fará. Dalla bella conversazione che ne vien fuori con le due donne lo scrittore prende spunto per la sua prossima saga di romanzi dal titolo: “Le avventure di Donna Lilla e Miss Decoltè’.

  4. Cristina teneva fra le dita il bicchiere di plastica trasparente, e il vino bianco freddo lasciava intorno un umido alone di appannamento. Faceva caldo, in quell’angolo in cui stava seduta dall’inizio della serata ancora di più, e a nessuno veniva in mente di aprire almeno una finestra. Elena la raggiunse, i piedi le bruciavano, strangolati e nudi dentro a quelle tacco di quanti centimetri non lo sapeva nemmeno lei.
    Lo scrittore, e poi com’è che si chiamava, ma era facile non ricordarsi il nome, che forse ci si ricordava più il titolo eclatante del libro, così geniale, che il libro avrebbe anche faticato a valerlo poi uguale, era ancora attorniato dai rumorosi e confusionari suoi improvvisati lettori del giorno dopo.
    Cristina la libraia si rendeva conto che a un certo punto avrebbe dovuto superare quell’assurda e insulsa timidezza, e provare a fare qualcosa per avvicinarlo.
    Chi erano tutti quelli lì che lo circondavano? Cosa volevano da lui? Cosa lui aveva da spartire con loro? E cosa loro con lui?
    E che capperi! Lei era libraia! Libraia, che propone cioè ai clienti della libreria i libri che gli scrittori scrivono. Che li vende per loro, pure, soprattutto.
    Quella lì, invece, per esempio, quella con la gonna con lo spacco che non si capiva se era più lunga la gonna o lo spacco, e con tutti quei capelli arrotolati di boccoli sino intorno alla bocca con il rossetto, chi era?
    “Quella lì, l’hai vista?” disse, “vedi Elena… senti… lo senti anche il profumo? Arriva sin qui.”
    “Ma che dici… sarà la fidanzata.”
    “Scusa, ma con una fidanzata così, che libro lui può avere scritto?”
    “Cristina, tu hai bevuto un po’. Dimmi che ca… cavolo c’entra la fidanzata.”
    “Ah… vedi? È la fidanzata, allora.”
    “Ma che ne so? Dicevo in generale.”
    “Io no, Elena. Uno con una fidanzata del genere di che cosa potrà mai scrivere?”
    “C’è l’editore. È quello con la cravatta, a fianco. Proviamo a farci avanti. Magari anche a parlarci. Magari, prima di fare qualche brutta figura…”
    “In che senso?”
    “Cristina, non mi sembri più tu: se c’è tutto ‘sto bailamme intorno a… ecco, come si chiama?… Va be’, se c’è tutto ‘sto bailamme non solo riguardo a lui e al suo libro, ma anche qui, un motivo ci sarà pure. Guarda, sembra si sia aperto un varco. Andiamo… sù! Ti sto vicino, ochei? E poi… mica male lo scrittore. Bellino, dai… Che dici? Forza, è il nostro momento.”
    Tre passi, non uno di più, e così vicine a lui potevano ormai sentire l’odore del sudore caldo che emanava fradicio dalla sua camicia.
    Qualcuno aveva acceso la musica. Una musica fuori luogo, invadente, prepotente, o invece sì, perfettamente in linea con quella baraonda di festeggiamenti. Ma per quale festa poi?
    “Che c’entra una musica con un libro?”
    “Oh cavoli Cristina, forse non era la serata giusta. Dovevo capirlo dal fatto che non hai messo le scarpe con il tacco che avevi promesso.”
    “Ma un libro non è un film. Sono le parole che devono… essere musica per le orecchie.”
    “Come sei poetica. Ma dai, tutte le volte che sono venuta con te, che mi hai portato a quei ritrovi musicali…”
    “Ma erano ritrovi musicali… e parlare anche di libri lì era una buona occasione. E poi ‘sta musica fa schifo. Non ha senso. Se anche il libro è così siamo messi bene…”
    “Quante copie hai venduto in libreria?”
    “Un po’.”
    “Dai…! Infiliamoci nel varco. È il momento. Buttiamoci.”
    Nella bolgia, nel rumore della musica, nelle bocche che parlavano tutte insieme, nei complimenti falsi che risuonavano inascoltati, fu un suono sordo a esplodere, soffocando ovattato nel disordine di corpi che brindavano al successo, che non si capì cosa era successo.
    La pistola cadde sul pavimento, fra briciole di pane e noccioline calpestate. Cadde lui, nella camicia sudata, bagnata, ora, di sangue.
    Era finita, quella storia era finita. Finitalmente. Come quella di un qualunque libro. Di un qualunque uomo. Se ne poteva quindi ora scrivere benissimo un’altra.
    “Cristina, che tragedia!… Andiamo via!”
    “Andiamo… Sì. Forse è meglio.”
    “Fermi tutti!” avanzando e sopravanzando l’avanzo di umanità sopravvissuto, due agenti avevano sbarrato il passaggio. “Lei venga con noi. Perché l’ha fatto, signorina?”
    “Non ne potevo più. Non ce l’ho fatta. Con queste scarpe.”

