Le antenate | Ada Pace

Ada Pace fu un grande pilota, una delle leggende dell’automobilismo italiano. Nella sua carriera fece indispettire molti uomini.
Li fece arrabbiare perchè, togliendo d’obbligo il femminile, fu tra i migliori piloti degli anni ’50 e ’60, dominando i podi delle corse dell’epoca, prima con la sua Vespa e dopo con le auto più potenti in circolazione: Alfa Romeo, Maserati e Ferrari.

Vi racconterò del suo soprannome, di alcuni episodi della sua carriera e un po’ della sua vita personale. Entra di diritto tra le nostre antenate non-groupies per meriti su pista!

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LA CORRIDRICE

Era talmente inusuale che una donna corresse in auto o in moto che all’epoca usava chiamarle corridrici, termine desueto per non equiparale al ruolo di pilota
Ada Pace, classe 1924, iniziò a correre nella metà degli anni ’40 con il Vespa Club Torino. Talmente brava da essere notata dalla casa madre di Pontedera che le affidò una moto ufficiale, permettendole di conquistare il Trofeo Nazionale Ginkane per ben tre volte nel 1953, ’54 e ’56. Nel Museo Piaggio, di cui ci ha da poco raccontato Elena, trovate anche la sua moto e la sua storia in archivio.

Tracotante e ambiziosa come solo un pilota sa essere, passò alle auto nel 1950 e, anche senza una macchina potente e adeguata, vinse la Torino-Sanremo del 1951 a bordo di una  Fiat 1500 6C, sconvolgendo tutti, non solo i pronostici. Infatti, l’organizzazione non era pronta ad accogliere una vincitrice donna, procurandosi un mazzo di fiori in extremis per la premiazione, e la famiglia Pace non era pronta ad una figlia single in mezzo ad un manipolo di piloti, meccanici e giornalisti. Per questo motivo la madre accompagnò sul podio Ada, primo caso di trofeo assegnato con chaperon.

Gli avversari di Ada erano talmente indispettiti che furono frequenti i reclami ufficiali di chi arrivava alle sue spalle, mettendo in dubbio la regolarità dell’auto e della gara. Ovviamente questi reclami vennero spesso respinti e, quando accolti, si risolsero in nulla per Ada. In un solo caso a essere squalificati furono gli avversari.

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Vittoria dopo vittoria, Ada si conquistò il rispetto di gente come i fratelli Maserati ed Enzo Ferrari. I successi le permisero di accedere a gare sempre più importanti, con auto potenti e preparate.

Durante la sua carriera vinse sul Circuito di Lumezzane, la Coppa d’Oro Aci a Modena e molte gare internazionali, oltre alla Trieste-Opicina e alla Targa Florio con un’Osca-Maserati, che le valsero l’ingresso come pilota ufficiale nella Scuderia del Portello. Proprio a Modena nel 1960, i piloti arrivati dopo di lei si rifiutarono di salire sul podio. Vogliamo commentare care non-groupies? No, atteniamoci ai fatti.

SAYONARA

Nonostante l’aspetto sabaudo e tranquillo, Ada era una donna di temperamento e si conquistò il soprannome di Sayonara grazie al saluto che usava inviare agli avversari sorpassati. Saluto esplicitato dalla targa apposita sul posteriore delle auto con cui gareggiava, che aveva ben impresso il suo arrivederci in giapponese. Bye Bye misogini, Sayonara!

LA VITA E GLI INCIDENTI

Ada Pace era un’indomita. Nel 1957 partecipa alla Mille Miglia con una Giulietta Sprint Veloce (poi chiedetevi perchè l’adoro), senza copilota. Durante la fase di ritorno sbatte contro un albero e perde una portiera. Il commissario di percorso non può autorizzarla a ripartire ed il posto di controllo più vicino è oltre il fiume, sulla riva opposta. Ada urla, ma non la sentono, quindi toglie la tuta, guada il fiume e viene rimbalzata con un NO. Pare non la prese benissimo.

Il 1961 fu il suo annus horribilis. Durante la 12 ore di Monza cappottò a 200 km/h, rimanendo incastrata nell’abitacolo. Riuscì a salvarsi strisciando verso il sedile posteriore e sfondando il lunotto a gomitate. La sua auto  prese fuoco poco dopo.

Nello stesso anno assistette al terribile incidente del suo fidanzato Giulio nel circuito di Modena. Anche lui pilota, uscì di pista durante un collaudo, falciando delle persone e perdendo la vita. Da quel giorno Ada utilizzò nelle corse esclusivamente il casco rosso che le aveva regalato Giulio poche settimane prima.

Si ritirò dalle corse per l’ennesimo incidente durante il Rally dei Fiori nel 1964: si schiantò contro un camion che procedeva in direzione opposta. Ne uscì illesa, ma decise di dire Sayonara a tutti un’ultima volta.

Nel 1972 perse un figlio per un tragico incidente durante il gioco, il bambino aveva solo 8 anni.

Ada è morta nel 2016 a 92 anni, con i ricordi densi di titoli e vittorie, un palmares impressionante con ben 11 titoli italiani, più i titoli da motociclista e delle gare internazionali. Non lasciò mai la sua adorata Val di Susa anche se viaggiò in tutto il mondo per seguire la sua passione.

Sayonara Ada, ora insegni agli angeli il segreto della variante Ascari.
E rimani nelle pagine di noi non-groupies, con un posticino speciale per me.

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About Agnese Scarito

Mamma di gemelli, digital pre-Social, sostenitrice del tacco 12 ma proprietaria di Birkenstock. Leggo, ascolto, scrivo e lavoro in ordine sparso. Ho fissazioni anziane come Mina, Cesare Pavese e le auto. Amo i cambi Steptronic ma la mia macchina preferita è una Giulietta del '59. Mi appassiono di quasi tutto, se chi me lo racconta ha passione. Quindi scrivo per passione.

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