Blogger non è un’offesa

L’altro giorno, una persona che conosco poco mi ha scritto un messaggio.
Iniziava così: “Ciao! Adesso che sei una blogger hai ancora tempo per un caffè?” e finiva con una faccina che strizza l’occhio.

Non so esattamente spiegare la sensazione che ho provato leggendo quelle parole, ma di certo non è stata un’emozione positiva.
E non perchè io creda che essere definita “blogger” sia una cosa brutta, anzi.
Chi ha scritto quel messaggio dal tono provocatorio, intendeva proprio dire: “Adesso che fai la bella figa che si atteggia a scrittrice/giornalista, hai ancora tempo per un caffè (così ci provo per l’ennesima volta)?”.
L’accezione non era affatto positiva, non c’è stato alcun dubbio.

Non ho mai pensato alla parola blogger come a un’offesa.
Nel mio mondo, blogger è chi crea, organizza e gestisce un blog.
Blogger è chi scrive periodicamente su una piattaforma web, condividendo pensieri, momenti di vita, recensioni di prodotti, notizie, discussioni culturali.
Il mio primo blog era datato 2001. Ai tempi di Splinder ero Velena e avevo il mio bel seguito di lettori. Poi sono stata Tigro, raggiungendo vette di popolarità inaspettata.
Raccontavo la mia storia d’amore clandestina e persino un autore Rai mi scrisse per complimentarsi e chiedermi il permesso di ispirarsi al mio calvario amoroso (ho sempre sospettato che in alcune puntate di “Incantesimo” ci fosse qualcosa di me…).

Erano bei tempi quelli di Splinder. I blog si usavano soprattutto come diari, non esistevano adv e markette.
I blogger erano degli affamati di storie, leggevano e scrivevano, condividendo la vita.
Si finiva poi per conoscersi personalmente, a qualche raduno organizzato dai più volenterosi. La virtualità diventava carne e le parole avevano finalmente un volto.
Di quel periodo conservo bei ricordi e amicizie divenute importanti.

Oggi fare blogging è del tutto diverso.
Sì, si raccontano ancora storie: io cerco di condividere i miei dubbi esistenziali e le mie esperienze, perchè possano essere utili ad altre persone che ci stanno passando.
Perchè, magari, leggere che a quarant’anni siamo in tante a non volere famiglia e figli, può farci sentire meno strane, no?
Perchè probabilmente, condividere che sono sopravvissuta a una storia d’amore difficile e violenta, può far comprendere alle donne che ancora ci sono dentro che un futuro diverso sia possibile. Può farle sentire meno sole.
Elena per il sociale, da ben 14 anni.
Oggi, però, avere un blog significa anche condividere gusti, scelte, impressioni.
Per questo scriviamo di libri, musica, cibo, vino, viaggi, prodotti di bellezza, caramelle, borsette, bijoux e tutto quanto ci piaccia.
E no, non sono tutte marchette.

Sì, è vero che a volte si può confondere il termine blogger con markettara, non posso dare sempre torto a chi la pensa così.
In giro per la rete si leggono post che sono evidenti pubblicità di marchi, con l’aggravante di non riportare alcuna segnalazione adv.
In rete si leggono articoli in una lingua italiana aberrante, copia incolla di comunicati stampa, inutili righe di parole arruffate, nelle quali l’unica cosa veramente importante è citare il brand, qualsiasi esso sia.
Conosco blogger che comprano follower e like, nella speranza di essere all’altezza della chiamata di marchi importanti.
Ed è verissimo che il social marketing guardi molto più ai numeri che ai contenuti, ma questa è un’altra storia, non ne parleremo certo qui e ora.

Fortunatamente, però, sono moltissime le blogger che lavorano bene, che sanno scrivere correttamente, con uno stile convincente e accattivante. Ci sono blogger che hanno progetti editoriali interessanti, che raccontano la vita con quel tocco di classe che le rende uniche e straordinarie.
Vi faccio due esempi diversissimi ma entrambi notevoli: Diario di una snob e Vita su Marte.
La prima SA SCRIVERE e rigetta le markette come io rigetto il tofu.
Le seconde sono così dissacranti, ironiche e intelligenti che anche quando parlano di un brand mantengono inalterato il loro stile. Quando ne parlano male, poi, è l’apoteosi.

E’ pensando a persone come Marta, Rossana, Gloria (e tante altre) che se usate la parola blogger come un dispregiativo, io mi offendo a morte.

Per quanto riguarda me e Nunzia, sì, siamo blogger a tempo (molto) perso.
Entrambe abbiamo lavori impegnativi e molto soddisfacenti (beh, Nunzia ne ha pure più di uno) ed è sempre poco il tempo che ci rimane per coltivare il nostro piccolo spazio di condivisione.
Essere blogger non è la nostra professione, non abbiamo il dovere di scrivere, molto raramente guadagniamo benefit dai nostri post, non abbiamo favori da scambiare.
Scriviamo solo di ciò che ci piace.
Proprio in questi giorni abbiamo rifiutato una campagna per promuovere un amaro, non perchè non ci piacesse, ma perchè noi beviamo altro.
Io vado di Braulio, Nunzia di Amaro del Capo. Perchè dovremmo scrivere di un terzo amaro, che non è tra le nostre abituali scelte?
Essere blogger per noi è una scelta, a volte un onore ma mai e poi mai un’offesa.

essere blogger

essere blogger

essere blogger

essere blogger
tutte le immagini sono tratte da Tumblr

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

2 thoughts on “Blogger non è un’offesa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *