Colpo di fulmine: il surrealismo di Mirko Guerrini

Quando penso a Mirko Guerrini, mi viene in mente Luis Buñuel.
Buñuel rappresentava il surreale attraverso impattanti immagini, poetiche quanto profonde, infinitamente leggiadre.
Guerrini fa altrettanto, con la Musica e con il suo sax.
Toscanaccio burlone, assimilabile a Parker per estro e virtuosismo, Mirko Guerrini è tra quei talenti del jazz italiano che meriterebbero onori ben maggiori.
Persona deliziosa, umile studioso e agguerrito compositore, sa farsi amare anche per la sua innegabile simpatia, che emerge dal ruolo di serafico notaio nella trasmissione radiofonica “Il Dottor Djembè”, con David Riondino e Stefano Bollani, su Radio3 il sabato e la domenica.
Tra le mie mani, e nelle mie orecchie, in questi giorni sono passati freneticamente alcuni suoi lavori che non conoscevo.
Beata ignoranza, che si può sempre affogare in un mare di Musica!
“Italian Lessons” (2007), una delle produzioni di Umbria Jazz, ci svela un Guerrini abile direttore de I Solisti di Perugia, che accompagnano il pianoforte di Stefano Bollani e il contrabbasso di Daniele Mencarelli, in un’atmosfera vagamente ottocentesca.

Tra le chicche da non perdere: “Waltzin’ Greta”, delicata frenesia di note che potrebbe fare da colonna sonora a un film di Chaplin; “Prima della pioggia”, con atmosfere noir sfumate nel romanticismo; “Felipe”, breve e intensa rivisitazione di un brano del compianto Moacir Santos; “Nascondino”, che fa tornare bambini, imprudenti e sfacciati; “Logorio della vita moderna/5 dicembre”, ballata triste ma pudica e temperante; “Lo Spazzino del Cirko”, soave e malinconica quanto basta a evocare l’immagine che le da il titolo (e qui, il tanto invocato sax di Guerrini è per me la succosa ciliegina di una torta gustosa).
Semplicemente meravigliosa “Divagazioni su un tema di Mozart”, indescrivibile e preziosa.
Se, a volte, le composizioni di Bollani divengono troppo cerebrali, Mirko riconduce tutto e tutti sulla strada di melodie mai banali o usurate.
“Mirko Guerrini e i diavoli del ritmo” (Philology, 2002) ci trascina nello swing degli anni ’30, pur lasciando trasparire la modernità più recente degli echi di Mingus e di Dolphy.

Un quartetto con Stefano Bollani al pianoforte, Raffaello Pareti al contrabbasso, Walter Paoli alla batteria, nel quale il sassofono di Guerrini si fa portatore di sogni realizzabili e desideri già esauditi.
Questo è il Jazz che riesco ad amare incondizionatamente, senza lasciarmi indurre in tentazione da altre sonorità, che scimmiottano il genere ma non sanno essere altrettanto coinvolgenti.
E se vi dico che sulla seconda traccia, senza saperne nemmeno il titolo (che ho poi scoperto essere “Cluseau”), ho aspettato speranzosa l’arrivo della Pantera Rosa, vi lascio intuire quanto potere abbia l’arte compositiva di Guerrini.
Un disco divertente, “toscano” quanto basta per renderlo seducente e passionale.
Ben felice di questi due nuovi ascolti, non posso concludere prima di aver scritto qualche parola su “Cirko Guerrini – Il Bianco e l’Augusto”, il disco che mi ha avvicinata a Mirko: un’opera originale, intrisa di eclettismo e magia, traversale e indefinibile.

Ascoltate “Effetto Barnum” e “Marion” e comprenderete il perchè Guerrini sia il mio Buñuel del sax.
Gli fanno compagnia i saltimbanchi del circo: Mauro Grossi al pianoforte, Saverio Tasca al vibrafono, Daniele Mencarelli al contrabbasso e mencarellofono, Paolo Corsi alla batteria.
Accendo l’iPod e torno a sognare.
Grazie Mirko.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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