  5. Parvenu. Ma neanche. Saranno due imbucate. Dovrò avvisare la sorveglianza?
    Oh Cielo!
    Da quando ci sono i comunisti al governo può pure capitare che in una serata esclusiva come questa facciano entrare la plebaglia. Certo al Rotary non sarebbe successo di vedere una tizia con gli scarponi! E l’amica? Ma veramente ammettono donne che non portano la 36?! E quelle non saranno mica delle tette vere?!?!
    Oh cielo!
    Non vedevo delle tette non rifatte dal ’68!
    Mi manca l’aria come quella volta che ho sorvolato il K2 in elicottero con la Giuggy. Allora, però, avevo un fucile per sparare ai koala (o era una caccia ai panda?!) ora sono disarmata.
    Un alto goccio di champagne mi aiuterà a non pensarci. Del resto è questione di minuti, tra poco il GrandeAutore entrerà nella stanza e mi verrà incontro… 18 ore di beauty farm mi hanno fatto tornare come una splendida trentenne!
    Eccolo! È lui… Ora i nostri sguardi si incroceranno, mi inclinerò leggermente per mettere in risalto la scollatura e…
    OH CIELO…
    Cosa fa?! Sorride e si dirige verso le due cose, le due tizie? La spilungona e quella uscita dal reality sulle fattorie?!
    Svengo…

  6. “Eccolo, lo scorgiamo tra la folla, vorremmo andare a salutarlo ma l’entusiasmo degli altri invitati lo travolge e noi decidiamo di metterci nuovamente in disparte, a chiacchierare con un’amica giornalista, che ci fa sorridere con i suoi aneddoti brillanti.”

    Ma la folla incalza e lo scrittore arranca.
    Saluta, sorride e gentilmente stringe mani, qualcuno azzarda anche imbarazzanti pacche sulle spalle e poi baci, fotine, videosalutamil’amicamiachenonpotevavenirematiadora…
    E lui suda.
    Annaspa nel calore umano, ha pure un po’ di emicrania ma il dovere…
    Poi incrocia lo sguardo di quella che sembra una salvezza giunonica.
    “Vorrei che fossi la mia salvezza” pensa lui.
    “Sarò la tua salvezza” pensa lei.
    E’ un attimo poi una voce mette a tacere le chiacchiere.
    “CARISSIMO!”
    Quando Elena attraverso la spazio le soluzioni sono due:
    – se viene verso di te ti paralizzi e aspetti
    – se non viene verso di te ti sposti
    E’ istinto primordiale: lei attraversa lo spazio e tu ti sposti per non esserne travolto.
    Nel corridoio che si forma spontaneo lo scrittore prende un po’ di ossigeno e le sorride, grato.
    Lei, come se lui fosse il suo vicino di casa, gli stampa due rossetti sulle guance e gli dice “Vieni con me”.
    Poi gli prende la mano e lo porta fuori.
    Nessuno ha niente da dire.
    Fuori una utilitaria con il motore acceso con al volante una libraia che si sgranocchierebbe le unghie.
    “Ti portiamo in un posto più tranquillo, vedrai ti piacerà”
    La libraia sorride ed ingrana la marcia.
    Allo scrittore viene da ridere.
    La giornalista ha un nuovo aneddoto da raccontare.
    Elena ha salvato ancora il mondo e sospira.
    La libraia strapperà una promessa.
    Tutto nella norma.
    Nessuno ha niente da dire.
    A

