Le antenate | Ria Rosa

Come sia potuta mancare fino ad ora Ria Rosa da queste pagine è solo da imputare alla mia distrazione! Premetto che mi sono imbattuta in questa eccentrica diva solo pochi anni fa e grazie a un amico, famoso magistrato e appassionato musicista.

Ria Rosa, che già nel capovolgere il suo nome originale Maria Rosaria, si dimostrò più di 100 anni fa una vera non groupie! Da molti acclamata come nonna del femminismo per i testi delle sue canzoni in cui sempre ritroviamo la libertà di essere donna.

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Ma andiamo con ordine.

LA VITA DI RIA ROSA

Maria Rosaria Liberti nasce a Napoli il 2 settembre 1899. A soli sedici anni debutta come sciantosa nella mitica Sala Umberto, il più famoso café chantant del tempo. Dimostra subito doti innate di interprete della canzone napoletana, unite a una voce calda e a una personalità prorompente. Diventa subito una delle cantanti più ricercate, contesa dalle case discografiche, perchè si capisce che è diversa dalle altre sciantose.

L’Italia le sta stretta, il regime avanza e Ria Rosa non ci sta a essere accomodante con le camicie nere. Nel 1922 dopo aver sposato l’impresario Alberto Sorrento, parte per una lunga tournée in America. Il pubblico americano l’adora qui, e lei ricambia fondando una sua Compagnia al femminile. Le rappresentazioni sono delle sceneggiate riviste alla luce di quelle che erano le idee di Ria Rosa. Celebre la sceneggiata ‘E Pentite, storia delle ragazze madri napoletane. Tutta l’America è ai suoi piedi. A soli 23 anni, in pieni anni venti, Ria Rosa riesce a farsi spazio in un mondo maschilista.

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Il suo modo di essere femminista ante litteram e ribelle, le permette di cantare canzoni irriverenti e – per l’epoca – spregiudicate. Possiamo pensare a lei come la prima che ha osato immaginare una donna più moderna, capace di versi come:

la donna d’oggi, è inutile negarlo, non è più la vile ancella, abolisce in pieno la gonnella, e sta gonnella ‘a metto ‘ncuollo a te… comme è bella ‘a libertà

Quando l’uomo passeggia lo senti desclamar – oh quant’è bbona chella, che carnalità – a noi non è permesso, ne’ scusate, ma perché?

Ma quanto le piaceva gridare in faccia all’imbecille di turno!

Stupido, stupido, non sei per niente scaltro, il mio cuore lo tiene un altro e le mie foto le tieni tu

LA LIBERTÀ D’ESSERE DONNA

Tutto in Ria Rosa gridava libertà!

L’ironia dei suoi testi rivendicava la libertà di acconciarsi i capelli e truccarsi come si vuole, di scegliere il fidanzato che si preferisce. Canzonette che ora fanno sorridere ma che all’inizio del ‘900 apparivano dirompenti.

Pensiamo alle sue esibizioni travestite da uomo per cantare canzoni famose come Guapparia. Fino alla sfida alle autorità americane con la canzone Mamma Sfortunata (titolo originario A’ Seggia Elettrica) per denunciare l’errore giudiziario per la condanna a morte di Sacco e Vanzetti. Per poco non rischia l’espulsione dagli Stati Uniti. Ma quel 1937 la portò a due decisioni importanti. Lasciare per sempre Napoli e stabilirsi definitivamente a New York e il ritiro dalle scene a 38 anni.

Della sua vita privata dopo il ritiro non si sa più nulla, pare sia morta ultranovantenne nel 1988.

Chiudo questo omaggio all’antenata Ria Rosa con la mia canzone preferita Nun so’ doce, so’ feroce!

(p.s. per i non napoletani si offrono traduzioni a modico prezzo)

About Nunzia Arillo

Sociologa e Communications Manager. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto, non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. Sedotta dal lusso, conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10. Segni particolari: napoletana DOC.

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