Women We Love | Marta Zura-Puntaroni e la Grande Era Onirica

Non credevo di avere comportamenti da depressa. Così è venuto fuori che buona parte delle cose che facevo erano sbagliate. Guardare per tutto il pomeriggio vacui film degli anni Novanta in streaming: sbagliato. Nutrirsi di latte e cereali Kellogg’s: sbagliato. Passare le giornate a letto: sbagliato. Non uscire di casa: sbagliato. Credere che i miei genitori mi amassero soltanto a causa di un obbligo biologico: sbagliato. Non chiedere mai aiuto a nessuno: sbagliato. O meglio, non sbagliato.
Ma sono sintomi, ecco: sintomi della depressione. E tante altre piccole cose: cose che non diresti. A quanto pare quella dipinta da libri, film e telefilm, quell’ombra annichilente che elimina ogni speranza – l’incapacità assoluta di nutrirsi, di badare a se stessi, di lavorare, di pensare a un futuro che non sia sofferenza – quello è il Disturbo Depressivo Maggiore. La cosa che ho io, questa specie di sfinimento in genere distante e inquieto ma non privo dei suoi momenti alti, delle sue gioie, è una forma moderata. È un’etichetta per dire che non sei abbastanza felice, dice mia sorella. Mi piace come categoria: non abbastanza felice.

Marta Zura-Puntaroni - Grande era onirica

Grande Era Onirica non è il libro di una blogger.
Grande Era Onirica è il romanzo di esordio di Marta Zura-Puntaroni, scrittrice che da anni conosciamo per essere l’autrice del blog Diario di una snob.
Non è un caso che Marta abbia pubblicato con Minimum Fax, casa editrice dal catalogo di altissima qualità.

Il suo libro è un pugno nello stomaco che dura per 180 pagine. Disturbante, forte, eccessivo, realista, crudo.
Ipnotico.
Il viaggio di Marta attraverso i gironi di un inferno chiamato depressione sono descritti con dettagli maniacali, che graffiano e lasciano cicatrici. Non ne uscirete sani e salvi, metterete in dubbio la vostra quotidianità, vi farete decine di domande e, quasi certamente, non troverete le risposte.

A noi Marta è sempre piaciuta e dopo aver letteralmente divorato il libro in poche ore non possiamo che inserirla di diritto tra le nostre Women We Love.

Ciao Marta, benvenuta tra le non-groupies. Ti seguiamo da anni sul blog e abbiamo sempre apprezzato la tua schiettezza, il tuo essere incapace di fingere, la levità con cui hai sempre dimostrato disinteresse per le trappole delle luci della ribalta della rete. Una vera snob. Oggi ti ritroviamo scrittrice, anche se abbiamo sempre saputo che quella fosse la tua strada. Scrittrice per una casa editrice che pubblica autori come Cognetti, Lagioia, Peano, Raimo e tanti altri autori di qualità. Com’è nato questo incontro tra i tuoi pensieri e la loro carta?
Piuttosto casuale: un paio d’anni fa ero andata a Torino per fare un giro al Salone del Libro. Un amico mi presentò uno degli editor della Minimum Fax. Qualche giorno dopo ci aggiungemmo su Facebook, scoprì il mio blog e lesse alcuni dei pezzi più letterari. Mi propose di provare a lasciare il formato “post”, che già da tempo sentivo stretto, per scrivere qualcosa di più lungo. Dopo qualche settimana gli inviai uno dei primi capitoli di Grande Era Onirica. E da lì è venuto il resto, un passo alla volta.

