Colpo di fulmine: “Icaro solo” di Luca Aquino, musica tra pietra e nuvole

Sarò sincera, come sempre.

Luca Aquino è un amico a cui sono istintivamente affezionata, quindi potrei essere parziale e condizionata nel raccontare il suo ultimo progetto “Icaro Solo”.
Luca Aquino è, soprattutto, uno di quei pochi Musicisti che possano definirsi anche Artisti.
Un talento creativo che non si pone limiti e sa spaziare dal retrò al futurismo, lasciando personali impronte indelebili e inconfondibili.
“Icaro Solo” arriva dopo il rassicurante “Sopra le nuvole”, il rivoluzionario “Lunaria” e il persuasivo “Amam” del progetto “The Skopje Connection”, ed è il degno passo successivo di un percorso alla scoperta delle potenzialità di un Uomo (Luca) e del suo strumento (la tromba).
La cruda nudità di un legame inscindibile è al centro delle 13 tracce registrate a Benevento nella Chiesa di Sant’Agostino e composte da Aquino, che descrive così “Icaro Solo”: “In solo, registrando dal vivo con la mia macchina per loop, senza editing o sovraincisioni, correndo tra i riverberi della chiesa e accogliendo il suono di un trapano proveniente dall’esterno.”.
“Icaro Solo” è la colonna sonora di avventure epiche e fantascientifiche che si affacciano nel nostro immaginario introdotte da “Riverberi 1”, un susseguirsi di note che si performano sulle superifici della chiesa e che ritroviamo in tutti i brani a seguire, filo conduttore di questa sinfonia surrealista.
“Trapano Duet” accenna (volontariamente o involontariamente???) a quegli “Incontri ravvicinati del terzo tipo” che fanno del trapano in sottofondo l’alieno venuto in pace, per divenire musica. “Labirinto” è febbre che impone di respirare lentamente; in fuga verso terre lontane è “La zattera rossa”, un persistente loop scandito da terreni battiti di mani.
La filastrocca gotica che traspare da “Piume Check” è il degno prologo del suggestivo volo di “Icaro”, fatto di note lunghe e sospese, che disegnano i temerari attimi prima della caduta del sognatore, perfettamente udibile al minuto 4.20.
La marcia trombettistica con cui esordisce “Fabio e Mattia” ci riporta bruscamente alla realtà, un luna park di suoni e colori fanciulleschi e amicali.
E’ la voce di Luca quella che si ascolta in “B/n”, uno scat intenso che fa da cuscino alla sottile e lineare melodia della tromba.
Melodia apocrifa e solitaria che compare anche in “100 nts. into the Church”, disturbata da rumori di campanelli, passi, oggetti percossi.
Il ritorno del dialogo con l’alieno è in “Trapano e cera”; “Non perdere il filo” è forse il brano più forte di questa suite, un decreto solenne e vibrante, magnetico e psichedelico.
I sonagli di “Sol”, che si infrangono agli angoli della chiesa, amplificano il senso di profondità di suoni e rumori, apparente confusione che prende nuova forma e, semplicemente, crea.
“Icaro Solo” si chiude con “Wax Drill” e la tromba di Aquino che sbeffeggia il fragoroso lavoro degli operai, cantando vittoria all’ultimo secondo di questo lungo e coraggioso viaggio.
Questo non è certo un disco di facile ascolto e di amabile sentire.
E’ una sfida, una sperimentazione, una ricerca sui muri che possono generare musica.
E’ l’incontro/scontro di un Musicista con il suo fiato e il suo strumento, in una epica odissea che li ricongiunga con il cielo dal quale provengono.
E’ l’alchimia che trasforma la pietra in nuvole e la polvere in suono.

Luca Aquino – “Icaro Solo” – Emarcy 2010

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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