  7. Elena trova una poltroncina in posizione strategica davanti a un tavolo, si sistema in modo da aver i piedi ben nascosti dalla lunga tovaglia per potersi sfilare le scarpe: è decisa a non muoversi mai più e questo costringe Cristina a frequenti avanti e indietro per procurarle tartine e prosecco. La timidezza di Cristina le aguzza l’ingegno così studia fantasiose strategie per camuffarsi con l’arredamento, ma l’andirivieni non passa comunque inosservato e a un certo punto anche l’autore la nota. Con i libri, si sa, Cristina ci sa fare, e gli scrittori altri non sono che i genitori di quei pargoletti che lei tanto ama e coccola per cui, risponde con un ampio sorriso allo sguardo dell’autore che abbandona per un attimo il gruppetto di fan e la precede al buffet. Le allunga quindi un paninetto gonfio di salame, tutto tondo come quelli disegnati dai bimbi, con diverse fette che sporgono birichine rosse, proprio come il viso di Cristina che si vergogna un po’, mentre da lontano Elena le lancia un’occhiata d’intesa mentre accenna ad alzarsi ma no, non ce la può fare. Così, ben forniti di viveri – oh, stanno arrivando chiacchiere e tortelli per concludere la serata in allegria – Cristina e lo scrittore, già coinvolti in una conversazione intrigante sulle sostanziali differenze tra giallo e noir, raggiungono Elena, e formano un triangolo che, come cantava qualcuno, non avevano considerato, ma si rivela fatale per far crollare la riservatezza di Cristina e costringe Elena ad ammettere che le ballerine, no non quelle di Degas, non saranno sexy, ma in fondo se già superi il metro e settanta, Dio mio, le potresti anche indossare! E l’autore sta già ideando una nuova trama con due giovani donne molto belle, una pure molto alta e l’altra più piccolina ma ugualmente intrigante che … eh no, toccherà far morire una delle due, peccato, erano così simpatiche.

  8. Pian piano la folla si fa meno densa e pressante. L’autore finalmente riemerge. Elena e la giornalista decidono di farsi avanti, mentre Cristina rimane a sorvegliare l’angolo prediletto.

    Come una guardia svizzera, Cristina resta in piedi sull’attenti e segue con lo sguardo le due amiche presentarsi al cospetto della star della serata. Si procura un nuovo bicchiere di vino e torna al suo posto. Qualcosa non torna però: si sente osservata, tesa. Alza lo sguardo e nota nell’angolo di fronte due occhi che la fissano senza tregua. Un ragazzo, più o meno della sua età, non le toglie gli occhi di dosso. Non è bello, ma terribilmente affascinante. Sente la faccia divampare e un brivido affiora sulla pelle.
    Non riuscendo a sostenere lo sguardo, non le resta che annegare il suo diasgio nei calici di vino.

    Il vociare della gente attorno è sempre più lontano e confuso, di tanto in tanto osserva furtivamente quel misterioso ragazzo. Lui non smette di fissarla.
    Improvvisamente il ragazzo si avvicina deciso, una vampata di caldo divampa dentro di lei. Tenta di tenere tutto sotto controllo, ha quasi l’impressione di svenire.
    Ce l’ha di fronte ormai, a pochi centimetri e quasi le sembra di percepire il profumo di quel misterioso, affascinante figuro. Ha la netta sensazione lui le stia per parlare…
    “Cristina”
    Imbarazzata, alza lentamente lo sguardo…

    “Cristina. Cristina!”
    “Che c’è Elena?”
    “Ma ti pare? Siamo qui per l’autore e tu ti addormenti?!”

    Cristina si guarda attorno cercando inutilmente il ragazzo misterioso. La bocca è impastata e la testa le gira terribilmente.

    “Lui dov’è?”
    “L’autore? Se ne è andato”
    “No, non l’autore. Quel ragazzo…”
    “Cristina credo tu abbia bevuto un po’ troppo…”
    “Forse hai ragione. Come l’autore se ne è andato?!”
    “Si, circa mezz’ora fa. Tu dormivi”
    “Che figura! Va beh. Mi porti a casa? Non credo di riuscire a guidare”
    “Certo. Comunque se vuoi parlare con l’autore forse non tutto è perduto”
    “In che senso?”
    “Esco con lui domani sera”
    “Davvero?! Sei mitica!”
    “Se non ci fossi io!”

    Arrivata a casa, Cristina getta cappotto e anfibi alla rinfusa sul pavimento, accartoccia e butta l’invito dell’evento che teneva in mano da inizio serata e, senza aver la forza di mettersi il pigiama, sprofonda tra le coperte. La stanza buia gira terribilmente e, prima che gli occhi si chiudano, un ultimo rammaricato pensiero va a quel ragazzo solo sognato.