Marta Zura-Puntaroni

Grande Era Onirica è un libro dal titolo di grande impatto, dalla copertina stupenda – a cura di Riccardo Falcinelli – e dalle parole ancora più potenti. Un esordio importante e un’evoluzione naturale della tua capacità narrativa. Le esperienze e le fasi che hanno attraversato la tua vita sono raccontate al pari delle ere geologiche e dei fenomeni a loro connesse, adesso a che punto sei? 
La foto di copertina è di Tomohide Ikeya, un artista giapponese specializzato in fotografia subacquea. Tengo moltissimo a questa copertina e credo presenti perfettamente il libro.
Per quello che riguarda le Grandi Ere Oniriche, e qual è l’attuale: è una domanda interessante, ma non so dare una risposta. Mi è stato possibile parlare delle Ere della Marta protagonista perché erano ere in un certo senso distanti da me – sia perché si parlava del passato sia perché la Marta-personaggio non condivide totalmente la sua esistenza e le sue esperienze con me. La divisione delle ere geologiche è un lavoro che, credo, si può fare soltanto a posteriori. Insomma, fino al 1800 nessuno aveva mai cercato di dare un ordine ai tempi passati del pianeta. E questo vale anche per me: in che Era Onirica sono? Potrò scoprirlo e dirlo con sicurezza soltanto tra qualche tempo.

Tra le varie milestone del tuo blog ricordiamo il coming out del 2015, in cui rivelasti la tua vera identità. Da quattro anni eri nota come Viola Amerighi, da te definita come “la cabina telefonica dove Clark Kent va a cambiarsi, la mia caverna di Batman”. Sappiamo, inoltre, delle diverse pause che hai dovuto prenderti dalla scrittura online. Quanto ti è costato mantenere in piedi questo racconto di vita attraverso il blog? Perché nel tuo libro hai deciso di non fare mai menzione alla tua vita virtuale?
Il blog come mezzo puramente letterario ha iniziato a starmi stretto presto, motivo per cui le parti più narrative sono andate scemando per dare il posto a contenuti più frivoli o quotidiani. Per diversi mesi sono stata a galla tra la consapevolezza di dover scrivere altro e la paura nell’affrontare il “mondo dell’editoria”. Con l’occasione arrivata al Salone del Libro non ho avuto più scuse, e quello che doveva essere scritto è stato scritto. Nel libro il non parlare del web o della mia vita virtuale non è stata una scelta ponderata ma un allontanamento naturale.

Marta Zura-Puntaroni

Noi Non-Groupies abbiamo un manifesto e ci battiamo affinché le donne si sentano libere in ogni loro scelta. Ci piace sempre chiedere alle nostre Women We Love se hanno qualcosa da aggiungere al nostro elenco di suggerimenti per vivere meglio. Tu, che sei davvero contro corrente, cosa ci racconti?
Sono davvero contro corrente? Allora diciamolo: non sforzarsi di essere contro corrente. Percepisco nella quotidianità un continuo tentativo di opposizione alle mode che è ancora più forte della spinta a seguirle. Un tempo per omologarti dovevi amare qualcosa, adesso sembra che per omologarti tu debba odiarla. Il mio consiglio? Amare e odiare e provare sensazioni senza badare alla massa: il che significa anche non discostarsi da qualcosa semplicemente perché la massa lo segue.

Non sei abbastanza felice, come ti ha definito tua sorella. La scrittura è davvero terapeutica? Ritrovarsi con le proprie vicende descritte nero su bianco può essere l’occasione per comprendere meglio i propri bisogni e iniziare a sperimentare ciò che può renderci più felici?
Tenere un diario personale o qualcosa di simile può essere di grande aiuto per molte persone, ma per me non lo è mai stato. Scrivere per me è sempre stata un’esigenza, mai un aiuto psicologico. Non lo dico con tristezza o orgoglio, le cose per me stanno semplicemente così.

Abbiamo sempre sospettato che la Snob fosse una vera scrittrice e oggi, dopo questo esordio letterario, ne siamo davvero sicure.
Andate in libreria, Grande Era Onirica vi aspetta.

About Redazione

La redazione delle non-groupie è un luogo scoppiettante, dove le idee si accavallano, bisticciano, prendono forma e si liberano nell'etere. Tante menti diverse, che mettono i propri pensieri a disposizione l'una dell'altra, per creare post che raggiungano altre non-groupie ma anche tutti quei maschi che credono nel non-groupismo come stile di vita.

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