Women We Love | Marina Viola, una battuta dopo l’altra

Marina Viola porta il 40 di scarpe, come me.
Vi starete domandando come mai io vi stia fornendo questa informazione, apparentemente inutile. Ebbene, se cercate in rete scoprirete che la biografia di Marina – scrittrice e blogger – inizia proprio così. O meglio, la parte relativa a me l’ho aggiunta io, perchè volevo crogiolarmi nel compiacimento di avere qualcosa in comune con una donna che amo e seguo da anni, una vera WWL.

Marina Viola è la figlia di Beppe Viola. Se siete tra i pochi a non sapere chi sia tal Beppe, dopo esservi vergognati un pochino potete cliccare QUI e andare a scoprire che personaggio straordinario è stato il papà di Marina (ma anche di Renata, Anna e Serena).
Marina vive da tantissimi anni negli States, dove ha trovato un marito bellissimo (parole sue), con cui ha generato tre figli, Luca (di cui vi ho già raccontato QUI), Sofia e la futura presidentessa degli Stati Uniti, Emma.

Ciao Marina, benvenuta tra le non-groupies! Te lo dico spesso che sono una tua grande ammiratrice: ti seguo sul blog, sui social e cerco di leggere molto di quello che scrivi. E leggendoti ho imparato a conoscere la tua famiglia, Dan, i tuoi figli, i piccoli problemi che affrontate e le grandi risate che fate. So quanto sei in prima linea per parlare di autismo, il tuo impegno con Per Noi Autistici – aggregatore di senso e di cultura sull’autismo in Italia – è forte e costante, i tuoi quotidiani racconti su Luca non risparmiano nulla. In Italia, dopo 15 anni, il Governo ha finalmente aggiornato i Livelli Essenziali di Assistenza, recependo quindi la legge n. 134 del 2015 in tema di autismo, che prevede l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza per la diagnosi precoce, la cura e il trattamento individualizzato dei disturbi dello spettro autistico oltre all’aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità degli interventi assistenziali in caso di disturbi pervasivi dello sviluppo. Tante belle parole e sicuramente un grande passo avanti, abbiamo festeggiato una buona giornata politica. Ora, tornando a noi, a tuo avviso c’è qualcosa che ancora non è stato fatto dai governi, ma anche dalla gente comune, e che potrebbe veramente cambiare la vita di un autistico e della sua famiglia in Italia?
In Italia per l’autismo, soprattutto per le persone autistiche adolescenti e adulte, il governo ha fatto e fa pochissimo. Tutto quello che c’è, è stato fatto per lo più da genitori abbienti che hanno unito le forze e hanno creato delle strutture private. Le persone autistiche hanno lo stesso diritto degli altri di avere un’istruzione adeguata ai loro bisogni, per esempio, eppure nelle scuole pubbliche italiane non esistono assistenti specializzati in autismo, o meglio nei metodi terapeutici, strumenti indispensabili per insegnare alle persone autistiche in modo tale che apprendano. Si sente spesso di ragazzini lasciati a scuola mentre il resto della classe va in gita, per esempio. I ragazzi autistici in Italia, e le loro famiglie, hanno pochissime risorse. Ne parla meglio di me Gianluca Nicoletti nel film che ha finito di girare da poco, TOMMY E GLI ALTRI, e che uscirà in aprile (spero) in cui denuncia la mancanza di servizi adeguati soprattutto per persone autistiche adulte e per i loro genitori anziani, che non possono più occuparsi di loro. È vergognoso che un Paese come l’Italia abbandoni le famiglie in questo modo. Il film, a cui ho aggiunto i sottotitoli in inglese e che quindi conosco praticamente a memoria, dovrebbe essere visto da tutti, ma soprattutto da chi ha il potere di cambiare le cose.