    Peccato abbia buttato senza cura l’invito alla serata appena trascorsa, perchè se lo avesse osservato meglio prima di accartocciarlo avrebbe letto su scritto a penna: “Tra una miriade di tacchi tredici, sono stato rapito da due timidi anfibi” Seguiva un numero di cellulare che la libraia non avrebbe mai chiamato.

  9. Il tempo vola, perché tre donne riunite possono anche parlare per ore senza avvertire nessuna fatica.
    Vola si, ma non è l’unico, il tempo, a volare da queste parti.
    Con l’intento di raggiungere un buffet dove appoggiare il bicchiere, Lui, lo scrittore, mette un piede in fallo, inciampa nel tappeto (ve lo avevo detto che era un pericolo, quel coso) e lancia, suo malgrado, il telefonino nel vuoto.
    Un colpo di reni stupefacente gli evita una rovinosa caduta.
    Mentre io ringrazio mentalmente San Manolo, protettore delle donne taccate perché a volare è stato Lui e non io, Cristina riemerge dalla sua “invisibilità” e con grazia felina recupera il telefonino volante prima del tuffo imprevisto nella boccia del pesce rosso, che inerme non avrebbe potuto far nulla per non ricevere la visita inattesa.
    Il sorriso dello scrittore rassicura tutti, non si è fatto nulla e non si è nemmeno arrabbiato. Con passo deciso si dirige verso Cristina, che, tendendo la mano, restituisce il telefono al suo legittimo proprietario.
    Ultimo modello, cover lilla.
    Vedi a volte le coincidenze.
    Lui ringrazia e Cristina replica sorridente: “è lilla, come la mia scatola, non potevo non prendermene cura” “Lilla?” replica lui “ma tu sei la libraia della scatola Lilla? Ma dai! Sai che vorrei presentare il mio libro da te? Credi sia possibile? Sarò a Milano di nuovo fra tre settimane”.

    Tre settimane dopo, in un bel venerdì di quelli di casa alla scatola lilla, Lui sarà seduto accanto a me, modestamente col tacco 13 presento i libri come nessuna. Cristina appollaiata sulla sua scrivania, la sua reflex fra le mani immortala gli sguardi di chi è qui perché sa quanto si sta bene.

    Vedi a volte le coincidenze, dice Lui, sorridendo verso Cristina.
    Vedi a volte i tappeti, pensa lei, sorridendo verso Lui.

