Le antenate | Anna Magnani

Saluto la fraternità degli uomini, il mondo delle arti, e Anna Magnani

Così salutò la prima rotazione della terra, l’astronauta Jurij Gagarin, a bordo del razzo Vostok 1 nel lontano 12 aprile 1961.

Anna Magnani, l’antenata non-groupie grazie a cui abbiamo riso, pianto. Attrice unica e donna fragile che non ha mai avuto paura di mostrare la sua natura. Capelli sempre indomabili, occhi di brace e bocca che alterna sorriso al grido.
Anna Magnani, sei tu. E a dimostrazione della tua appartenenza al firmamento, sul pianeta Venere c’è anche un cratere largo 26 km che si chiama come te.

C’avresti pensato mai, Annare’? Quando giocavi a fare l’attrice, nella tua infanzia senza papà e con una mamma in fuga, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno
. Nasci a Roma nel 1908 da padre ignoto, mamma ti affida alle cure di nonna e sparisce verso madre Alessandria D’Egitto.
Riversi tutto l’ardore nella recitazione presso l’accademia di Santa Cecilia con Silvio D’Amico.  Poi la prima esperienza di “Teatro di Prosa” che ti porta sui palcoscenici di tutta Italia. Approdi al cinema dei telefoni bianchi, chiamato così per la patina glamour che li ricopriva, rappresentanti da immancabili telefoni bianchi in mezzo a donne eleganti e industriali rampanti. Nel 1935 sposi Goffredo Alessandrini, regista teatrale. La vostra storia d’amore è tormentata dalla tua gelosia e dalle liti. Eppure fu l’unico. Per tanti motivi.

Il fatto è che le donne come me si attaccano soltanto agli uomini con una personalità superiore alla loro: e io non ho mai trovato un uomo con una personalità capace di minimizzare la mia.
Ho trovato sempre uomini, come definirli carucci. Si piange anche per quelli carucci, intendiamoci, ma sono lacrime di mezza lira. Incredibile a dirsi, il solo uomo per cui non ho pianto lacrime di mezza lira resta mio marito: Goffredo Alessandrini. L’unico, fra quanti ne ho conosciuti, che mi stimi senza riserve e al quale sia affezionata. Certo non furono rose e fiori anche con lui. Lo sposai che ero una ragazzina e finchè fui sua moglie ebbi più corna di un canestro di lumache.

GLI ANNI ’40

Fu Vittorio De Sica che nel ’41 ti offrì uno dei primi ruoli importanti,  Loretta Prima, artista di varietà in Teresa Venerdì. Arrivò poi l’avanspettacolo con Totò e Campo de’ Fiori con l’amico Aldo Fabrizi.

Nel 1942 nasce Luca, tuo unico figlio e frutto di una relazione con l’attore Massimo Serato. Vivesti praticamente da sola questa gravidanza, perchè lui si dileguò e tu rinunciasti a girare Ossessione di Visconti. Luca avrà solo il tuo cognome, proprio come fece tua madre con te. Magnani che sopravvive come la forza delle donne all’insipienza di alcuni uomini.

La carriera e l’amore trovano una strada e un nome: Roberto Rossellini. Lui ti fa interprete di Roma, città aperta: racconto drammatico e neorealista delll’occupazione Nazista di Roma. Tu sei superlativa, unica nell’interpretare la normalità che in tempi eccezionali diventa eroica.  Diventi icona del neorealismo, scrivendo una delle pagine più importanti del cinema italiano.

LA GUERRA DEI VULCANI

Nel 1948 finisce la tua storia d’amore con Roberto Rossellini. Un ultimo film vi lega L’amore, composto da due parti. La prima, straziante, è un lungo monologo al telefono di una donna abbandonata dal compagno. Ispirato a La voce umana di Jean Cocteau. Vinci il tuo terzo Nastro d’Argento.
È l’anno successivo che inizia la guerra dei vulcani. Tu sull’omonima isola delle Eolie stai girando Vulcano. Nell’isola accanto Rossellini è alle prese con Stromboli terra di Dio e con la nuova compagna Ingrid Bergman.

Che rabbia quella lettera che la giovane Ingrid manda al tuo Roberto: Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei. E lui ci casca e si mette con lei, preferendola a te che eri  la donna più misteriosa e più chiara che la mitologia del cinematografo abbia inventato, così scrisse sull’Europeo Oriana Fallaci.

