Le antenate | Peggy Guggenheim

La nuova antenata non-groupie questa volta arriva dall’America per approdare a Venezia.

Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro.

PEGGY GUGGENHEIM

Marguerite Guggenheim, detta Peggy dal suo adorato papà Benjamin, che perderà la vita nel naufragio del Titanic rendendola una delle giovani ereditiere più ricche d’America.

Inizia così la storia di Peggy Guggenheim, che lavora nella libreria Sunswise Turn di New York e frequenta importanti circoli e salotti, dove conosce molti intellettuali dell’epoca che la catapultano nel mondo dell’arte d’avanguardia. L’arte ha già toccato la sua famiglia, lo zio Solomon R. Guggenheim – dopo una vita nell’industria dell’argento, del rame e dell’acciaio, è proprietario del Guggenheim Museum di New York.
L’Europa sembra non aspettare che l’arrivo di Peggy Guggenheim. Il suo arrivo nel vecchio continente è quasi il compimento del viaggio del nonno paterno, Meyer Guggenheim, ebreo originario della Svizzera tedesca, arrivato negli Stati Uniti nel 1847 per fuggire alle persecuzioni razziali. Peggy in un impeto di passione sposa il pittore dadaista – alquanto squattrinato – Laurence Vail. Le nozze si celebrano a Parigi nel 1922 e saranno coronate da due nascite Sinbad e Pegeen Vail Guggenheim. Parigi sa bene come conquistare i suoi visitatori e Peggy inizia a vivere la sua festa mobile frequentando i salotti bohémien, in cui stringe amicizia con  Man Ray, Constantin Brâncuși, e Marcel Duchamp.

Dopo il divorzio nel 1928, comincia il girotondo di Peggy per l’Europa. Londra e Parigi mete principali e l’amore il leit motif di queste tappe. Prima Saint-Tropez con lo scrittore inglese John Holms, che muore pochi anni dopo per problemi al cuore. Poi il ritorno londinese con Jean Cocteau.

PERCHÈ È UNA NOSTRA ANTENATA NON-GROUPIE?

Vi starete chiedendo perché una miliardaria americana come Peggy Guggenheim debba essere considerata una antenata non-groupie. Ecco, prima dovreste finire di leggere la storia, dico io. 🙂
Intanto possiamo dire che la vita di Peggy avrebbe potuto seguire altri binari. Avrebbe potuto sedere in un salotto con vista su Manhattan o negli Hampton. Ma il suo rifiuto per le convenzioni e, forse, un atteggiamento non curante e strafottente verso quel cognome altisonante, le fecero preferire una vita tra artisti e bohémienne. Un misto di idee confuse di fraternità, uguaglianza e giustizia le circolarono in mente anche se non compiutamente consapevoli e non perfettamente espresse.
È un’antenata nella misura in cui prende la sua vita e la forgia, la cambia e la fa cambiare dagli eventi e dalle sue curiosità. È antenata quando di fronte a un quadro astratto esclama «È molto bello… ma in che senso bisogna guardare?». È antenata quando scopre che uno dei sopravvissuti del Titanic è un piccolo cane pechinese. Se ne innamora e fa di tutto per portarlo con sé. Forse a memoria del padre perito nella tragedia, il cagnolino Twinkle diventa il suo compagno fedele, nonché il primo di una lunga serie di amici a quattro zampe.

UNA ART ADDICT

Torniamo al percorso cronologico. Il 24 gennaio 1938 inaugura la Guggenheim Jeune, sua prima collezione, dove espose il meglio del fermento del movimento avanguardista europeo. Il suo successo è incontrastato. I due numi tutelari di questa avventura sono niente meno che Samuel Beckett con cui ha un fulminante affaire,  e Jean Cocteau che firma il catalogo della mostra. Lei è fiera, libera e sente per la prima volta che ha trovato la sua strada.

Ma la storia di quegli anni, come sapete, prevede che nel 1940 Hitler inizi la sua opera di invasione nei paesi limitrofi. Peggy, caparbia e incurante dei soldati e delle battaglie, prosegue la sua ricerca di arte. Quindi acquista da Fernand Léger, da Braque, da Man Ray, da Mondrian e da Dalì. La collezione cresce e ha bisogno di essere messa in salvo. Si torna a New York dove nasce la galleria Art of This Century. Nella grande mela riesce a far vibrare di nuovo i suoi occhi con le opere di artisti americani ancora sconosciuti come Pollock. E il suo cuore – anche se per poco – con il matrimonio con il pittore surrealista Max Ernst. La vita americana da cui è fuggita le sta stretta e alla fine della guerra, Peggy arriva a Venezia e nella Biennale del 1948 viene esposta la sua collezione.

Venezia, i canali e quell’atmosfera così decadente e introspettiva la conquistano. Decide di acquistare per sé e per la sua collezione Palazzo Venier dei Leoni. Tra il ponte dell’Accademia e la basilica di Santa Maria della Salute con vista sul Canal Grande. L’anno dopo apre al pubblico la Collezione Peggy Guggenheim. Il suo amore per l’arte ha trovato una casa e anche se continua a far girare nel mondo i quadri che ama, è a Venezia che decide di stabilirsi per sempre. Muore a 81 anni nel dicembre 1979. Le ceneri sono conservate nel giardino di Palazzo Venier, proprio accanto i suoi amati cani.

LA COLLEZIONE DI PEGGY GUGGENHEIM

Nel museo –  una volta abitazione privata di Peggy – è racchiusa una piccola collezione ma talmente di pregio e accurata da renderlo uno dei principali musei italiani d’arte europea e statunitense della prima metà del ventesimo secolo. Uno scrigno che raccoglie lavori del modernismo americano e del futurismo italiano, nonchè due delle mie opere preferite: L‘impero delle luci, 1954 di René MagritteSulla spiaggia, 1937 di Pablo Picasso.

Chissà se Peggy ha mai immaginato che circa 400.000 persone ogni anno visitano la sua casa. E che nel 2012 un’altra donazione sarebbe andata ad arricchire la collazione. Hannelore e Rudolph Schulhof, magnati americani, hanno regalato al museo 83 opere firmate d importanti artisti contemporanei, come Alberto Burri, Lucio Fontana, Jasper Johns,  Mark Rothko, Andy Warhol, Sol LeWitt e Anish Kapoor.

Peggy donò alla Fondazione Solomon Guggenheim il Palazzo Venier dei Leoni e l’intera collezione. Pensate che follia dopo che la stessa collezione, proposta in donazione al Comune di Venezia, fu rifiutata.

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Peggy Guggenheim | I'm not a groupie

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photo credits | Pinterest

About Nunzia Arillo

Sociologa, communications manager e, soprattutto, napoletana. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto. Riempie la sua vita - con la stessa intensità - di innovazione, libri e caffè. Non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. E' sedotta dal lusso, ma conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Scrive sempre e ovunque pure su rotoloni asciugatutto (true story), non meravigliatevi di trovare la sua firma su magazine di musica, moda e luxury. Mollerebbe tutto per seguire Ivano Fossati ma la sua unica divinità è Stevie Wonder. La mattina si sveglia con il sorriso ma non dovete parlarle prima del caffè. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10.

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