  10. Mentre il grande scrittore è assediato dalla folla curiosa io, Cristina e la nostra amica giornalista restiamo nel nostro fazzoletto di sala. Cristina quasi abbarbicata al suo bicchiere di bianco ed io catturata dagli aneddoti che la giornalista inizia a raccontarci. Li snocciola a raffica, quasi per dar maggior credito alla sua tesi: “la grande star è timida all’inverosimile”! Io non credo fino in fondo a tutto ciò che ci racconta ma i suoi aneddoti mi strappano più volte un sorriso. D’un tratto, voltandomi verso Cristina, mi accorgo che il suo sguardo si è come perso in direzione dello scrittore. Che ne sia rimasta affascinata? Che abbia notato qualcosa di particolarmente interessante?
    «Cri, tutto bene?»
    «Sì cara, sto solo notando che il suo sguardo mi ricorda il mio. Sembra voler scappare. Guarda?»
    «Cosa esattamente?»
    «Guarda, sembra stia cercando una via di fuga.»
    «Non penso Cri. Sarà ormai abituato a situazioni del genere, non credi?»
    «Ha ragione Cristina» dice la giornalista. «Penso che se potesse cercherebbe anche lui il suo angolino nella sala.»
    Inizio a fissarlo anch’io e di colpo ho la sensazione che si possa passare per tre stalker. Siamo tre paia d’occhi che fissano una preda, o un animale raro da studiare. Di colpo lui si gira verso di noi, e per reazione tutte e tre ci voltiamo fingendo di dover rabboccare il bicchiere o di cercare sul tavolino di fianco una manciata di noccioline. Cristina è arrossita, io sento che mi si è stampato in volto un leggero sorriso mentre penso che potrebbe averci benissimo catalogato come tre adolescenti di fronte alla loro rock star preferita. Chissà la sua faccia!
    Il vociare alle nostre spalle intanto si va affievolendo, mentre noi cerchiamo di recuperare la giusta compostezza.
    «Posso?» dice una voce alle mie spalle.
    Mi volto ed è lui, il grande scrittore!
    «Prego, prego» mi affretto a dire mentre gli faccio spazio.
    «Ho bisogno di bere qualcosa. Sto iniziando a sudare qua dentro.»
    E così iniziamo a parlare con lui, scoprendo che aveva ragione la nostra amica. È davvero timido, ed è nervoso per l’imminente presentazione. Dice che se potesse manderebbe al suo posto una controfigura. È a quel punto che mi viene in mente un’idea. Entrando avevo notato che su una parete sono appese delle maschere di legno così chiedo scusa e mi allontano un attimo, giusto il tempo di prenderne una e tornare indietro.
    «Tieni» gli dico, «prova con questa.»
    La maschera resta sospesa a metà strada fra me e lui. Non coglie cosa gli sto suggerendo, resta con lo sguardo fisso sulla maschera, le sopracciglia che assumono una posa d’incredulità.
    «Prova a indossarla. I supereroi lo fanno, no? Magari ti sentirai meno insicuro.»
    Cristina mi guarda come se fossi pazza e butta giù in un sorso tutto il vino che aveva nel bicchiere. La giornalista, stranamente, resta in silenzio. La maschera, invece, in bilico nella mia mano.
    «Ma sì, proviamo» dice infine lui sorridendo. La prende fra le mani, la osserva, la soppesa. Infine la indossa.
    «Ti sta da dio!» gli dico subito io. Lui dice solo «arrivo subito» e si allontana. Mentre lo vediamo andare incontro ad un gruppetto di persone sento Cristina che mi dice «tu sei fuori!»
    Lo osserviamo prendere la parola e mettersi a chiacchierare, non sentendo però di che cosa. Il gruppetto di persone però ride, sembra divertito. Dopo cinque minuti lo vediamo tornare verso noi.
    «Fatta!» ci dice. Nient’altro. Restiamo lì, inebetite a fissarlo finché non ci saluta e va verso la sedia e l’intervistatrice che lo attendono, la maschera di legno ancora fissa sul suo volto…
    «Potevi sceglierne una più bella però!» mi dice Cristina mentre lui si sta sedendo.

  11. Finalmente la padrona di casa interviene elegantemente a salvare l’ospite dalla calca, offrendogli un flute di prosecco e la presentazione di un altro giornalista per una fugace intervista.
    Impeccabile in vestito grigio e camicia nera, gli occhi calmi ma anche un po’ stanchi, forse ansiosi di tornare a casa, dalla Moglie Perfetta che sicuramente l’aspetta. Parla in fretta quando gli chiedono del suo nuovo libro, quasi mangiandosi le parole, divorandole.
    Dietro di lui, quasi un’ombra alle sue spalle, intravvedo un uomo, più giovane, capelli bruno rossicci, indisciplinati nonostante il gel, avvenente senza indugi, ma soprattutto uno sguardo blu terso che sembra cercare…una via di fuga.
    Mi giro verso Cristina e la vedo con la bocca aperta e la nocciolina in mano, sospesa a mezz’aria. Anche lei l’ha notato.
    Chi sarà mai? il figlio dello Scrittore? forse il suo editor? o il suo pupillo, un aspirante autore in apprendistato?
    Mentre la curiosità ci spinge inconsciamente ad avanzare di centimetro in centimetro verso il fulcro della serata, le orecchie tese a distinguere frasi in lontananza, ecco lo Scrittore presentare lo sconosciuto come “il suo assistente”.
    Io e Cristina ci fissiamo complici.
    Mi giro e parto all’attacco, dirigendomi verso il centro della conversazione, ora o mai più.
    Rimango un attimo interdetta dal fatto che l’Assistente, pure in un accurato completo blu ma senza cravatta, indossi un paio di sneaker sportive. Il color fumo della tomaia potrebbe anche passare inosservato, ma le stringhe e la suola arancione fluo decisamente no.
    Qualcun altro si è dimenticato le scarpe a casa stasera.
    Quasi rispondendo alla mia domanda, alza lo sguardo verso di me, come se mi riconoscesse.
    Lo vedo scusarsi con lo Scrittore ed avanzare verso la mia posizione.
    Cerco di ricordare dove posso averlo già incontrato ma no, memoria irreperibile.
    Sto quasi per incrociarlo quando mi accorgo che la sua vista punta oltre, dietro la mia figura. Mi giro seguendo quell’ipotetica traiettoria.
    Sta andando verso Cristina e le sta sorridendo ad arcata dentaria spianata!
    Dal canto suo Cristina è color mogano come il secretaire al fianco e sta indietreggiando ancor di più in ritirata nel suo angolino.
    “Buonasera, ma lei non è la libraia della scatola lilla?” le chiede un po’ impacciato.
    “Sssssi”
    “Mi ricordo di lei. Abbiamo partecipato ad un altro evento…quello all’angolo ero io però…c’è sempre troppa confusione…”
    Questa poi!
    Dietro di noi all’istante succede l’inverosimile. Un paio di fashionissime ballerine Jimmy Choo a punta aguzza decidono di infilzare al bordo quel bellissimo tappeto orientale, determinando una caduta rovinosa e poco signorile della loro padrona. Paonazza, si rialza con l’aiuto degli astanti imbarazzati quanto lei.
    Se anche le ballerine diventano pericolose, non c’è proprio alcuna certezza! Tanto meglio rischiare con i tacchi!
    La serata termina con Cristina e l’Assistente a chiacchierare amabilmente nel loro paradisiaco angolo, scambiarsi i numeri di telefono, accordarsi per qualche altro evento. E forse anche una presentazione dello stesso Scrittore nella sua libreria.
    Pare che questa volta il lavoro sporco sia toccato a lei. Sorrido.
    All’uscita la vedo comunque pensierosa.
    “Che c’è?”
    “Ma sai che, a sentirlo parlare…l’Assistente intendo…non lo so…sembra quasi che il libro l’abbia scritto lui?”
    Ci guardiamo sconcertate per un secondo.
    “Naaaaaaaaaa…”

