“A Night in Monte-Carlo” di Marcus Miller

E’ da un paio di settimane che voglio raccontare l’ultima fatica di Marcus Miller, ma, incredibile a dirsi per una logorroica come me, non trovo le parole. La premessa d’obbligo è che se Marcus Miller avesse sfortunatamente bisogno di un rene, io sarei la prima nella lista d’attesa dei donatori. Possiedo probabilmente tutta la sua discografia ed è forse il musicista che ho visto più volte in concerto (se la giocano lui e Sonny Rollins). Tra noi è vero Amore, sia chiaro a tutti. Se a qualche lettore venissero dubbi sulle motivazioni di cotanta passione nei suoi confronti, suggerisco l’ascolto di “Suddenly”, il suo primo disco solista del 1983, in cui Marcus non suona solo il basso ma si diletta anche con voce e altri strumenti: un one-man-band capace di fare bene qualsiasi cosa. Lunga premessa, necessaria per attutire l’urto di quanto sto per scrivere: la perfezione mi annoia e “A Night in Monte-Carlo” è un disco semplicemente perfetto. Accompagnato sul palco dall’Orchestra Filarmonica di Monte Carlo, ospiti il MIO divino Roy (Hargrove) e il sublime chitarrista Raul Midón (per intenderci, uno che con uno slego di chitarra vi fa pure la schiuma del cappuccino), Marcus Miller si adagia sugli allori e non crea nulla di nuovo. Non fraintendetemi, il disco è veramente bello, prezioso. “So What” è piacevolmente melodica, commovente “I love you Porgy”, suggestiva quanto avveniristica l’interpretazione di “Amandla”, sempre stupenda “Your Amazing Grace” (ma quanto ci manca Chaka Khan!), c’è pure l’accenno ad un brano pucciniano “O mio babbino caro”, che va tanto di moda adesso. Insomma, nove tracce indiscutibilmente perfette e adatte ad essere la colonna sonora di una cena romantica tra amanti di vecchia data. Caro Marcus, purtroppo lo stupore, questa volta, è rimasto altrove.

“A Night in Monte-Carlo” di Marcus Miller – Dreyfus

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi ascoltando musica jazz. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

7 thoughts on ““A Night in Monte-Carlo” di Marcus Miller

  1. Sa…sa…prova…riesco a commentare?!
    Sì??? Olé!
    Per un attimo folle ho pensato che Miller si fosse addormentato durante un concerto, ma leggendo ho avuto conferma di essere cerebrolesa io…
    Comunque non amo follemente Miller, per quanto ne riconosca l’assoluta grandezza, per una semplice questione di gusto mio…però vista la presenza di Hargrove e Midon mi sa che un pensierino sul cd ce lo faccio lo stesso!

    Ciao, oh Zierrima Dea! 🙂

  2. carissima, condivido il tuo amore per Marcus, ed anche la presenza a numerosi suoi concerti. Vorrei solo dirti che a parer mio il meglio di se stesso Miller non lo ha dato certo in suddenly. Sono gli album successivi come The sun don’t lie, Tales, M2 ecc o il classico Tutu (anche se è a nome M.Davis è in effetti un suo disco) quelli dove il nostro eroe
    ha mostarto tutto il suo enorme talento sia come compositore che come strumentista. Non c’è al mondo miglior bassista di Marcus Miller questo è certo! Quanto a Montecarlo Nights, chiaro che il furore funky di altri momenti manca. Ma questa volta ha voluto pubblicare qualcosa di più morbido, ciò non significa commerciale o facile. Solo diverso… ciao. Marco

  3. Caro Marco,
    in realtà so bene che “Suddenly” non è un capolavoro, ma gli sono fortemente affezionata, avevo la musicassetta quando ero ancora una bambina e mi pareva semplicemente meraviglioso che un solo uomo fosse in grado di fare tutta quella Musica!
    “Tutu” è uno dei miei dischi preferiti in assoluto, non mi stanco mai d’ascoltarlo, e “M2” ha riempito e riempie le mie giornate.
    Possiedo e conosco quasi tutte le produzioni di Miller ma questa “A Night in Monte-Carlo” mi ha proprio delusa.
    Da Marcus mi aspetto sempre qualcosa di fortemente emozionante e, in questo caso, sono rimasta a orecchie asciutte.
    Per me non è morbidezza, è mancanza di contenuti.
    Io voglio di più.
    Sono forse incontentabile?
    🙂
    Un abbraccio.
    E.

  4. Ciao, pensa che i primi due album li ho ancora in versione vinile. Ok, capisco la tua opinione e ovviamente la rispetto, in fondo Night in Montecarlo non entusiasma nemmeno me. E’ un disco dal vivo, giustifico la mancanza di contenuti con le esigenze di provare a suonare con l’orchestra e forse in un contesto non sufficientemente stimolante per Marcus. Sono un grande appassionato di un gruppo funky-soul che sia chiama Incognito, lo consoscerai, Bluey Maunick, il leader, è certamente un genio, nonostante ciò qualche passaggio a vuoto è inevitabile. E spesso sono proprio i dischi live a deludere un pò. Non per le esecuzioni, ma per i contenuti e qualche indulgenza di troppo verso le “giocate ad effetto” e il favore del pubblico. Ma restano grandissimi. La setssa cosa succedeva anche ai mostri sacri del jazz: Miles, Coltrane, Dizzy, Charlie Parker, Oscar Peterson … tutti in fondo hanno preso qualche pausa ….
    Comunque ricordo un concerto di Marcus Miller a Forte dei Marmi, parco della Versiliana, Luglio 2006 ? … quell’uomo con maglietta nera e cappellino da hipster entrò in un palco buio e attaccò da solo al basso con le note di Power … indimenticabile … seguì una performance da lacrime agli occhi … ciao e buona musica sempre
    We’re one nation under the groove, peace!

  5. ciao,

    scusa, ancora io, se ti interessa, visita la mia pagina myspace: http://www.myspace.com/dynavoice
    dove trovi i miei esperimenti musicali fatti con tastiera e pc (essenzialmente sono cover) adesso nella playlist c’è una mia interpretazione di Maputo, dove cerco di rendere anche il basso che nell’originale è di Marcus … sappimi dire. Ti avviso che non sono certo un gran pianista, faccio quello che posso …
    ciao !
    Marco

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