Colpo di fulmine: “Roman Nights” di Tom Harrell (con busto, siringhe e antinfiammatori)

Erano mesi che non mi s’inceppava la protesi nella colonna vertebrale.
M’ero quasi dimenticata cosa significasse indossare il busto e bucherellarsi le chiappe con frequenti iniezioni di antinfiammatori.
Volendo andare oltre la fastidiosa sofferenza dell’immobilità forzata, quell’incrollabile sfumatura del mio carattere che condivido con Pollyanna mi costringe a trovare un lato positivo a questa (spero breve) degenza forzata: finalmente ho il tempo di godere del nuovo disco di Tom Harrell, “Roman nights”.
Innanzitutto, ho una sonora (e ormai trita e ritrita) lamentela da esternare: è stato davvero difficile trovare questo cd, tra Milano, Ravenna e Ferrara.
Sorvolerò la solita polemica contro il mercato discografico italiano, che mi svende ad ogni angolo di strada i dischi dei ragazzi di “Amici” ma che mi costringe a ordinare in Svizzera l’ultimo lavoro di uno dei migliori trombettisti del mondo.
Premesso questo, non mi resta che raccontarvi l’ennesimo prodotto di questo poetico musicista.
Rassicurante. Questo è il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a “Roman nights”.
Stesso quintetto delle ultime produzioni, con il superlativo tenorista Wayne Escoffery, il cui talento, a volte, prende il sopravvento sul generoso Harrell.
C’è tanto swing in questo disco, suoni e colori di tempi lontani, rivisitati con originalità e attimi di furiosa innovazione.
“Storm approaching” e “Let the children play” sono degne rappresentanti del migliore hard bop di questi tempi, impossibile non notare la perfezione estetica delle improvvisazioni di Harrell.
La title track “Roman nights” è una ballad romantica, di quelle che Harrell sa eseguire con sublime eleganza e fascinoso trasporto. Ammetto di aver ceduto ad una lacrima, anche vagamente sofferta.
La difficile linea armonica di “Study in sound” è preludio dell’ancor più concitata struttura di “Agua”.
Che bella “Obession”, così travolgente da non lasciare spazio ad alcun pensiero!
“Harvest song” rivela le sofferte, sinuose, sornione sonorità del sax di Escoffery, mentre il Fender-Rodhes di Grissett aggiunge quel tocco onirico che completa un brano tanto intenso quanto soave.
“Bird in flight” è totale libertà espressiva, “Year of the Ox” concede finalmente il meritato spazio alla solida ritmica di Ugonna Okegwo e Johnathan Blake.
C’è tanto da scoprire e amare in questo disco.
C’è tanto da scoprire in me e nel mio futuro.
Mentre la mia colonna vertebrale reclama le attenzioni che rifiutavo di concederle da mesi, io cerco di indossare tacchi sempre più alti, per non cedere al pensiero della malattia.
Mentre scopro di essere stata accusata per l’ennesima volta di aver fatto soffrire un musicista squilibrato, meschino e malvagio – che a mio avviso meriterebbe ben altre punizioni oltre a qualche mia battuta acida – ho finalmente la certezza che non avrò mai abbastanza parole per difendermi da chi si professa mio amico ma è troppo orgoglioso e immaturo per ascoltarmi.
Mentre il quartiere dove abito si sta lentamente trasformando in una colorata, rumorosa e adorabile Belleville, io credo di aver deciso che ne sarà di me.
Forse, un giorno, lo saprete anche voi.

“Roman nights” di Tom Harrell – High Note

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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