    1. Mi spiace, non sono riuscita a trattenermi, mi è scappato di scrivere.
      E’ quel che io definisco un “volo pindarico”, anche se di solito li scrivo per le amiche ed hanno un altro soggetto, di cui ovviamente vanno pazze.
      Non ce l’ho fatta ad ammazzare lo Scrittore, che non è facendo fuori gli scrittori che aumenta il numero dei lettori.
      E come al solito mi si è infilato un personaggio dritto nella storia, pare che mi succeda spesso di invadere le storie altrui.
      Ma ho una predilezione e una simpatia per le persone nascoste nell’angolo, che non sai mai da quanto tempo sono lì. Sono quelle che osservano, colgono le sfumature dove gli altri vedono solo contrasti, serbano sorprese. E quindi non ho resistito.
      …pensate un po’ se vi invitassero ad un evento in una sala rotonda! 😀

      1. Barbara, hai scritto un finale bellissimo e perfetto!
        Ora io e Cristina siamo davvero in difficoltà, entro domani dobbiamo scegliere il vincitore e la scelta sarà ardua…
        Comunque,meglio cadere dai tacchi alti che dalle ballerine rasoterra!

  12. Cari e care partecipanti, grazie per i vostri finali, è stato difficilissimo sceglierne soltanto uno… infatti, dopo un lungo confronto, io e Cristina abbiamo deciso per un parimerito tra Sarah e Mirko, i due commenti che ci hanno fatto più sorridere!
    Sarah, il libro di Roberto Costantini, “La moglie perfetta”, ti aspetta in nella scatola lilla, sappiamo che per te non sarà un problema passare a ritirarlo.
    Mirko, riceverai la tua copia direttamente a casa.
    C’è un terzo commento che ci è piaciuto molto e per pochissimo non è finito sul podio: è quello di Barbara, che riceverà un piccolo pensiero di consolazione direttamente a casa (aspettiamo il tuo indirizzo via mail).
    Grazie a tutti per aver partecipato e averci regalato un finale!
    E’ bello ospitare su queste pagine dei lettori/scrittori come voi.

  13. Bravissime… È stato in gioco veramente originale! Io mi sono divertito, a fantasticare io e a leggere quello che hanno inventato gli altri. Penso che tutti noi aspetteremo nuove vostre iniziative di condivisione di scrittura.

  14. Che dire? Grazie della menzione speciale! Anch’io mi sono divertita ad immaginare il vostro finale.
    Spero di riuscire a passare a trovarvi nella scatola lilla un giorno!

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