Milano | Fernet Branca, tra passato e futuro

Trasferirmi a Milano è stata la mia scelta di vita, ormai parecchi anni fa.
Una scelta che cerco di onorare ogni giorno, scoprendone la storia, gli scorci, le leggende.

Quando ero bambina, nel mobile bar che stava nella nostra sala da pranzo, c’erano parecchie bottiglie. Una sola era di amaro e quell’amaro era il Fernet Branca.
Questo lontano ricordo e la voglia di conoscere la storia della dinastia Branca, hanno fatto capolino della mia mente qualche settimana fa, così ho deciso di prenotare una visita al Museo Branca, per scoprire tutto il possibile di un amaro che ancora oggi continuo ad apprezzare.

In più, vista la mia enorme passione per la streetart e i murales, non vedevo l’ora di essere in via Resegone per vedere la ciminiera altissima e coloratissima, simbolo della storica Fratelli Branca Distillerie, che alla fine del 2015 ha goduto del restyling degli artisti Wally e Alita, noti come Orticanoodles.
Per festeggiare i suoi 170 anni di storia, l’impresa Branca ha coinvolto anche i propri dipendenti nell’iniziativa, con un’esperienza di pittura collaborativa con gli Orticanoodles.
E’ così che con la tecnica dello spolvero, la ciminiera ha preso vita e colore, mettendo in luce le 27 erbe che hanno reso famoso il liquore nel mondo, aggrovigliate tra bottiglie storiche e simboli iconici, tra cui anche la famosa l’aquila che sorvola il mondo.

Ciminiera Branca

Riportando il naso e lo sguardo all’ingiù, la visita guidata al museo è iniziata con il racconto della storia della famiglia Branca.
A farci da Cicerone, il bravissimo Marco Ponzano, già direttore della comunicazione pubblicitaria Branca fino al 2000 e oggi curatore della Collezione. Un vero showman, preparato, gentilissimo e molto paziente (ha sopportato me e tutti i miei scatti fotografici!).

Tornando alla storia di questa dinastia, a cui dobbiamo il piacere di sorseggiare un Fernet a fine pasto, tutto iniziò nel 1845, quando Bernardino Branca, di professione speziale (in milanese speziée), insieme a un medico (la leggenda dice fosse svedese e si chiamasse Fernet) mise a punto un preparato a base di infuso di erbe e alcool, per la cura di colera e malaria.
Il successo fu immediato e così, nel 1850, nacque a Milano il primo stabilimento del Fernet Branca, con 300 operai.

La storia dei Branca e dei loro liquori prosegue in modo avvincente e il signor Marco vi racconterà aneddoti, particolarità, segreti (no, non è vero… vorrebbe ma non può!) e molto altro, mentre si passeggia lungo i corridoi del museo, ricchi di memorabilia di ogni genere.

Non voglio svelarvi troppo, la visita guidata dura due ore e finisce in cantina, dove sarete accolti da un profumo inebriante.
Io tornerò nuovamente a fare visita al museo e allo stabilimento e porterò con me alcuni amici.
La storia di questa eccellenza italiana deve assolutamente essere conosciuta e diffusa.

E ora, scusatemi, vado a farmi un Fernandito.

La collezione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì alle 10.00 e alle 15.00, solo su prenotazione o invito.
Per prenotazioni:
collezione@branca.it
telefono 02.8513970
Via Resegone 2 – 20159 Milano

Museo Branca
Bernardino Branca e consorte

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca
al Museo Branca c’è anche la nostra amica Virgola
Museo Branca
le spezie usate per produrre il Fernet
Museo Branca
le spezie usate per produrre il Fernet

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca
diffidate dalle imitazioni…
Museo Branca
un assaggio di Caffè Borghetti

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca
la Botte Madre, la botte più grande d’Europa

Museo Branca

Museo Branca
Leccare la melassa che esce dalla botte? Fatto!

Museo Branca

Museo Branca

Museo Branca

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About Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si trasferisce a Milano nel 2008 e diventa un angelo custode di eventi. Troppo pigra e indisciplinata per imparare l’uso di uno strumento musicale, si è dedicata assiduamente all’ascolto, attraversando ogni genere, dalla lirica al metal, approdando definitivamente al jazz. Lettrice appassionata, modera incontri letterari ed è stata direttore artistico di una rassegna segreta e notturna. Pratica mindfulness, mangia e beve con gusto e adora rilassarsi in una spa. Ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando "La Bohéme".

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