Life | Come ho smesso di essere contro le donne

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di parlare di femminismo con uomini e con donne.
In entrambi i casi la discussione è partita per commentare qualche esternazione di personaggi pubblici o di influencer. Come  il tweet di Ariana Grande o il discorso di Emma Watson. Eppure le evoluzioni del discorso sono state diametralmente opposte.

imnotagroupie_donne_emmawatson

Con gli uomini si è finiti a parlare di salario e di soffitto di vetro. Con le donne si è discusso subito di misoginia. Con alcune di queste amiche e conoscenti è avvenuto un vero e proprio scontro lessicale. Misoginia, la gran parte affermava, è l’atteggiamento negativo degli uomini nei confronti delle donne. Solo con poche sono riuscita a intavolare una discussione che riconoscesse che questo atteggiamento di odio e disprezzo proviene anche da parte delle altre donne.

E pochissime hanno compreso una mia frase “Sono circa 10 anni che combatto con la mia personale misoginia, quella che mi hanno inculcato nel percorso educativo e in famiglia.” Qualcuna si è scandalizzata, eppure è così e mi è venuta voglia di scrivere un post su questa mia affermazione. L’orgoglio che metto in questa impresa mi ha visto combattere al fianco di altre donne e approdare all’avventura I’m not a groupie.

imnotagroupie_donne_bitches

Mi sono ritornate in mente le letture che mi hanno accompagnata in questo percorso: Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, La campana di vetro di Sylvia Plath, La naturale inferiorità delle donne di Tama Starr e Diario di Anaïs Nin.

Ognuno di essi mi ha donato qualcosa, risate, lacrime, notti insonni e tanti segni di matita. Ma soprattutto mi hanno educato e condotto per mano. Potrei citarvi centinaia di piccole e grandi frasi che ancora porto dentro. Su tutti devo molto a Donna contro Donna di Phillis Chesler.

 Uno strano silenzio circonda la disumanità della donna verso le proprie simili. Le femmine hanno per lo più taciuto; io stessa ho taciuto: semplicemente perchè è troppo doloroso ricordare i tradimenti subiti per mano femminile, oppure perchè è troppo difficile analizzare le modalità con cui le donne, me compresa, collaborano a distruggere altre rappresentanti del genere.

Attraverso le sue pagine ho trovato quanta cattiveria e acredine ci riserviamo l’una alle altre. Con quanta crudeltà e sadismo sappiamo infliggere un giudizio affrettato. Ho imparato a dare un nome a questo comportamento “odio per le altre donne“.
Inutile girarci intorno.

imnotagroupie_donne_nu

Sono stata cresciuta con un’educazione spartana e la mia voglia di balocchi e profumi era spesso frustrata. Non ho mai imparato a farne a meno, anzi ho sviluppato tutto un mio modo di esercitare la femminilità contro un vissuto familiare dove “donna” significava essere un po’ meno, quasi mancante e monca. Non di rado mi dicevano “non diventare una semplice donna“.  Se da un lato mi venivano poste regole e limitazioni destinate alle femmine, dall’altro mi venivano richieste performance da maschio.

Spesso mi sono sentita giudicata per il mio modo non canonico di essere, dovuto a questa educazione un filo schizofrenica. Fin dalla prima socializzazione ho subito dalle altre ragazze ostracismi e pettegolezzi feroci e non ne capivo il senso. Poi ho iniziato a emulare le altre, e al liceo sono passata dall’essere un nerd – un oggetto non identificato – al diventare la classica mean girl.

Ho iniziato a giudicare, sentenziare, criticare e non sapete quanta fatica abbia portato tutto questo. Ero sempre in allerta come un cane da caccia. In quel periodo ho avuto poche amicizie e molto intense, ma solo ora comprendo che la misoginia ha rovinato il mio rapporto con le altre donne. Pensavo di essere una post-femminista, invece ero una vera stronza.

Da quando ho preso coscienza di questa mia maledetta attitudine, mi sono imposta di stare attenta al linguaggio e non usare parole con leggerezza “quella stronza, quella puttana…ecc“, eppure non mi sono fatta affascinare dal mito della donna compassionevole, materna e accogliente. Ogni giorno lavoro contro le generalizzazioni e le etichette.

imnotagroupie - donne - labelling

Combatto contro i doppi pesi e le doppie misure. Non uso il pettegolezzo e non diffamo la donna che mi sta accanto, solo per punirla del suo essere più carina o perchè ha raggiunto posizioni professionali più prestigiose. Semplicemente rifuggo il conformismo e faccio la mia corsa senza aver paura di essere diversa dalle altre.
Ho imparato a riconoscere la sorellanza.

Immagine di copertina Guy Bordin – tutti i diritti riservati

About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *