Colpo di fulmine: “SoloDado” di Dado Moroni

Chi mi conosce già lo sa.
Sono inesorabilmente e perdutamente innamorata della musica di Dado Moroni.
Sono incantata dal suo talento, dal suo modo di approcciarsi al pianoforte, dal tocco con cui corteggia e seduce i tasti.
Questa stima infinita è recentemente sfociata in una mia imbarazzante quanto sentita richiesta: un autografo sul suo cd capolavoro “SoloDado”.
Mai, prima di allora, avevo desiderato un cd autografato.
Come una teenager di fronte al suo idolo, mi sono presentata a Dado, con il cd ed un pennarello nero.
Io volevo semplicemente una firma, invece Dado, signore della Musica e signore nell’Anima, se n’è uscito con una dedica che, forse, nemmeno il mio migliore amico avrebbe saputo scrivere.
Il dipinto di ciò che sono, riassunto in poche righe.
Non che il Maestro Moroni mi conosca poi così bene: ci ha fatti incontrare un grande trombettista, Kenny Dorham.
Dado ne raccomandava l’ascolto, io, la solita ignorante curiosa, ho colto la palla al balzo.
Ne è nata una simpatia reciproca e un proficuo scambio di idee, cosa di cui tuttora ammetto di non capacitarmi per il grande onore che mi dona.
Lui, che dal palco richiama la mia attenzione su una sua nuova (speciale) composizione, io che in platea svengo per l’emozione.
Ai concerti di Dado Moroni sono perennemente dotata di occhio lucido e brividi a pelle.
C’è un solo altro pianista che mi provoca questi effetti collaterali ma le motivazioni sono ben diverse e ne parleremo un’altra volta.
Io qui, ora, voglio raccontare cos’è “SoloDado” e perchè per me è Vita e Luce.


Innanzitutto, è il suo primo disco in piano solo. Un evento.
Poi, è un disco nato per caso. Doveva essere la registrazione di un solo unico brano, ne sono nati dodici.
Immagino che debba essere stato un colpo di fulmine tra Dado e quel Yamaha C7.
Le storie d’amore, passionali ed improvvisate, sono ciò in cui inzuppo costantemente la vita.
Per cui, non stupitevi della mia venerazione per questo cd, per la sue note e per le sue pause.
Si, le pause leggermente prolungate tra un brano e l’altro sono attimi di raccoglimento nell’attesa di una nuova emozione.
Così, se l’inizio con “Flavio’s circle” (Moroni) mi trascina in un universo di fragili punti interrogativi, “Il carnevale di Tito” (Moroni) mi riporta alla realtà con una melodia commovente e quel pizzicore al naso che precede una lacrima sorridente.
Arriva “Perdado” (Fontana), il brano da cui tutto è partito, ed è un crescendo di trascinanti intrecci armonici che circumnavigano con leggera fluidità il tema melodico.
“River” e “Alone” – ancora composizioni dello stesso Dado – sospendono il tempo con scultorea espressività.
Un inchino speciale alla mia ninna nanna preferita, una “My funny Valentine” (Rodgers/Hart) che nasce delicata e soave, per poi crescere in una direzione decisa, come si confà ad ogni grande storia d’Amore.
E se ogni preghiera assomigliasse a “Prayer” (Moroni), sono quasi certa che mi vedreste spesso in ginocchio, con le mani congiunte e lo sguardo rivolto al cielo.
Nelle mie preghiere, oltre a richiedere scarpe dai tacchi infiniti e borse griffate, ci sarebbero certamente punizioni corporee per tutti quei musicisti inetti che infestano l’aria con suoni scadenti e ci sarebbero altrettante beate glorificazioni per chi, come Dado, ha dato un senso alla mia formazione musicale e una colonna sonora ai miei sogni.

Dado Moroni ha appena vinto il “Top Jazz 2009”.
Io ero a Roma, la sera in cui l’hanno premiato.
Il freddo pubblico dell’Auditorium non ha saputo far altro che elargire pacati applausi, a Dado e a tutti i premiati del jazz.
Non mi stupisco più di nulla, in questo paese dove Giovanni Allevi riempie le piazze e i teatri ma dove ci dimentichiamo dei veri grandi Musicisti che hanno fatto la storia del jazz e non solo.
E quando si parla di Dado, mi sovviene l’istintiva voglia di pronunciare il nome di Gianni Basso.
Ma anche questa è un’altra storia.

“SoloDado” di Dado Moroni – Abeat

In concerto oggi 11 marzo 2010, alle 22:30
La Salumeria della Musica
Via Pasinetti 4
Milano

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *