AC vol. 1 | Che cos’è l’arte contemporanea? Boh

*Indagine sulla funzione dell’arte contemporanea ovvero non dite a mia madre che fine hanno fatto i soldi spesi per farmi studiare storia dell’arte*

Che cos’è l’arte contemporanea? Boh.

Potrei dirvi che l’arte contemporanea è quell’insieme di movimenti e tendenze che trova espressione e diffusione nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale. Ma la mia onestà intellettuale mi impone di dirvi che l’arte contemporanea è solitamente quella roba di fronte alla quale ti chiedi: MA COS’È?
Spesso: PERCHÉ?  E quasi sempre: MA CHE VERAMENTE VERAMENTE?
Potreste anche avere ragione, ma ci sono un paio di cose che dovete sapere.

Piano piano

L’arte nasce con l’uomo, col suo bisogno di esprimersi (so che potremmo parlare ore della potenza delle pitture rupestri), più spesso e più semplicemente col bisogno di raccontare e di raccontarsi.

BC - arte contemporanea

E quindi spiace essere proprio io a dirvelo ma no, l’arte non deve essere per forza quella roba caruccia che starebbe benissimo in tinello.
E no, non deve neanche essere per forza intellegibile come le centinaia di madonne di cui si compone il vostro sciagurato repertorio iconografico; ammesso che poi tutte quelle madonne voi le capiate veramente.
Fatemi un piacere: pensate all’arte contemporanea come all’amica simpatica della universalmente acclamata amica bona, quella che ti ci devi sintonizzare un attimo per capire dove sta la testa e dove sta la coda, ma poi alla fine TANTA ROBA.

Andiamo avanti

Adesso possiamo andare avanti: avete superato lo scetticismo iniziale, sapete che vi sarà richiesto uno sforzo cognitivo minimo e che no, nell’arte contemporanea non tutto è come sembra.
Ce l’avete davanti quel capolavoro osannato dalla critica e vi sentite confusi, offesi, frodati.
Insomma vi sentite profondamente presi per il culo.
Io vi capisco, veramente.
È al cospetto dell’ennesima tela schizzata di piscio di gatto o alla piramide di copertoni fluo che proprio non riuscite a contenere l’esternazione di fantozziana memoria È UNA CAGATA PAZZESCA.

Lo potevo fare anch’io

Non e’ colpa vostra, intendiamoci. E’ che proprio non riuscite a registrare come opera d’arte una tela schizzata di piscio MA se è vero che un gatto a casa lo teniamo tutti che ci vuole lo potevo fare anche io, è ancora più vero quello che diceva quel gran figo di Bruno Munari e cioè che quando qualcuno dice questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima.
Che IMHO è l’unica nozioncina che vale veramente la pena di annotarsi, il passe-partout che apre tutte le porte di questo meraviglioso albergo a ore che è l’arte contemporanea.

In altre parole cari amici, l’arte – contemporanea- è nella testa.
E come tale declinabile in un mare infinito di possibilità, attraverso una serie infinita di -spesso discutibili ma non per forza- strumenti.

homer simpson

La filastrocca dei mestieri

Il mai abbastanza compianto Gianni Rodari di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita divertiva noi ragazzini degli anni ’80 con la filastrocca dei mestieri:

Sotto terra va il minatore/ dov’è buio a tutte l’ore
lo spazzino va nel tombino/ sulla terra sta il contadino/
in cima ai pali l’elettricista…

e si potrebbe andare meravigliosamente avanti all’infinito con  queste rassicuranti corrispondenze.

Usa il piccone? È uno scalatore!
Indossa un camice? Fa l’infermiere!
Ha gli occhi azzurri? Ma allora e’ Bill!

Dell’ arte contemporanea o dell’autarchia

Non obbedisce ahinoi, alla ferrea regola di questo 1:1 il variegato universo dell’arte contemporanea dove gli artisti VI DO UN NOTIZIONE sono tali anche se non impugnano un pennello, se non costringono i loro lavori in cornici barocche e se non puzzano di trementina.

Raggiunti dai milioni di stimoli del mondo esterno e con a disposizione una serie non ragionata di strumenti, maledetti figli del loro maledetto tempo, gli artisti contemporanei, insomma, fanno un po’ come cazzo gli pare.

Utilizzano la musica? Sono artisti.

E se fanno video? Sono sempre artisti.

Ma sono artisti anche se continuano a pittare? Certo.

Usano la tecnologia digitale? Molto spesso.

Possono usare il corpo? Nientemeno, si chiama Body art.

E anche gli elementi della natura? Addirittura la natura stessa.

E le foto? Pure.

Ma una cosa piazzata al centro di una stanza e’ arte? Certo tesoro, si chiama installazione.

E se non capisco quello che vedo e’ sempre arte? Beh, loro sono responsabili di quello che fanno, non di quello che tu capisci.

Il sugo della storia

Con questa chiosa mitomane, direi che possiamo provare a tirare le somme della nostra prima puntata la quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.

P.S.

Pierre August Renoir il pittore vero, altro che la robaccia che vedo in giro, quello che veramente gli Impressionisti sono i migliori di sempre, arte con la A maiuscola gli unici a trasmettere un’emozione, una mattina che doveva pittare gli era finito il nero e uso’ il blu, inventando di fatto il movimento Impressionista. Questo per dire che ogni artista compatibilmente con gli strumenti del suo tempo e con il boschetto della sua fantasia ha sempre fatto un po’ come cazzo gli pare.
Capirlo, e’ solo questione di contesto storico.

About Sarah Galmuzzi

Lazzara since 1976 è una figura mitologica insieme giornalista, storica dell’arte contemporanea, mamma, content manager, depositaria della ricetta dei biscotti più buoni della storia. Vergine ascendente Vergine, amante della musica pop-trash non distingue – fieramente- una Porsche da una Panda, così come una pregiatissima etichetta da un muscolare Tavernello. La sua grafomania la porta a scrivere ovunque sia possibile farlo: dai cataloghi d’arte ai blog di food, passando per testate di informazione e quotidiani. Esteta fino allo stremo delle forze, inorridisce di fronte a uno smalto sbeccato, un abbinamento infelice, le sopracciglia in disordine, i punti neri. Accompagna questa esistenza faticosissima, alla ricerca – irraggiunta- della perfezione, una discreta insofferenza per il genere umano che va di pari passo con la tendenza a commuoversi anche di fronte a una papera che fa il bagno, caratteristica che fa di lei una lucidissima non groupie. Facebook addicted ci vomita dentro tutta la sua scostumatezza, su Instagram invece, pubblicherebbe volentieri foto di tette e gattini ma non ha le tette né i gattini. Se potesse scegliere di vivere in una città diversa da Napoli, farebbe tanuccia a Venezia, luogo che ama in ogni suo angolo, pantegane comprese.

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