Marina Viola
Marina e Luca

In un post sul blog dello scorso novembre hai scritto “In America, insomma, per quanto ci sia di ogni, mancano le mie radici, il mio mondo, manca la mia impronta e il calduccio di casa.”. Vivi negli Stati Uniti dal 1991 ma ti manca ancora tantissimo la tua Milano. Da italiana all’estero, ci racconti tre cose belle della nostra penisola che probabilmente abbiamo sotto gli occhi ma stiamo sottovalutando?
Dell’Italia mi piace il senso forte di amicizia, che qui non si trova. Qui le persone tendono a cambiare spesso città per studio o per lavoro e ci si perde di vista, mentre in Italia spesso si rimane nella stessa città per più tempo e si possono creare legami forti.
Un’altra cosa che mi piace dell’Italia è che è in Europa, nel senso che è attaccata ad a altre culture, ad altre lingue, ad altri punti di vista e che quindi c’è più scambio culturale. Se si prende un aereo da Linate, e si atterra cinque ore dopo, si passano un sacco di Paesi, di modi di vivere. Qui, dopo cinque ore sei ancora in America, dove trovi gli stessi negozi, la stessa moda, la stessa lingua e lo stesso modo di vivere.
E poi dell’Italia mi piace la focaccia. Ah, e i marron glacés che qui non ci sono. A volte penso: chiudo con il ramo scrittura e apro un import-export di marron glacés. Sicuramente guadagnerei molto di più! Ma poi sono pigra…

Marina Viola

Hai scritto un libro su tuo padre, Mio padre è stato anche Beppe Viola, e un libro su tuo figlio Luca, Storia del mio bambino perfetto. Liberiamo la fantasia e immaginiamo che un grande editore statunitense ti dia carta bianca per scrivere un libro su un personaggio storico del passato, più o meno recente. A chi vorresti dedicare un romanzo biografico e perchè proprio a quella persona?
Mi piacerebbe scoprire una donna che ha contribuito alle arti o alla scienza ma che non è stata riconosciuta, e valutare lei, per una volta. L’altro giorno parlavo con mia figlia Emma, che ha dieci anni, e mi diceva che secondo lei gli uomini sono più artistici: “Guarda, per esempio, tutti i pittori o gli scrittori famosi dell’ottocento: sono quasi tutti uomini!”. Invece il discorso purtroppo lo conosciamo bene, noi adulti: alle donne era richiesto di stare a casa a sfornare figli o di fare “le brave” e a loro non era concesso di esprimersi artisticamente. Le poche che ci riuscivano, dovevano competere con un mondo maschile e diffidente. Invece ti immagini quante donne strafighe ci sono state e ci sono che non sono state valutate? Ecco, me ne basterebbe una, anche solo per poter dire a Emma: “Toh, impara un po’ anche da loro!”.

Il nostro blog porta orgogliosamente avanti il manifesto del non-groupismo, ovvero il nostro forte desiderio di essere indipendenti e libere da condizionamenti, soprattutto quando si tratta di seguire le proprie passioni. Aggiungeresti qualcosa al nostro lungo elenco?
Non so cosa aggiungerei, ma forse cambierei il vostro punto numero 5: abbiamo tutti da insegnare, soprattutto noi donne. Guarda soltanto le manifestazioni del 21 gennaio in tutte le città americane, quasi tre milioni di persone che hanno marciato senza creare nessun casino (neanche un arresto!) per dire al mondo che Trump: NOT IN OUR NAME!
Ci racconti un episodio in cui anche tu hai potuto dire con soddisfazione “I’m not a groupie!”?
Io non ho mai seguito nessuna moda, non me ne è mai fregato molto del mio aspetto fisico. Sono cresciuta con cinque donne e adesso ne sto crescendo due, eppure ho sempre preferito avere amici uomini, con cui non si installano, di solito, rapporti di gelosia o di competizione. Questi due aspetti della mia personalità mi allontanano dalla maggior parte dei groupies, almeno quelli rosa. :-)

Marina Viola

Cara Marina, siamo arrivate alla fine di questa intervista. I libri, le battute sui social, la collaborazione con Linus e Smemoranda… spero che il futuro ti riservi cose meravigliose nel favoloso mondo delle parole! Ci sveli un tuo grande sogno, che vorresti realizzare a breve?
Mi piacerebbe imparare a guidare una moto.

Mentre immagino Marina, a bordo di una Harley cromata e roboante, varcare i confini delle infinite highways americane, non posso che ringraziarla di cuore per aver accettato la nostra intervista.
Sperando che presto arrivi un suo nuovo libro da divorare.

About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Troppo pigra e indisciplinata per imparare l’uso di uno strumento musicale, si è dedicata assiduamente all’ascolto, attraversando ogni genere, dalla lirica al metal, approdando definitivamente al jazz. Da anni collabora con la libraia social Cristina Di Canio, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi in una spa. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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