Tu stringi i denti e continui la tua vita, la tua arte e nel 1951 sarai la mamma affamata di gloria per la sua bimba in Bellissima di Luchino Visconti. Vinci il tuo quarto Nastro d’Argento. L’ultimo arriverà per  Suor Letizia – Il più grande amore.

L’OSCAR

Sei a Roma nella tua casa, di là c’è Luca – appena rientrato dalla lunga degenza in Svizzera – è il 21 marzo 1956, la notte degli Oscar. Sei agitata ma poi cerchi di calmarti con una passeggiata con i tuoi cani. Rientri e cerchi di addormentarti. Sono le 5 e mezza e ti squilla il telefono: hai vinto! Non hai vinto un premio qualsiasi, tu, Anna Magnani, sei la migliore attrice protagonista,  per l’interpretazione di Serafina Delle Rose. il film è La rosa tatuata, con te Burt Lancaster, alla regia Daniel Mann. La prima e l’unica attrice italiana a vincere l’Oscar in un film americano.

Il primo a scriverti un telegramma è Tennessee Williams, il commediografo che ha scritto The Rose Tattoo e a cui appari come una musa. A seguire, gli auguri di Luchino Visconti, Burt Lancaster, Jean Renoir, Frank Capra, Bette Davis.

Per quello stesso ruolo, vincerai anche un BAFTA dell’Accademia Cinematografica Britannica come attrice internazionale dell’anno e il Golden Globe dalla Hollywood Foreign Press Association per la migliore attrice in un film drammatico. E tanti altri riconoscimenti arrivarono per le tue interpretazioni. Miglior attrice al Festival di Berlino, per Selvaggio è il vento di George Cukor. Poi il tuo primo David di Donatello e il secondo per Nella città l’inferno.

GLI ANNI ’60

Sono anni strani, giri pochi film e molto selezionati. Alcuni sono particolarmente impegnativi.  Ritorni al fianco di Totò per Risate di gioia, regia di Mario Monicelli. Poi arriva Mamma Roma con Pasolini. Un film difficile che lascia entrambi scontenti. Buon riscontro dalla critica ma in Italia il pubblico non lo comprende.

Come potevi chiudere la tua carriera se non con una apparizione nel film Roma di Federico Fellininel 1972? È calata la notte nella città eterna, e tu attraversi i vicoli di Roma tua bella. Federico ti lancia una battuta e tu rispondi, ridendo.

Fellini: Questa signora che rientra a casa, costeggiando il muro dell’antico palazzetto patrizio, è un’attrice romana. Anna Magnani, che potrebbe essere anche un po’ il simbolo della città.
Magnani: Che so’ io?
Fellini: Una Roma vista lupa e vestale, aristocratica e stracciona, tetra, buffonesca, potrei continuare fino a domattina.
Magnani: A Federì, va a dormire, va’.
Fellini: Posso farti una domanda?
Magnani: No, non me fido. Ciao, buonanotte!»

Ci lasciasti verso fine settembre del ’73. Con te c’erano Luca, l’amore tuo e Roberto Rossellini, l’amico ritrovato. L’Italia intera annichilì per la tua scomparsa. E mille parole, canzoni e versi da allora ti vennero tributati.

C’avresti pensato mai, Annare’?

Confusi con la pioggia sul selciato, sono caduti gli occhi che vedevano gli occhi di Nannarella che seguivano le camminate lente sfiduciate ogni passo perduto della povera gente. Tutti i selciati di Roma hanno strillato. Le pietre del mondo li hanno uditi
Edoardo De Filippo

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ritratta da Richard Avedon

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con Tennesee Williams
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con Marlon Brando
con Totò
con Totò

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About Nunzia Arillo

Sociologa e Communications Manager. Costantemente impegnata nella lotta tra serio e faceto, non si ferma davanti a niente, nemmeno di fronte all'etichetta "lavare solo a secco". Crede nella reincarnazione e nella prossima vita vorrebbe essere manichino da Bergdorf Goodman. Sedotta dal lusso, conosce la parola "mercatino" in tutte le lingue del mondo. Adora i numeri dispari, ma le piace ordinare le cose per 10. Segni particolari: napoletana DOC.

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