Cinema | La mia vita da zucchina

È una vera chicca La mia vita da zucchina.
Da quando l’ho visto in anteprima due sere fa, non ho ancora smesso di pensarci.

Sarà che con il passare del tempo sono diventata emotivamente fragile, sempre pronta a commuovermi e a intenerirmi di fronte alla bellezza, ma il film di Claude Barras – che uscirà ufficialmente in sala il 2 dicembre – è davvero di una dolcezza e delicatezza disarmanti.

La mia vita da zucchina

Icar ha nove anni e vive con la madre, una donna delusa dalla vita e dall’amore, che ha trovato una valvola di sfogo alle proprie frustrazioni bevendo una birra dietro l’altra. Sarà anche un’ubriacona brontolona, ma Icar ama la sua mamma, nonostante lei lo chiami sempre Zucchina e gli abbia brutalmente raccontato d’essere stato abbandonato dal padre, fuggito inseguendo le pollastrelle.
Zucchina però vuole bene anche al ricordo del suo papà, per questo lo ha disegnato su un aquilone, vestito da supereroe, così che possa volare e proteggerlo dall’alto.

È un bambino speciale, questo testone dai capelli blu e dai grandi occhi tondi. Ama ma teme, ed è proprio la paura di una reazione violenta della madre a causare il terribile incidente che decide il destino del piccolo. Da quel momento, la sua casa sarà la comunità dove dovrà condividere tempo e spazi con altri bambini soli quanto lui.

La storia di Zucchina è tratta dal libro di Gilles Paris, romanzo di formazione dolcissimo e poetico (in Italia edito da Piemme Junior), che la sceneggiatura di Céline Sciamma è riuscita a rendere ancora più toccante e profonda.
Racconta le vite di bambini non amati, non voluti, abbandonati. È politicamente scorretto, perchè i piccoli ospiti dell’orfanotrofio sono figli di drogati, violenti, stranieri, diversi. Una minuscola corte dei miracoli, dove il senso di appartenenza cresce giorno dopo giorno, trasformandola in famiglia.

Zucchina incontra il bulletto Simon, lo sfuggente Ahmed, la smarrita Beatrice, il fragile Jujube, l’ossessiva Alice. Hanno in comune le cicatrici sull’anima di chi non ha potuto essere veramente bambino, di chi è stato precocemente esposto al dolore. Diventeranno amici, fratelli e sorelle, pronti a darsi man forte per affrontare insieme il terribile mondo lì fuori, dove ci sono altri bambini, con mamme e papà che li amano e li proteggono.

Poi arriva Camille, dal passato feroce, forte come chi ha visto e sopportato troppo. È un colpo di fulmine per il nostro piccolo protagonista, che negli occhi della sua amata e nelle continue visite del poliziotto buono Raymond ritroverà il sorriso e la voglia di vivere.
E gli adulti? Ce ne sono di pessimi, che fanno venir voglia di menar le mani, e ce ne sono di così meravigliosi da farci venir voglia d’imitarli e diventare persone migliori.

La mia vita da zucchina

La mia vita da zucchina

Il film, oltre a toccare corde sentimentali così profonde da lasciare il segno, ha il grande pregio di raccontarci i bambini senza filtri, andando a scardinare tabù che sono stati raramente toccati nel cinema per l’infanzia. Ve ne accorgerete quando sentirete parlare di pisellini che esplodono e sorriderete ancora una volta, perchè Barres ha saputo mettersi all’altezza dei suoi piccoli protagonisti, regalandoci un carico di emozioni che forse pensavamo di non poter più sentire.

Girato con la tecnica del stop motion, il film ha richiesto ben due anni di lavoro e la presenza di 50 artigiani, incantando tutti durante la proiezione al Festival di Cannes.
Sarà merito anche delle musiche originali scritte da Sophie Hunger, perfette per accompagnare ed enfatizzare le avventure dei piccoli senza famiglia.

La mia vita da zucchina

Lo rivedrò volentieri più e più volte questo film e sarà importante per me condividerlo con chi amo.

Ciao piccolo Zucchina, bimbo dolcissimo, figlio di un aquilone e di una lattina di birra.
Ti ho portato a casa con me e ogni volta che ti guarderò, ti penserò felice nella tua nuova vita.

La mia vita da zucchina

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Ha fondato www.lalettricegeniale.it per dedicarsi con slancio e perseveranza ai libri e alla lettura. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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